polarità

mercoledì 3 settembre 2014

A tutte le mamme del mondo!!! (1°parte)

Oggi mi voglio dedicare a quell'aspetto di noi donne che si manifesta nella nostra vita, sia che abbiamo partorito che non.

Ma in particolare intendo condividere la mia esperienza di madre di due meravigliosi gemelli di 12 anni!
Dopo i miei 25 anni circa si fece più forte l'istinto di maternità, ma mai avrei pensato di ricevere questa sorpresa che di primo acchito è stata piuttosto effetto "bomba"...poi piano piano, anzi dopo poco mi sono subito sintonizzata con le due animelle cui davo ospitalità.

Avere 2 gemelli non è la stessa cosa che aver due figli di poca differenza d'età, perché il rapporto che viene a crearsi tra di loro, talmente l'affinità, è come se generassero una terza forza che viene ben percepita quando decidono di coalizzarsi contro...

Ma al di là del numero dei figli, le dinamiche riguardo la gestione del nostro tempo e del loro, direi che più o meno sono le stesse per tutte. Nel tempo mi sono accorta che dietro la mia smania di avere figli era nascosto un tentativo di fuga da me stessa e dalla mia interiorità. Quando ho avuto i ragazzi ancora non ero in me, non mi vedevo, non percepivo il mio corpo, e solo dopo un evento traumatico (la morte del mio terzo figlio) mi sono risvegliata ad una nuova consapevolezza.

Avevo partorito me stessa!

Ricominciavo a prendere contatto con me, con i miei bisogni, ad ascoltare il corpo, le mie idee, ad osservare le mie paure, insicurezze e tutto un lavoro di ricostruzione del mio quadro familiare dal quale ho ricevuto un certo tipo di educazione. Cominciavo a mettere radici.

C'è voluto del tempo prima di riuscire ad integrare i bisogni dei miei figli e quelli della mia bambina interiore che avevo dimenticato, della mia adolescente e della donna che sono. Il lavoro ancora continua, ma la presenza è diversa, maturata nel tempo, e i miei figli me ne danno testimonianza.

Loro sono uno specchio speciale per noi, grazie ai loro comportamenti ed umori possiamo ricollegarci al nostro stato umorale per averne maggiore consapevolezza ed osservare che "ciò che è dentro è come ciò che è fuori". Agli inizi quando loro erano piccoli sentivo la fatica di accudirli, perché la cura di me che avevo intrapreso con un percorso di psicoterapia mi succhiava molte energie e venivo anche giudicata male per questo dalle persone cui mi aspettavo sostegno. Ma non potevo fare diversamente, proprio come i miei figli cominciavano ad esplorare la realtà esterna a loro, io stavo imparando a scoprire il mio spazio vitale, e ad esplorare le mie profondità.

Questo tempo non è durato molto a lungo perché poi mi son dovuta concentrare veramente soprattutto quando ai loro tre anni e mezzo, mi sono separata e siamo andati tutti e 3 in una nuova casa.
Sempre di più sperimentavo che la mia salute era la loro, la mia serenità conquistata passo dopo passo era anche la loro e il tempo mi ha fino ad ora confermato tutto ciò.
Così quando vivo momenti di rabbia, anche loro si arrabbiano... sono le mie sentinelle, e proprio in questi momenti sono chiamata a misurarmi con la mia umanità, fatta di sbalzi, di cicli e ritorni, loro conoscono già la mia luna nera, fanno esperienza dei cicli femminili coloriti e vivaci di cui è fatta la donna.

Hanno trovato una strategia di supporto a questo, quando sentono la mia voce alterata fanno opera di "placcaggio", come la chiamano loro; mi stringono dolcemente ma con fermezza, fra le loro braccia finché non mi calmo sussurrandomi dolci parole con la loro vocina che ancora hanno!

...e non possono che riuscire nel loro intento!!!

E così, nei momenti critici cerco di ritirarmi e  di gestire le mie emozioni, non sempre è facile, spesso ti devi trattenere, non è opportuno piangere davanti ai figli, purtroppo non sempre i nostri tempi di cura coincidono con i nostri doveri materni... sono momenti anche intensi...ma hanno il loro tempo e poi svaniscono. Ciò non elude una comunicazione autentica con i ragazzi quando alcuni miei comportamenti non sono troppo idonei alla situazione.

La nostra abilità sta infatti, nel cercare di gestire al meglio i tempi per accudire noi stesse, per rispondere a tutti i nostri bisogni, e gestire al meglio le emozioni più disparate che possiamo provare nella nostra ciclicità lunare/mestruale. 

Soprattutto la nostra bambina interiore è quella che vuole più cure e a cui dobbiamo fare attenzione perché potrebbe essere così invadente da togliere le considerazioni necessarie per i nostri figli... e se non ci impegniamo a gestirla, viviamo con doppie identità, viviamo facendo finta di essere delle donne mature che mascherano semplicemente una bambina ancora capricciosa; perché se siamo noi ad avere un tremendo bisogno di apprezzamenti non possiamo dare le giuste cure ai nostri figli, e per questo pagheremo delle conseguenze piuttosto importanti nel tempo.

La qualità del rapporto con i nostri cuccioli è determinata anche dalla qualità del rapporto che abbiamo con nostra madre e quindi come viviamo il ruolo di figlie.
Naturalmente sono aspetti collegati in quanto il modo di essere madre è fortemente influenzato da come abbiamo vissuto il ruolo di figlie, ricollegandomi così alla natura della relazione con la nostra bambina.

Ciò che mi supporta è il senso di responsabilità che provo nel pensare all'importanza di crescere ed educare due anime, un'opera d'importanza sociale  che dobbiamo compiere nonostante le difficoltà che siamo chiamate a vivere spesse volte anche  nella nostra solitudine.
Ma nella condivisione, nel supporto reciproco tra noi, ed anche con supporti mirati, è possibile vivere la meraviglia che l'essere madre comporta, la meraviglia di esprimere il potere creativo a tutto tondo di cui ogni donna ne è testimone.

Gratitudine!
Elisabetta

mercoledì 30 luglio 2014

Il mito del Principe Azzurro

A tutte le Principesse!!!

Questo post è dedicato in particolar modo alle femminucce.

Vi ricordate fin da quale tenera età avete sentito parlare del Principe Azzurro?

Io credo presto, molto presto ci è stato proposto questo stereotipo di uomo perfetto, bello come il sole, educato, gentiluomo e con tanti altri attributi.


Quindi abbiamo ascoltato storie e  favole in cui la principessa o la dama protagonista, non aspettava altro che l'arrivo del suo salvifico Principe Azzurro.
 Il gioco dell'identificazione con i personaggi è immediato, i bambini in una certa fase di età procedono per imitazione, e a quale bambina non sarebbe piaciuto o non avrebbe sognato di sentirsi come una principessa e vivere in un meraviglioso castello protetta e sicura dal suo salvatore?

Così dall'adolescenza in poi, incomincia l'affannosa ricerca del partner ideale, del ragazzo perfetto di colui che non c'è ma che da qualche parte prima o poi spunterà fuori, anche se nel frattempo ha una identità fantastica, nascosta, inventata, come quando si immagina la macchina dei propri sogni o la casa o altri giocattoli.
 Comincia la costruzione dei castelli in aria fatti di progetti incantati forbiti di brillanti valori e sfavillanti obiettivi e magiche idee, tutto custodito nella mente di chi ha dimenticato di fare i conti con la realtà non solo esterna a sé, ma con quella realtà interna. Il fascino della magia di questo fatidico incontro è proprio irresistibile, ogni nuova proposta viene rivestita di tutte le fantastiche aspettative che come un pacco regalo viene scartata e scoperta per cercar di trovare ciò che da tempo si fantastica.

L'immagine di  salvatore di cui è investito il nostro Principe Azzurro, è un'immagine allettante che sgrava la giovane fanciulla da tante responsabilità e compiti evolutivi cui è chiamata dalla vita stessa a svolgere. 

-Con lui al mio fianco avrò trovato la felicità, risolto ogni problema ogni mia tristezza raggiunto ogni obiettivo, non dovrò preoccuparmi di nulla. Mi salva ogni volta che provo delusione negli incontri che non rispondono alle mie aspettative precise, dunque ritorno a giocare con la fantasia quando la realtà non corrisponde ad essa. -  

Ci sono donne invece che hanno scelto una morte più veloce, oltre a non aver trovato il partner adeguato, si sono accontentate, rassegnate e hanno rinunciato per sempre al sogno, alla fantasia, si sono precluse ogni  via di fuga, il rospo questa volta, invece di baciarlo, lo hanno ingoiato.

Tuttavia  chi sogna, porta l'attenzione completamente all'esterno di sé, la soluzione è fuori e si confonde nel tempo, sembra quasi si trattasse di una lunga e dolce attesa, alimentata dalla speranza consolatoria di vedere arrivare un giorno questo bel giovane forte e virile.
Ma questa principessa nella sua quotidianità vive un forte senso di solitudine e di frustrazione che preferisce confondere con questa idea anestetizzante di colui che non c'è. La concretezza delle emozioni spaventa, la terra chiama un contatto profondo chiaro e netto, l'insoddisfazione per il senso di vuoto è quasi insopportabile, le relazioni diventano sfuggevoli e se provano ad essere più profonde c'è il timore che non corrispondano all'ideale agognato, allora forse meglio fermarsi prima sulla soglia di quiescenza  per non affrontare  ulteriormente  una realtà spaventosa.
Allora la fantasia risulta più rassicurante, le bruciature non arrivano, la delusione è un'estranea o è tollerabile  finché dura il gioco dell'attesa. Questo non sapere come sarà il proprio futuro e questa curiosità per l'ignoto stimola la sete di ricerca della novità lasciandosi per strada le vere occasioni che la vita offre, lasciando inosservati dei gesti regali di persone che realmente tentano un contatto sano e un confronto aperto con la sognante.

Non c'è nulla di male nel desiderare o cercare situazioni migliori per se stessi.
 Il punto è come si cerca di farlo?

Chi sogna troppo e relega tutta la propria felicità ad una fantasia salvifica ed evanescente, rischia fortemente di perdersi di vista, di disconoscere il proprio potere di modificare la realtà. I piedi sono staccati da terra, le questioni si eludono, ci si accontenta di quello che capita o si diventa troppo esigenti e sole senza  portare dei cambiamenti funzionali e mirati per raggiungere il grado di benessere desiderato.

Prima del Principe Azzurro, viene la principessa, vengo io, ci sono io con me!
Ecco la grande trappola che viene insegnata sin da piccole. 
Finché non si apprende l'importanza dell'ascolto profondo di se stesse, finché non si impara a percepire e gestire le proprie emozioni, si perderà una vita a stare dietro ai sogni dimenticandosi di svegliarsi.

Prima di tutto ci sono io ed il mio equilibrio.
Mi sperimento nelle relazioni di coppia assumendomi le responsabilità di tutto ciò che intimamente si sviluppa, si muove, si blocca o si trasforma. L'altro è semplicemente un'ottima occasione per lavorare sui propri schemi o nodi, e scioglierli, anche se sento profondamente che non è il partner adeguato per me, ma accettando comunque che un legame c'è, la storia può procedere per questa direzione arrivando sicuramente ad un punto di svolta in cui chiudere il rapporto perché il compito e lo scopo dello scambio è terminato, o in cui tutto si è trasformato e non vedo più l'altro come il rospo che non voglio baciare, o l'idea dell'uomo, bensì il principe carne ed ossa adeguato per me.

La mia gioia profonda non può dipendere dal partner, non posso attendere un incontro per essere veramente felice, non mi amo se percepisco il mio cuore monco a metà, a brandelli, e chi potrò attirare con questo cuore? Semplicemente un altro come me, disperato e bisognoso! Allora lì sicuramente non sarò più la sua principessa ma la sua serva ed infermiera. 

Ma quando mi centro su ciò che mi rende completa e ciò è solo l'Amore, e decido di affidarmi al flusso della Vita impegnandomi nel mio lavoro interiore quotidiano dimenticando il Principe Azzurro, allora solo dopo accadranno delle belle sorprese... ma non saranno queste ad essere il motore della gioia poiché già ne sono impregnata, già sgorga nel mio cuore e sarà questa la condizione che permetterà ad altre gioie di raggiungermi, di vivere relazioni autentiche, di richiamare al mio cuore il mio Re perché è la Vita che lo conduce al mio Regno che nel tempo ho saputo costruire e custodire come una Regina.






 

lunedì 30 giugno 2014

La leggerezza nella coppia: il lato comico del conflitto

Ciao a tutti cari lettori!

Se in questo momento, a caldo, vi dicessi di misurare il grado di leggerezza nella comunicazione con il vostro partner, da 0 a 10, quanto sarebbe?

Quanto vi pesa un conflitto?

Quanto durano i musi nei giorni a seguire?
Quanta fatica immaginate ci sia in un chiarimento adulto e giocoso, invece di far finta di nulla e ritornare su vecchi binari?


Certamente che le situazioni di conflitto, attrito, incomprensione, ci toglie molte energie, certamente che a nessuno di noi piace trovarsi in situazioni in cui sappiamo già prima di cominciare, come andranno a finire, e che la fine rappresenta spesse volte una rimessa in discussione totalizzante, o una negazione e rimozione generale.

Penso che una delle maggiori circostanze routinarie nella coppia, sia propria quella del litigio.
Provate anche voi a ripensare un momento alle solite situazioni in cui vi scontrate! Da quanto tempo durano e vanno avanti allo stesso modo? 

Ebbene, ci avete mai pensato che da un conflitto possa nascere tanto divertimento che permette, come ben sappiamo, di scaricare la tensione in risate a squarcia gola? 
Che si inizia con il broncio e si finisce abbracciati e col sorriso nel cuore?
Ma credete che sia possibile?

Cosa fate quando vi punta l'indice contro e con quel tono alto di voce solito vi dice: - Sei sempre disordinato/a, siccome non metti in ordine, non trovo quello che mi serve!!!!- o - Mi tratti sempre allo stesso modo, mi metti in ridicolo di fronte agli altri... ti devi per forza mettere al centro dell'attenzione... sempre col tuo modo di pretendere invece che di chiedere con gentilezza...-. Ecco, di fronte a queste accuse...cosa rispondete, se rispondete?
 Che ne dite, mentre il vostro partner si trova con la coda rigonfia come i gatti e il pelo tutto arruffato, se lo prendete per mano ed iniziate a fare un valzer...e via per la cucina, la sala, le stanze da letto... e girate ed intanto lo fate parlare....???
Oppure mentre tutto concentrato a dirvele di cotte e di crude esordite con: - Sai che il cornetto con la crema mi piace molto!?-
Spostare subito l'attenzione e saltare di palo in frasca è una tecnica pronto soccorso per spezzare il clima elettrico e dare una piega diversa dal solito. Da qualche parte bisognerà pure iniziare?

Quali possono essere le condizioni perché ciò accada?

Leggete bene e lentamente queste condizioni che conducono ad una seria trasformazione e che richiedono un po' più tempo del giro di valzer:

Bisogna essere disposti a....


  • Ammorbidire le proprie posizioni: rinunciare al bisogno di avere ragione!
  • Considerare e accordarsi già in partenza che il conflitto è una occasione di crescita. Confermare l'accordo su questo punto nei momenti di tranquillità, e ripeterlo ogni volta che vi dimenticate!
  • Mentre l'altro vi punta il dito contro, non affrettatevi a difendervi. Ascoltate seriamente se almeno un 10% di ciò che dice a malo modo vi può corrispondere, perché se vi fa tanto arrabbiare quel dito puntato, allora vuol dire che qualcosa corrisponde.
  • Apertura all'ascolto; l'altro, come voi, ha il diritto di dire la sua, anche se voi la giudicate sbagliata.
  • Sappiate e ditevelo vicendevolmente, che l'uno è lo specchio dell'altro. Se state insieme ci sarà una ragione (non volevo dire perché, per non rifare Cocciante :-D), questo legame se c'è, si avverte, è limpido, e rappresenta una chiara comunicazione, che con l'altro si ha ancora della strada da fare!
Bene! Se riuscirete a rispettare questi cinque punti che sembrano a primo acchito, forse un po' scialbi, (e che bel coraggio ad affermare ciò?)  allora scoprirete delle meraviglie e degli aspetti di voi non immaginati.

Questi presupposti sono piuttosto impegnativi quanto possibili e attuabili, il punto è: 
- Come volete che sia la vostra relazione di coppia?-
Se scegliete di crescere insieme all'altro, e vi assicuro che per la mia esperienza è veramente una bella avventura, questi sono i passi che potrete sin da subito mettere in atto, e osservare che con poco tempo riuscirete a non-prendervi-troppo-sul-serio!

SDRAMMATIZZARE, ecco l'obiettivo da raggiungere, la LEGGEREZZA, la SPENSIERATEZZA dell'essere consapevoli che tutto è un gioco da giocare.

Questi doni arrivano solo in una condizione di apertura di mente e di cuore. Quando si è veramente disposti a lavorare su di sé, a mettersi in discussione, ad osservare i propri pensieri e comportamenti, accadono dei veri miracoli. 
Poi naturalmente, si ritornerà sull'argomento per chiarire ed esprimersi ancora di più con la calma morbida e una serena tranquillità.
Il fuoco non appena acceso, divampa grazie al potere del sorriso del cuore, è il cuore che parte per primo della mente, se non lo giudichiamo più, se gli permettiamo di esprimere qualsiasi sentimento porta; così si sentirà più leggero, si sgraverà di tanti pesi rancorosi che bloccavano il suo respiro, ogni risata sarà una purificazione, un'esplosione di gioia e la risposta al disagio, al conflitto, sarà chiara alla vostra vista, spunterà come un fiore nel giardino della vostra Dimora Interiore.

E quando tutto ciò accadrà ve ne accorgerete con molta chiarezza, quando voltando un po' lo sguardo indietro nel tempo, osserverete le differenze ed il cambiamento di rotta... -Tutta un'altra storia...!!!-, direte.

Bene, vi auguro seriamente di sperimentare il lato comico del litigio e di farne occasione di divertimento.
Siamo come i bambini, anche noi grandi preferiamo imparare dal gioco!


martedì 27 maggio 2014

Testimonianze Percorsi di crescita

Qui di seguito troverete alcune testimonianze di persone che hanno svolto insieme a me un percorso di crescita; testimonianze legate alla utilità che hanno trovato nel Counseling.

  • Avevo perso la strada mi incamminavo su sentieri sterrati e più cadevo più mi allontanavo.La via maestra era piena di ostacoli e di insidie ed ero lì impaurito, ferito,solo e tremante.In quel paesaggio pieno di nuvole scrutai un raggio di sole bello e luminoso, caldo e accogliente.Mi prese per mano, mi curò le ferite, mi diede fiducia e io lo seguì, mi nutrì, mi coprì con un cappotto per superare periodo più freddi, ed io a poco a poco ritrovai la calma, la fiducia in me stesso e negli altri, la consapevolezza, la riconoscenza e il perdono.Un raggio di sole di nome Elisabetta. Grazie

  • Il counseling mi ha aiutata ad entrare in contatto con il mio disagio e ciò mi ha portato a un livello di consapevolezza tale da affermare "io funziono così". Mi ha dato la possibilità di conoscere approfonditamente la relazione con i miei e grazie al perdono ora sto meglio in famiglia. Infine grazie al counseling e grazie alla relazione instaurata con Elisabetta sono riuscita a soddisfare alcuni bisogni che stavano gridando da tempo.  Lucy 28 anni.


  • Il percorso di counseling è stata la cosa più speciale che io abbia mai fatto,da parecchi anni faccio percorsi o corsi per conoscere un po' meglio me ed un po' di verità, ma in questo  sono riuscita ad abbinare entrambe le cose.
    In questo percorso è come se si riallacciasse una relazione con  una parte di se  stessi troppo spesso dimenticata, è andarsi dentro, è conoscersi veramente oltre tutti gli schemi e le maschere che indossiamo anche a nostra insaputa, è vedere i propri limiti, saperli riconoscere e lavorarci per andare oltre e prendere decisioni coraggiose.
    E' riuscire a prendere finalmente la strada verso casa, verso la nostra casa interiore.
    Silvia.

  • Appena ho visto la foto di Elisabetta ho subito pensato che lei avrebbe potuto aiutarmi a conoscermi un po' di più!  Avendo già fatto diversi anni di psicoterapia e quindi avendo già lavorato sul "grosso", sentivo il bisogno di fare un percorso diverso, di un  approccio differente nell'affrontare alcuni momenti in cui cadevo nella confusione. Così intuì non solo la sorprendente capacità di  empatia di Elisabetta ma che l'approccio che utilizza un counselor poteva fare per me in quel momento. Così sono riuscito oltre a prestare maggiore ascolto alle mie emozioni, anche ad accogliere  nuove vedute prima non considerate specie nell'ambito spirituale dal quale ho ricevuto risposte inaspettate con un generale livello di benessere. Grazie di tutto Elis.   Claudio (45)

  • Con il counseling sono riuscita a comprendere l'importanza di ascoltare le emozioni e come è difficile starci. La cosa più semplice è quella di fuggire utilizzando anche altri metodi dicasi per la crescita ma che ti portano fuori da te. Grazie alla profonda sensibilità di Elisabetta mi sono sentita accompagnata in questo viaggio verso il mio Centro, senza giudizio e senza forzature, ma con dolcezza e delicatezza nel rispetto dei miei tempi, come solito mi diceva Elis. Che dire, suggerisco a tutti di farsi un percorso perchè i risultati sono davvero stupefacenti pur non essendo terapia nè cura di alcun genere!!! Francesca 38 anni

  • Dopo un lungo intenso e difficile periodo della mia vita, ho attraversato un momento di confusione in cui sembrava che ogni cosa che dovevo fare era diventata difficile da affrontare. Ero affaticata dai miei pensieri. Non riuscivo più a capire cosa volevo io nel profondo, quindi arrancavo nel caos dei miei pensieri che mi urlavano contro. Grazie al counseling e alla spiccata sensibilità di Elisabetta, sono riuscita ad ascoltare questi brutti pensieri, a contrastarli e addirittura a smentirli. Ho accettato me stessa per come sono ascoltandomi nel profondo ed ho imparato finalmente ad amarmi veramente. Ho imparato così ad essere io un'amica VERA di me stessa e a prendermi cura dal profondo delle mie emozioni, ascoltandole e osservando cosa mi dicono senza giudizio. Ogni volta che mi ascolto trovo la strada giusta per me!!! GRAZIE DI CUORE!!!!  (cliente)


  • Nel percorso che ho svolto con Elisabetta ho ricevuto il giusto sostegno che cercavo in quel momento della mia vita in cui il dolore per la perdita di mia madre era piuttosto importante. Ho preso maggiore contatto con le mie emozioni soprattutto con quella della rabbia che ho imparato a gestire e trasformare tanto che le stesse situazioni non provocavano più in me le solite reazioni. E oltre tutto questo, anzi unitamente a tutto ciò, ho ripristinato, recuperato la mia spinta ad amare la Vita e vedere il bicchiere mezzo pieno. (Luciano)

martedì 29 aprile 2014

La mutilazione del compromesso

"Un uomo andò da uno szabò, un sarto, e provò un abito. Stando davanti allo specchio vide che l'orlo era irregolare.
- Oh!- disse il sarto, -non si preoccupi. Tenga giù la parte più corta con la sinistra, e nessuno se ne accorgerà.-
Mentre il cliente seguiva il consiglio, osservò che il risvolto della giacca si arrotolava invece di restare piatto.
-Questo?- disse il sarto. -Ma non è niente. Giri un po' la testa e tenga giù il mento.-
Il cliente accondiscese, ma intanto osservò che il cavallo dei pantaloni era un po' corto e stringeva un po'.
-Oh, non si preoccupi di questo-, disse il sarto. -Tenga giù il cavallo con la destra, e sarà perfetto.-
 Il cliente accettò e acquistò l'abito.
Il giorno dopo indossò il nuovo vestito con tutte le alterazioni portate da mani e mento. Mentre passava per il parco con il mento che teneva giù il risvolto, una mano che tirava giù la giacca e l'altra il calzone, due vecchi smisero di giocare a scacchi per guardarlo mentre passava.
-M'Isten, Dio mio!- disse il primo. -Guarda quel povero storpio!-
L'altro rifletté un momento e poi sussurrò: - Igen, si, è davvero storpio, ma... dove avrà trovato un vestito così bello?-
(Donne che corrono coi lupi, pag.266)

Ed ecco ancora un'altra storia per raccontare dei nostri modi bizzarri di adeguarci ad una cultura che fondamentalmente violenta gli animi.
Spesse volte per mostrare all'esterno che è tutto ok, che nella nostra vita funziona tutto, ci mostriamo con le nostre storpiature... - Mi racconta delle bugie ogni tanto...ma ha una voce così suadente!-, o -E' un po' rude nei modi quando siamo soli... ma è stimato da tutti e ha successo!- 
Insomma, conosciamo benissimo questo tipo di situazioni in cui si sceglie di rimanere bloccati e far passare questo come una cosa normale, mentre la nostra natura più genuina e autentica viene tradita.

La superficie e l'apparenza, il non-vedere i propri bisogni porta a pagare un prezzo altissimo per la nostra anima. Il sarto della storia è la cultura che invita ad accontentarsi, a non chiedere, a seguire i modelli ad assecondare le brame senza cercare a scapito della propria dignità ed integrità. Ha un bel vestito il signore, forse uno dei più belli ed eleganti, ma per stare alle condizioni del vestito deve mostrarsi come uno storpio anche se in fondo non lo è. 

Certe volte creiamo proprio delle situazioni in cui apparire bigotti o frustrati per essere più apprezzabili alla vista degli altri, imbavagliando le voci che dal profondo gridano per la violenza subita perché non sono state ascoltate, loro dicono la verità e indicano la vera via per ritornare a casa, ad essere se stessi, ma qualcosa ha impedito e distolto da tutto ciò, qualche canto di sirena, o qualche gingillo che sembrava luccicare più dell'oro.

Imparare a dire di no! Imparare a fiutare e ri-fiutare ciò che non ci appartiene, che non ci corrisponde... E da subito si è capaci di vedere questo...da subito capisci quando le cose non sono per te...ma basta un attimo che ci ricami sopra ed il gioco è fatto! La trappola è stata attivata.

Mostrarsi per ciò che non si è, o accettare una relazione, un lavoro, una situazione barattando pezzi di anima, alla fine è stremante, inaridente, è come avere un serbatoio bucato che mentre si fa strada e si procede avanti, dietro, quasi all'insaputa, si perde energia, si disperde tempo, calore, concentrazione, talenti... e tutto per non scegliere di fermarsi e riparare il danno, il bisogno, per non guardare quella paura o riflettere su quella convinzione.

 Fermarsi e riparare il danno, ecco cosa la cultura odierna  vieta subdolamente di fare.
Ecco i nostri ritmi frenetici dove ci portano... 

Riparare il danno è il dono più prezioso che una persona si possa fare. 
Dapprima sembra difficile buttare il vestito nuovo dopo che ci siamo accorti che non era per noi. E diciamo, - Ma l'ho pagato molti soldi!-, o - Ho studiato una vita per...!- , o - C'ho speso tempo ed energie per realizzarlo!- Ed ecco un'ulteriore trappola perché pensi che ciò che non ti appartiene sia ancora utile, o pensi di buttare o chiudere qualcosa che abbia ancora valore per te! 

Ma se non ti serve e ne comprendi la vanità, quale spreco ci può essere? Cosa di tuo butterai o taglierai insieme a quella situazione se non è per te? Togli la proiezione, togli l'inganno dalla tua vista e rinasci alla nuova visione di te e di ciò che realmente vuoi! Se non si fanno questi tagli, sarà la  tua anima a camminare zoppa e mutilata per aver preferito il compromesso.

Benedetta è l'accettazione di non essere perfetti, di aver mal percepito essersi sbagliati ma felici perché la Vita offre continuamente la possibilità di sistemare il tiro, di rivedere i propri progetti, di rivedere l'immagine che ci si costruisce, e soprattutto offre la scelta quotidiana di camminare al fianco del proprio cuore e della propria anima, di osservarne le richieste, ascoltarne i sussurri, i canti e i lamenti per poter intraprendere una strada adeguata ai loro passi, rispondente a ciò che autenticamente essi chiedono.

Ma ci vuole veramente coraggio per essere stessi?
Deve diventare un'impresa eroica o può ritornare ad essere la cosa più naturale al mondo?









venerdì 18 aprile 2014

Felice Pasqua!


Lumanoaconfronto ringrazia della presenza e della partecipazione alla lettura e alla visita del blog
per una maggior disponibilità alla riflessione e all'apertura per raggiungere il Ben-Essere con il fine di  fluire nel ciclo di Vita/Morte/Vita a cui siamo chiamati!


Una felice Pasqua a tutti Voi!

giovedì 10 aprile 2014

La Piccola Fiammiferaia e la perdita del Sacro Fuoco Interiore

"Era la fine dell'anno faceva molto freddo.
Una povera bambina camminava a piedi nudi per le strade della città.

La mamma le aveva dato un paio di pantofole, ma erano troppo grandi e la povera piccola le aveva perdute attraversando la strada.
Un monello si era precipitato e aveva rubato una delle pantofole perdute.
Egli voleva farne una culla per la bambola della sorella.
La piccola portava nel suo vecchio grembiule una gran quantità di fiammiferi che doveva vendere. 
Sfortunatamente c'era in giro poca gente: infatti quasi tutti erano a casa impegnati nei preparativi della festa e la poverina non aveva guadagnato neanche un soldo. 
Tremante di freddo e spossata, la bambina si sedette nella neve: non osava tornare a casa, poiché sapeva che il padre l'avrebbe picchiata vedendola tornare con tutti i fiammiferi e senza la più piccola moneta.
Le mani della bambina erano quasi gelate.
Un pochino di calore avrebbe fatto loro bene! La piccola prese un fiammifero e lo sfregò contro il muro
Una fiammella si accese e nella dolce luce alla bambina parve di essere seduta davanti a una grande stufa!
Le mani e i piedi cominciavano a riscaldarsi, ma la fiamma durò poco e la stufa scomparve.

La piccola sfregò il secondo fiammifero e, attraverso il muro di una casa, vide una tavola riccamente preparata.
In un piatto fumava un'oca arrosto.... All'improvviso, il piatto con l'oca si mise a volare sopra la tavola e la bambina stupefatta, pensò che l'attendeva un delizioso pranzetto. 
Anche questa volta, il fiammifero si spense e non restò che il muro bianco e freddo.
La povera piccola accese un terzo fiammifero e all'istante si trovò seduta sotto un magnifico albero di Natale.
Mille candeline brillavano e immagini variopinte danzavano attorno all'abete.
Quando la piccola alzò le mani il fiammifero si spense.
Tutte le candele cominciarono a salire in alto verso il cielo e la piccola fiammiferaia si accorse che non erano che stelle.
Una di loro tracciò una scia luminosa nel cielo: era una stella cadente.
La bambina pensò alla nonna che le parlava delle stelle. 
La nonna era tanto buona! Peccato che non fosse più al mondo.
Quando la bambina sfregò un altro fiammifero sul muro, apparve una grande luce. In quel momento la piccola vide la nonna tanto dolce e gentile che le sorrideva.
-Nonna, - esclamò la bambina - portami con te! Quando il fiammifero si spegnerà, so che non sarai più là. Anche tu sparirai come la stufa, l'oca arrosto e l'albero di Natale!
E per far restare l'immagine della nonna, sfregò uno dopo l'altro i fiammiferi.
Mai come in quel momento la nonna era stata così bella. 
La vecchina prese la nipotina in braccio e tutte e due, trasportate da una grande luce, volarono in alto, così in alto dove non c'era fame, freddo né paura.
Erano con Dio." (H.C. Andersen)


Che cosa ci indica la storia della piccola fiammiferaia?
Qual è il paesaggio psichico che ci viene rappresentato?

La bambina si trova in un ambiente in cui non viene apprezzata e non vengono apprezzati i suoi talenti, i fiammiferi. Invece di scalciare, di lottare si rassegna, la sua forza istintuale si sta congelando internamente, così come esteriormente non trova amicizie vitali che la possano non confortare, ma sostenere nella sua opera di raggiungere il suo obiettivo: il calore.

Quando ci si trova fuori al freddo nella zona della rinuncia si tende a vivere di fantasia. Quando non riusciamo a concretizzare i nostri progetti o a far fruttare i nostri talenti ci inoculiamo un veleno che all'apparenza è dolce è qualcosa di buono, in fondo anche un piccolo fiammifero per un momento può scaldare; come la fantasia, un potente anestetico. - Lo farò...-
- Quando si presenterà l'occasione partirò...- e - Lui/lei cambierà... - ecc...

L'azione si congela. Il Sacro Fuoco Interiore, la pulsione vitale si spegne.

Addirittura la bambina svende i suoi talenti, svende il principio creativo, il fuoco, la saggezza, e lo brucia subito, si accontenta dell'effimero invece che mettersi alla ricerca di un focolare che le possa scaldare l'anima e la possa salvare.

 Non sfrutta i suoi doni, non riesce a vedere che da quei fiammiferi potrebbero nascere dei progetti concreti se incoraggiati e sostenuti da persone che le scaldano il cuore e la stimolino a realizzare il tutto. I progetti vanno alimentati, bisogna cercare il nutrimento senza rifugiarsi nelle fantasie letali.

 Cerca chi sostiene la tua opera e chi ti aiuta ad aprire gli occhi.
Tieni a distanza chi accarezza con te le tue fantasie anestetizzanti.

" Abbiamo bisogno dei colpetti d'ala di tutti gli angeli che riusciamo a trovare." (C.P. Estés) 

E la Estés incita a lasciare le amicizie e l'ambiente che non riconosce le proprie virtù, che uccide la creatività invece che nutrirla, che invita a rimanere con seducenti messaggi del tipo: - tanto non ce la fai...-, - Non sei capace... -  altrimenti come la bambina nella storia congeliamo. 

E anche la nonna interiore la trascina nella fantasia e nel rifugio della morte sperando ad una vita migliore, tanto in questo presente non c'è nulla che  possa cambiare. 

"Chiunque non sostenga la vostra arte, la vostra vita, non merita il vostro tempo. Duro ma vero. Altrimenti vi vestono gli stracci della Piccola Fiammiferaia e si è costretti a vivere una vita assai parziale che congela i pensieri, la speranza, i doni, lo scrivere, il suonare, il disegnare, il danzare."

(C. P. Estés)