polarità

venerdì 26 agosto 2016

Cosa ci unisce?

                                                                                                     La parola Amore, è veramente inflazionata, ed io sono la prima ad usarla in modo eccessivo.
Ma faccio fatica a trovare surrogati mentre esprimo ciò che sento di esprimere.

A volte pensiamo che sia soltanto amore, ossia ci nascondiamo dietro questa parola per non vedere al dettaglio quello che veramente c'è.

Diversi studi hanno confermato che la scelta avviene a naso! Ossia, che nei primi quattro minuti in cui conosci una nuova persona i tuoi recettori olfattivi ti danno la conferma se l'altro ti piace oppure no. Se c'è chimica, oppure no!...e dicono anche che se il partner non ha suscitato in te un'attrazione forte, difficilmente questo avverrà nel corso della storia.

Però ci accorgiamo di stare ancora insieme! 
E come mai?

Oltre comunque all'attrazione fisica, chi decide di stare insieme all'altro, è il nostro inconscio. O meglio sono i nostri schemi interni fissati nella memoria cellulare che orientano le nostre scelte. Se non conosciamo e tanto più non abbiamo lavorato su queste memorie esse ci guidano.

In altri termini sono quelle emozioni e vissuti non profondamente elaborati e presi  in considerazione che fanno da padroni nella nostra vita.

La coppia è un territorio comune di crescita.
La coppia è quello spazio in cui si velocizza il percorso evolutivo di entrambe le anime. Se questo fosse uno scopo comune allora tutto quello che avviene all'interno del rapporto compresa la chiusura è soltanto visto come benedizione.

Nella pratica, che è quella che conta, osserva tutto quello che del tuo partner ti da fastidio e visita le tue risonanze, le tue emozioni senza giudicarti per quello che provi. Abbi il coraggio e la forza di curare la COMUNICAZIONE che è un aspetto importantissimo, fondamentale per crescere e comprendersi. Esprimi ciò che senti e costruisci una fiduciosa intimità di cuore ove ognuno possa sentire quella libertà di mostrare le proprie ferite senza bisogno di difendersi.

Magari attendi momenti di calma per fare questo, perché nel bel mezzo della tempesta siamo presi da moti turbolenti che impediscono quella lucida considerazione della realtà interna.

Allora ti accorgerai di tutti quei ganci che ti legano all'altro, di tutti quegli schemi che appartengono al passato e che l'altro si presta ad inscenare nella tua vita come tu nella sua. E soltanto per questo profonda gratitudine e perdono verso l'altro e se stessi.

Poi da questo potrà nascere vero amore quello che non esclude ma include il mondo all'interno, quello che non chiede né offende, né possiede. Scoprire il rispetto profondo per i vicendevoli percorsi e che ognuno si deve concentrare sul suo e più lo fa più eviterà i giudizi sull'altro semplicemente perché eviterà le proiezioni in quanto se ne appropria la paternità.

Insieme per arrivare a perdonare se stessi, per come ci si è visti e trattati.
Perdonarsi per liberare l'altro e se stessi ancora!
Più ti libero e più mi libero e viceversa, poiché la fine della separazione è l'apprendimento maestro!

Elisabetta     


giovedì 31 marzo 2016

Aumenta la tua AutoStima

Questo tema appartiene praticamente a tutti, a tutti coloro che tentano di mettersi in gioco.
Nonostante tanti talenti, ci si sente di poco valore.
Nonostante obiettivi raggiunti e sfide vinte, ci si sente manchevoli nei propri confronti di meritata soddisfazione ed approvazione.

Ma ad un certo punto quella voce bisogna pure zittirla!
Ma quale voce?

Quella che ti dice che non vai mai bene abbastanza, quella che ti critica in ogni cosa e che c'è sempre quella particella di pulviscolo ad inquinare l'operato.
Ma è il tuo Giudice interno!!!
Quella parte di te che non riconosce un lavoro ben svolto perché lo vuole perfetto.

Ecco, in realtà tra te e l'altro, c'è uno iato! 
Tra te ed il tuo sé idealizzato c'è una fredda distanza abissale. Hai intrapreso una lotta e allo stesso tempo ti sei servizievolmente  incamminato per raggiungerlo, sapendo che non ce la farai mai!
Ulteriore sconfitta...
Non riuscirò mai ad essere come quello che immagino, come l'idea perfetta che ho costruito su di me.
Ma quale aspetto di tutto questo sarà reale veramente?

Il sè, se è ideale, di sicuro non è reale, è sganciato dalla contingenza, è sganciato dalle emozioni e da quello che il corpo prova e vive quotidianamente.
 Dunque RITORNIAMO ALLA REALTÁ 

Parti da CIÒ che senti
Parti da azioni compassionevoli, di tenerezza verso di te per prima cosa, che ne hai bisogno, invece di massacrarti l'anima.
Parti dal tuo respiro prezioso ed ascoltalo, ascolta le sensazioni del tuo corpo che sono segnali utili per proseguire lungo il tuo cammino meraviglioso.

Entra nello spazio sacro del tuo Cuore e lì riposa ed ascolta il dolce canto della Presenza della tua luce e della semplicità dell'essere pienezza.
Rimani in ascolto di ciò che ti accade, di quello che provi mentre sei in relazione con gli altri e ricordati sempre che quello che conta in tutto ciò che fai è l'AMORE COMPASSIONEVOLE è la comprensione empatica verso te e gli altri. Non temere, che non esiste nessuno che non abbia un talento o un dono, forse pensi questo perchè ti sei imbarcato in un ruolo o in situazioni che non stanno tirando fuori il meglio di te, ma questo non vuol dire che tu ne sia privo, ma soltanto che devi trovare il coraggio di essere autentico/a.

Lasciati in pace, entra nel RESPIRO nei momenti di stress e donati amore. Perdonati per quello che stai esigendo da te stessa, da te stesso, godi delle opere che ti sono piaciute, e in quello che fai ricorda il divertimento ed il piacere perché questo aspetto ti aiuterà ad uscire dal giudizio e dalla critica che ti fai ogni volta. Devi uscire dalla terrificante dualità del giusto-sbagliato.

Godi della tua umanità ed onoraTi per la tua magnificenza di Spirito e Guida di te stesso, di te stessa.
Onora il tuo Essere, la parte più profonda di te creata dal Divino Amore, questo, e solo questo Sei. E lascia fluire la parte umana...lascia fluire sentendoti parte di un Tutto che sei guidata, che sei guidato da forze invisibili ispiratrici, lascia fare la tua mente intuitiva ed il tuo Cuore che sanno sempre condurti ovunque è necessaria la tua presenza. 

Afferma a voce alta le tue qualità ogni giorno, RINGRAZIA per i Doni che Dio ti ha donato, ma prima assicurati di aver aperto le mani del tuo cuore per riceverli, perché sono lì in attesa di essere ricevuti ed onorati....
e poi manifesta, esci dal guscio ed esprimi la grandezza del tuo Spirito, testimonianza della Sorgente Creatrice!


Con Amore....
Elisabetta












martedì 22 dicembre 2015

Felice Natale & Buon 2016



Felici Festività a tutti voi!

Con cuore semplice stare in compagnia
non tanto per lo scambio di doni materiali
ma per il grande Dono del PerDono che conduce
alle frequenze dell'Amore vero!

Il Natale è nel cuore
e nella fiducia
che il Risveglio arrivi a rinnovare la vista
non più di un mondo di violenza
ma una vista di un mondo perdonato
 che nasce
da una mente guidata 
dallo Spirito di Verità!

Dall'Umano a confronto
rinnovati Auguri!

mercoledì 30 settembre 2015

La competizione nella coppia

Quando parliamo di competizione forse il più delle volte lo associamo all'ambito dello sport.
Ma in realtà l'essere competitivi è un tratto tipico dell'ego.

Cosa vuol dire sentirsi competitivi?
Vuol dire che tutto quello che faccio, lo faccio in funzione degli altri.
Vuol dire che dentro di me c'è un forte bisogno inconfessato di approvazione.
Questo assetto di personalità interno, lo si porta in tutte le relazioni.

Una coppia può assumere dei toni fortemente competitivi.
Un uomo che si mette a gareggiare con la sua donna.
Una donna che si mette a gareggiare con il suo uomo. 

Tra i partner non si parla di COOPERAZIONE ma di COMPETIZIONE: vediamo chi è il più bravo/a, vediamo chi fa meglio, chi guadagna di più, chi ha più successo nelle relazioni e nei diversi ambiti di vita.
Quali sono le dinamiche intrapsichiche?

Cosa prova internamente, emotivamente, la persona che vive un senso di competizione con il partner quando entrambe dovrebbero fungere l'uno per l'altra come un porto sicuro?
Dentro c'è sempre questo bambino ferito che gestisce i giochi e le relazioni.

C'è un forte bisogno di riconoscimento, di sentirsi ok, perché mio padre o mia padre mi hanno sempre squalificato, mi chiedevano molto, nella mia famiglia c'erano aspettative troppo alte ed ho fatto del tutto per rispettarle.

C'è un bisogno di sentirsi rassicurati sul piano dell'identità. Chi sono?
Sono quello o quella che deve essere sempre brava, bravo, educato, salvatore delle situazioni, gentile, sempre perfetto, mai sbagli o deviazioni di programma?
Sono quella che invece non si è sentita mai abbastanza capace e allora è sempre sotto sforzo, tutto è faticoso per arrivare ad avere quella pacca sulla spalla dal titolare, e quindi dal partner o dagli amici, o lascio tutto andare tanto ci pensano gli altri?

C'è un forte senso di non-valore alla base di tutto e una scarsa stima e sicurezza di sé. I propri talenti non vengono apprezzati abbastanza, né visti. Ci sono forti richieste implicite che si fanno all'ambiente e quindi forti aspettative che se non soddisfatte si accende una forte rabbia o profonda tristezza se non depressione.
Tutto questo lo si vive nella coppia, ogni cosa può essere motivo di litigio, non vengono apprezzati commenti perché vengono vissuti come critiche, tutto è critica e non ci sono termini di mediazione nello scambio comunicativo. Ognuno vuole a suo modo le attenzioni dell'altro, la posizione è ego-centrica, ci si aspetta che l'altro esprima positive considerazioni senza dare spazio a tutto quello che possa uscire dalle aspettative di colui o colei che vogliono sentirsi dire sempre che tutto è super. Le difese dell'io sono talmente alte che si sfocia facilmente in conflitti che non sono affatto ben gestiti, ma tutto rimane lì bloccato, si aspetta che il fuoco divampi ma poi rimane tutto come era alla partenza.

Entrambe i partner hanno serie difficoltà a contattare i propri bisogni emotivi intimi, a riconoscere le loro difese e resistenze che hanno sviluppato nel tempo, a sentire le paure legate al loro senso di disvalore se tutto non dovesse corrispondere all'immagine idealizzata/alterata che hanno di se stessi per funzionare ed essere ok. Sono quindi sballottati in un up e down di perfezione e catastrofe. Oppure non avendo neanche un ideale da seguire faccio in modo che nessun altro mi superi nella catastrofe, competizione in negativo, o che l'altro non abbia successo, o non riconosco i suoi successi perché deve rimanere insoddisfatto e perdente come me.

E come si esce da questa situazione?
Imparando l'intimità.
Il partner più consapevole dei giochi di potere dovrebbe fare le prime mosse.


  • Ad esempio nella coppia è molto importante il riconoscimento reciproco dei propri talenti e i punti di forza. Quando il partner non lo richiede, fargli notare una cosa che apprezzate.
  • Ringraziatelo per quello che fa per il NOI, per la famiglia...
  • Siate accoglienti, volti all'ascolto attivo autentico, di cuore, quando parlate siate lì totalmente e così arriverà il messaggio "Ci sono per te!" anche senza che tu me lo chieda....
  • Importante è promuovere la COLLABORAZIONE...che nasce dalla CONDIVISIONE degli stati d'animo quindi da una comunicazione assertiva.
  • Non accondiscendenza (intesa come senso di sottomissione), cioè non si tratta di dover accontentare ilpartner come fosse un bambino, e quindi dare il cioccolatino...Ma se in quel momento si ha uno stato d'animo che non permette di essere accoglienti si comunica chiaramente, si comunica il fastidio e quello che c'è senza agire i giochi.
  • Impegno reciproco ad andare verso l'altro, disponibilità a modificare qualcosa di sé... 
La cosa più difficile è rendersi conto di quello che si sta provando. Spesse volte lo si agisce, ossia se mi sento messo/a da parte dal partner, ad esempio, cosa faccio? Pretendo! 
Pretendo attenzioni o affini, e se non risponde come vorrei in quel preciso istante vado su tutte le furie.

Se mi accorgessi del bisogno, non vado ad agire la pretesa, ma comunico: "In questo momento mi sento così....avrei bisogno di ...." E l'altro semplicemente in ASCOLTO!

Se questo non avviene ognuno deve svolgere un lavoro interiore personale, fare la sua parte nel riconoscere tutti quei bisogni rimasti insoddisfatti e aperti per ricevere una risposta che il partner non può dare, che l'ambiente non può dare, altrimenti si sviluppa una interdipendenza negativa che incastra e blocca un processo di crescita. Riconosciuti i bisogni, questi si possono condividere nella coppia, assumendosene la responsabilità e riprendendosi le proiezioni che si gettano sull'altro credendo che debba rivestire il ruolo del genitore buono accogliente ed approvante. 

La sicurezza si raggiunge quando ognuno riconosce onestamente i propri doni, quando si dà il permesso di sbagliare e di non essere perfetti. Quando si scopre le proprie risorse e le si mette in atto come non mai. Ci si apre su un piano di una comunicazione intima e lì si possono sciogliere i lacci dei giochi competitivi. Ogni partner deve sentire l'unicità del proprio essere maschile e così l'unicità del proprio essere femminili che sono IMPARAGONABILI. Sono belli nella loro unicità e nel loro modo di manifestarsi ognuno per come è. 

L'apprezzamento è per la diversità. 
Si vale a prescindere da ciò che si fa e dalla posizione sociale.

La coppia deve essere vissuta come una esperienza TRASFORMATIVA DEL SÉ.


  

  
Elisabetta P.


  

martedì 1 settembre 2015

Conferenze a partire da:


Macerata 11 Settembre 2015 ore 21:00
Sforzacosta di Macerata 16 Settembre 2015 ore 21:00 (Centro Yoga Marche)
San Benedetto (Ap) 23 Settembre ore 21:00 (Bio Market Pianeta Verde)
Macerata 30 Settembre ore 21:00 presso La Bottega del Libro
Civitanova Marche 2 Ottobre ore 21:00 presso Yoga Centro (zona stadio)


martedì 4 agosto 2015

10 rimedi d'emergenza per uscire da una situazione di disagio

Spesse volte ho effettuato sedute di Counseling d'Emergenza.


Quando si parla di emergenza si parla di uno stato che genera una forte frustrazione tale da non riuscire a tollerarla e da voler/dover in breve tempo trovare una soluzione. In questi casi non sto parlando di emergenza data da catastrofi naturali o stragi umane (situazioni in cui si applicano le tecniche del counseling d'emergenza ed altri approcci).
Ma mi riferisco ad un tipo soggettivo di sensazione intima di emergenza che spinge la persona a cercare qualcuno per farsi aiutare e per uscire da quello stato mentale e fisico dato da una relazione che genera stress, o una situazione lavorativa o altri ambiti che possono essere fonti di stress.

Essendo un intervento quasi immediato naturalmente la via telematica o telefonica è quella privilegiata che permette di soddisfare questo tipo di bisogno.
Così oltre il telefono utilizzo il canale Skype per agevolare e sostenere la persona che richiede non solo un CHIARIMENTO NECESSARIO di quello che sta vivendo, ma anche delle soluzioni pratiche di facile e subitanea applicazione per poter trovare a breve un giovamento.

Naturalmente nessuno ha la bacchetta magica
Oggi più che mai vogliamo tutto e subito, i ritmi oramai da tempo accelerati del progresso scientifico, tecnologico, e sociale hanno indotto una visione della vita e della persona sempre più sganciata dai ritmi e cicli naturali che dettavano i tempi anche per curarsi e attendere una guarigione.

Non c'è più la pazienza di entrare in contatto profondo con se stessi. La pazienza di assumersi quelle responsabilità che permettono scelte di vita sempre più congrue ai propri valori e priorità. La pazienza di stare nel processo di crescita, di fare e viversi il viaggio perché solo in esso possiamo sperimentare i cambiamenti funzionali al raggiungimento di quel benessere desiderato e duraturo.

Imparare a stare nella frustrazione è un'arte che consente di individuare all'interno della situazione stressor le lacune e i punti da migliorare, offre l'occasione di riconoscere le proprie trappole, le trappole dell'ego in cui cadiamo e che ci portano a vivere forti disagi di cui spesse volte crediamo di non uscirne più o di non esserne in grado.

Nessuno ama stare nel dolore, questo è un dato da tutti condiviso. Ma trasformare il dolore in sofferenza è già un altro passaggio soggettivo per cui una persona può amplificarne gli effetti (negativi) o rimanere invece con una percezione circoscritta e limitata alla situazione. Ognuno di noi ha le proprie risposte disadattive ad una situazione. Ed in questo si può già cominciare ad assumersi la propria responsabilità della personale reazione all'evento intrapsichico, intrapersonale o interpersonale.

Quando ci si ritrova a chiedere un aiuto immediato, si è già ad un livello  piuttosto elevato di stress, e non c'è nulla di male in questo, ma il lavoro primo da fare che si richiede è nell'OSSERVARSI...e la prima responsabilità da osservare è nel limitare o se possibile annullare il pensiero magico che l'altro mi salverà la vita senza la mia partecipazione. 
 Infatti un fatto da considerare fondamentale è che se la persona non intende impegnarsi a trovare le sue soluzioni o a modificare i propri schemi interni ed ad applicare le vie pratiche suggerite, ovviamente non succederà nulla di sperato, ma già il solo fatto di parlare del disagio, con un professionista della relazione di aiuto, già "sgonfia" la situazione della carica stressogena ed apre la via ad un cambiamento.

Ma rimanendo ora ad un livello di praticità e di operatività, le cose da fare che potrebbero far uscire una persona da uno stato mentale di confusione, idee fisse sul problema, e apatia, possono essere queste:

1) Il RESPIRO: la respirazione diaframmatica stimolando il nervo Vago, riporta i livelli ormonali e tutte le funzioni neuro-fisiologiche in uno stato di RILASSAMENTO. Suggerisco delle registrazioni che si possono trovare anche sui canali youtube, da ascoltare più volte al giorno...(meditazione sul respiro)

2) Ascolto della MUSICA rilassante, da unire al respiro...

3) SCRIVERE: spesse volte suggerisco di scrivere tutto quello che si prova verso l'altra persona coinvolta o verso se stessi come sfogo di rabbia per quello che si sta vivendo e per la non-accettazione di essersi procurati una situazione del genere...

4) Tecniche energetiche che si conoscono, io pratico ed insegno ai miei clienti l'EFT( Emotional Freedom Techniques)

5) Uscire fisicamente dal luogo in cui si sta vivendo lo stato di malessere. Preferibilmente andare a scaricarsi e ricaricarsi in mezzo alla NATURA

6) Scambiare due parole con PERSONE POSITIVE senza parlare (vomitare) dei vostri problemi, ma stare sul positivo e sulla leggerezza...

7) Utilizzo della FLORITERAPIA, nei casi di emergenza suggerisco il Rescue Remedy Fiori di Bach o l'Emergency Fiori australiani 

8) MOVIMENTO FISICO fare una corsa, o andare ad un corso di ginnastica, nuoto, per cercare di liberare la mente e centrarsi sulle sensazioni...

9) Ripetersi mentalmente che si ha il POTERE di risolvere la situazione così come si è stati in grado di formarla. Il livello di paura si abbassa quando mi assumo la responsabilità di ciò che faccio aumentando la considerazione di me stesso/a sapendo che SONO IO AD AVERE IL POTERE di scelta e di decisione di tutto ciò che accade nella mia vita. A TUTTO C'E' LA SUA SOLUZIONE ma devo partire sempre da una profonda ACCETTAZIONE di quello che sto vivendo senza lottarci contro, senza fare resistenze, altrimenti bloccherò il flusso vitale che mi guida ed orienta...

10) RINGRAZIARE della situazione che si sta vivendo perché ancora una volta rappresenta una potente occasione di CRESCITA e di evoluzione dell'anima. Andando al di là del disagio, perché se intendo guarire questo devo fare, si amplifica la vista e si intravede la soluzione che sta spesse volte nella lezione di vita che il disagio mi porta, nell'apprendimento e nell'insegnamento che tutto quello che sto vivendo contiene.

10 possibili azioni semplici e difficili allo stesso tempo. Non bisogna inventarsi chissà cosa, ma bisogna avere la prontezza di agire e non re-agire, di agire nel far fronte a momenti prolungati di malessere. Che vuol dire trovare un equilibrio tra l'ascolto profondo che questi malesseri ci invitano a fare, e quindi non fuggire ed evitare ciò che non ci piace, come a dimenticare o far finta che vada tutto bene, e il momento in cui è necessario dire basta a giorni cupi, tristezze troppo frequenti che avviluppano la mente su percorsi vuoti e peggiorativi.
La fiducia in tutto questo è l'elemento segreto che segue ad una forte determinazione a stare bene. I giusti tempi sono quelli in cui siamo pronti a lasciare andare uno stato negativo!

Elisabetta Paparoni (Counseling Sostegno-Emotivo -Skype-)


martedì 16 giugno 2015

L'intimità nella coppia

Comunemente si fraintende la parola intimità con il pensare ai rapporti sessuali.
Naturalmente anche quella se vogliamo è un'altra forma di essere intimi e vicini, ma il vero significato è da intendersi nell'ambito comunicativo della coppia.

L'intimità si costruisce e si sviluppa in base alla qualità della comunicazione che entrambe i partner agevolano.
Essere intimi vuol dire essere aperti all'altro mostrando la propria vulnerabilità.
Vuol dire avere il coraggio di far vedere le proprie paure, insicurezze, dubbi perplessità che possono riguardare la coppia e il proprio mondo interiore.
Se ci sono dei muri resistenti che non permettono di far passare tutto questo, così non ci saranno orecchi volti all'ascolto dell'altro. Se un partner dice di sentirsi pronto per comunicare in modo più profondo ma sente il blocco nell'altro, ciò indica che anche lui lo possiede e in fondo sente molta difficoltà nello scambiare determinate emozioni in riferimento alla relazione.
Chi ha la paura predominante dell'abbandono o del tradimento, non permetterà all'altro di essere intimo e di mostrare magari dei dubbi sul rapporto, così che andando avanti nel tempo i problemi si ingigantiscono e le crisi saranno più forti da tollerare.

Creare dell'intimità vuol dire condividere uno scopo comune, quello della crescita!
Se entrambe i partner hanno intenzione di utilizzare il tema coppia per evolvere nella vita e come persone, allora saranno agevolati nel creare un clima di accoglienza reciproca priva di giudizi e attacchi. Saranno capaci di assumersi la responsabilità di quello che provano e di lavorare sulle tematiche interne che ognuno di loro dovranno integrare.
Dobbiamo ricordare che i lati ombra si intersecano, si sommano a volte e che l'altro possiede proprio quelli che mi portano alla reattività.
Se si procede insieme, vuol dire che la coppia offre delle importanti occasioni per chiarire se stessi, per apprendere ad esempio la comunicazione empatica, la responsabilità, la chiarezza degli intenti e l'onestà di essere così come si è, senza pretese di cambiamenti forzati.
L'accettazione di sé, l'accettazione dell'altro sono aspetti fondamentali che richiedono del tempo per essere appresi e per arrivare a sentire che siamo perfetti così come siamo, che abbiamo tutto quello che occorre per evolvere e crescere. Accettare l'altro implica l'accettare se stessi così come si è, essere pazienti e tolleranti pur esprimendo quello che in quel momento potrebbe dare fastidio. E poi ritornare in equilibrio...

Mostrarsi così come si è richiede fiducia che l'altro non mi ferirà e non mi giudicherà. Richiede coraggio, ma solo sperimentarlo mi permetterà di conoscere meglio me stesso/a e l'altro. In questo modo divento più autentico/a e ciò che apprendo insieme all'altro nell'essere coppia, lo porto fuori nel mondo poiché gli ambiti di vita sono collegati e ciò che imparo a fare su di me, lo faccio agli altri.

Per non dire i miglioramenti che ci saranno anche nei rapporti sessuali e nella sessualità in generale. Ci si riappropria del proprio corpo sessuato, si integrano gli aspetti femminili e quelli maschili. Il sesso sarà la prova del nove della crescita dell'intimità e dell'apertura verso l'altro.
Ci sarà più energia per fare progetti insieme e questo è indice dell'impegno che si è investito nello stare insieme e delle energie versate per costruire il Noi rinforzando entrambe l' Io.

L'intimità permette di comunicare anche quando è il momento di chiudere in modo pacifico e accettante. Libera le anima da percorsi incongruenti per indirizzarle su strade mature per essere imboccate.