polarità

martedì 4 agosto 2015

10 rimedi d'emergenza per uscire da una situazione di disagio

Spesse volte ho effettuato sedute di Counseling d'Emergenza.


Quando si parla di emergenza si parla di uno stato che genera una forte frustrazione tale da non riuscire a tollerarla e da voler/dover in breve tempo trovare una soluzione. In questi casi non sto parlando di emergenza data da catastrofi naturali o stragi umane (situazioni in cui si applicano le tecniche del counseling d'emergenza ed altri approcci).
Ma mi riferisco ad un tipo soggettivo di sensazione intima di emergenza che spinge la persona a cercare qualcuno per farsi aiutare e per uscire da quello stato mentale e fisico dato da una relazione che genera stress, o una situazione lavorativa o altri ambiti che possono essere fonti di stress.

Essendo un intervento quasi immediato naturalmente la via telematica o telefonica è quella privilegiata che permette di soddisfare questo tipo di bisogno.
Così oltre il telefono utilizzo il canale Skype per agevolare e sostenere la persona che richiede non solo un CHIARIMENTO NECESSARIO di quello che sta vivendo, ma anche delle soluzioni pratiche di facile e subitanea applicazione per poter trovare a breve un giovamento.

Naturalmente nessuno ha la bacchetta magica
Oggi più che mai vogliamo tutto e subito, i ritmi oramai da tempo accelerati del progresso scientifico, tecnologico, e sociale hanno indotto una visione della vita e della persona sempre più sganciata dai ritmi e cicli naturali che dettavano i tempi anche per curarsi e attendere una guarigione.

Non c'è più la pazienza di entrare in contatto profondo con se stessi. La pazienza di assumersi quelle responsabilità che permettono scelte di vita sempre più congrue ai propri valori e priorità. La pazienza di stare nel processo di crescita, di fare e viversi il viaggio perché solo in esso possiamo sperimentare i cambiamenti funzionali al raggiungimento di quel benessere desiderato e duraturo.

Imparare a stare nella frustrazione è un'arte che consente di individuare all'interno della situazione stressor le lacune e i punti da migliorare, offre l'occasione di riconoscere le proprie trappole, le trappole dell'ego in cui cadiamo e che ci portano a vivere forti disagi di cui spesse volte crediamo di non uscirne più o di non esserne in grado.

Nessuno ama stare nel dolore, questo è un dato da tutti condiviso. Ma trasformare il dolore in sofferenza è già un altro passaggio soggettivo per cui una persona può amplificarne gli effetti (negativi) o rimanere invece con una percezione circoscritta e limitata alla situazione. Ognuno di noi ha le proprie risposte disadattive ad una situazione. Ed in questo si può già cominciare ad assumersi la propria responsabilità della personale reazione all'evento intrapsichico, intrapersonale o interpersonale.

Quando ci si ritrova a chiedere un aiuto immediato, si è già ad un livello  piuttosto elevato di stress, e non c'è nulla di male in questo, ma il lavoro primo da fare che si richiede è nell'OSSERVARSI...e la prima responsabilità da osservare è nel limitare o se possibile annullare il pensiero magico che l'altro mi salverà la vita senza la mia partecipazione. 
 Infatti un fatto da considerare fondamentale è che se la persona non intende impegnarsi a trovare le sue soluzioni o a modificare i propri schemi interni ed ad applicare le vie pratiche suggerite, ovviamente non succederà nulla di sperato, ma già il solo fatto di parlare del disagio, con un professionista della relazione di aiuto, già "sgonfia" la situazione della carica stressogena ed apre la via ad un cambiamento.

Ma rimanendo ora ad un livello di praticità e di operatività, le cose da fare che potrebbero far uscire una persona da uno stato mentale di confusione, idee fisse sul problema, e apatia, possono essere queste:

1) Il RESPIRO: la respirazione diaframmatica stimolando il nervo Vago, riporta i livelli ormonali e tutte le funzioni neuro-fisiologiche in uno stato di RILASSAMENTO. Suggerisco delle registrazioni che si possono trovare anche sui canali youtube, da ascoltare più volte al giorno...(meditazione sul respiro)

2) Ascolto della MUSICA rilassante, da unire al respiro...

3) SCRIVERE: spesse volte suggerisco di scrivere tutto quello che si prova verso l'altra persona coinvolta o verso se stessi come sfogo di rabbia per quello che si sta vivendo e per la non-accettazione di essersi procurati una situazione del genere...

4) Tecniche energetiche che si conoscono, io pratico ed insegno ai miei clienti l'EFT( Emotional Freedom Techniques)

5) Uscire fisicamente dal luogo in cui si sta vivendo lo stato di malessere. Preferibilmente andare a scaricarsi e ricaricarsi in mezzo alla NATURA

6) Scambiare due parole con PERSONE POSITIVE senza parlare (vomitare) dei vostri problemi, ma stare sul positivo e sulla leggerezza...

7) Utilizzo della FLORITERAPIA, nei casi di emergenza suggerisco il Rescue Remedy Fiori di Bach o l'Emergency Fiori australiani 

8) MOVIMENTO FISICO fare una corsa, o andare ad un corso di ginnastica, nuoto, per cercare di liberare la mente e centrarsi sulle sensazioni...

9) Ripetersi mentalmente che si ha il POTERE di risolvere la situazione così come si è stati in grado di formarla. Il livello di paura si abbassa quando mi assumo la responsabilità di ciò che faccio aumentando la considerazione di me stesso/a sapendo che SONO IO AD AVERE IL POTERE di scelta e di decisione di tutto ciò che accade nella mia vita. A TUTTO C'E' LA SUA SOLUZIONE ma devo partire sempre da una profonda ACCETTAZIONE di quello che sto vivendo senza lottarci contro, senza fare resistenze, altrimenti bloccherò il flusso vitale che mi guida ed orienta...

10) RINGRAZIARE della situazione che si sta vivendo perché ancora una volta rappresenta una potente occasione di CRESCITA e di evoluzione dell'anima. Andando al di là del disagio, perché se intendo guarire questo devo fare, si amplifica la vista e si intravede la soluzione che sta spesse volte nella lezione di vita che il disagio mi porta, nell'apprendimento e nell'insegnamento che tutto quello che sto vivendo contiene.

10 possibili azioni semplici e difficili allo stesso tempo. Non bisogna inventarsi chissà cosa, ma bisogna avere la prontezza di agire e non re-agire, di agire nel far fronte a momenti prolungati di malessere. Che vuol dire trovare un equilibrio tra l'ascolto profondo che questi malesseri ci invitano a fare, e quindi non fuggire ed evitare ciò che non ci piace, come a dimenticare o far finta che vada tutto bene, e il momento in cui è necessario dire basta a giorni cupi, tristezze troppo frequenti che avviluppano la mente su percorsi vuoti e peggiorativi.
La fiducia in tutto questo è l'elemento segreto che segue ad una forte determinazione a stare bene. I giusti tempi sono quelli in cui siamo pronti a lasciare andare uno stato negativo!

Elisabetta Paparoni (Counseling Sostegno-Emotivo -Skype-)


martedì 16 giugno 2015

L'intimità nella coppia

Comunemente si fraintende la parola intimità con il pensare ai rapporti sessuali.
Naturalmente anche quella se vogliamo è un'altra forma di essere intimi e vicini, ma il vero significato è da intendersi nell'ambito comunicativo della coppia.

L'intimità si costruisce e si sviluppa in base alla qualità della comunicazione che entrambe i partner agevolano.
Essere intimi vuol dire essere aperti all'altro mostrando la propria vulnerabilità.
Vuol dire avere il coraggio di far vedere le proprie paure, insicurezze, dubbi perplessità che possono riguardare la coppia e il proprio mondo interiore.
Se ci sono dei muri resistenti che non permettono di far passare tutto questo, così non ci saranno orecchi volti all'ascolto dell'altro. Se un partner dice di sentirsi pronto per comunicare in modo più profondo ma sente il blocco nell'altro, ciò indica che anche lui lo possiede e in fondo sente molta difficoltà nello scambiare determinate emozioni in riferimento alla relazione.
Chi ha la paura predominante dell'abbandono o del tradimento, non permetterà all'altro di essere intimo e di mostrare magari dei dubbi sul rapporto, così che andando avanti nel tempo i problemi si ingigantiscono e le crisi saranno più forti da tollerare.

Creare dell'intimità vuol dire condividere uno scopo comune, quello della crescita!
Se entrambe i partner hanno intenzione di utilizzare il tema coppia per evolvere nella vita e come persone, allora saranno agevolati nel creare un clima di accoglienza reciproca priva di giudizi e attacchi. Saranno capaci di assumersi la responsabilità di quello che provano e di lavorare sulle tematiche interne che ognuno di loro dovranno integrare.
Dobbiamo ricordare che i lati ombra si intersecano, si sommano a volte e che l'altro possiede proprio quelli che mi portano alla reattività.
Se si procede insieme, vuol dire che la coppia offre delle importanti occasioni per chiarire se stessi, per apprendere ad esempio la comunicazione empatica, la responsabilità, la chiarezza degli intenti e l'onestà di essere così come si è, senza pretese di cambiamenti forzati.
L'accettazione di sé, l'accettazione dell'altro sono aspetti fondamentali che richiedono del tempo per essere appresi e per arrivare a sentire che siamo perfetti così come siamo, che abbiamo tutto quello che occorre per evolvere e crescere. Accettare l'altro implica l'accettare se stessi così come si è, essere pazienti e tolleranti pur esprimendo quello che in quel momento potrebbe dare fastidio. E poi ritornare in equilibrio...

Mostrarsi così come si è richiede fiducia che l'altro non mi ferirà e non mi giudicherà. Richiede coraggio, ma solo sperimentarlo mi permetterà di conoscere meglio me stesso/a e l'altro. In questo modo divento più autentico/a e ciò che apprendo insieme all'altro nell'essere coppia, lo porto fuori nel mondo poiché gli ambiti di vita sono collegati e ciò che imparo a fare su di me, lo faccio agli altri.

Per non dire i miglioramenti che ci saranno anche nei rapporti sessuali e nella sessualità in generale. Ci si riappropria del proprio corpo sessuato, si integrano gli aspetti femminili e quelli maschili. Il sesso sarà la prova del nove della crescita dell'intimità e dell'apertura verso l'altro.
Ci sarà più energia per fare progetti insieme e questo è indice dell'impegno che si è investito nello stare insieme e delle energie versate per costruire il Noi rinforzando entrambe l' Io.

L'intimità permette di comunicare anche quando è il momento di chiudere in modo pacifico e accettante. Libera le anima da percorsi incongruenti per indirizzarle su strade mature per essere imboccate. 

lunedì 2 febbraio 2015

La libertà nella coppia

 Ho avuto modo, in ambito professionale, di appurare che molte coppie non hanno chiaro il concetto di SPAZIO PERSONALE.

Cosa dà una coppia?

Un IO + un TU = NOI


Il NOI è l'incontro, è un altro spazio, il terzo spazio, importantissimo che si costruisce e si crea grazie all'interazione di due "sé".

Il NOI si mantiene nel tempo in merito al fatto che i due "sé" si mantengano differenziati, o meglio dire INDIVIDUATI nella CONDIVISIONE RECIPROCA D'AMORE.

Ma che cosa vuol dire custodire il proprio SPAZIO PERSONALE, che cos'è tale spazio?

Lo spazio personale è tutto il proprio mondo percettivo, di desideri, volizioni, aspirazioni, idee, valori, bisogni, interessi, hobby, amicizie... 
Tutto questo mondo va protetto, necessita delle proprie cure e attenzioni, e rappresenta il polo della DISTANZA dall'altro, di ciò che mi rende unico e diverso e grazie a questa diversità che può generare attrattiva, è possibile andare VERSO L'ALTRO, verso il polo della VICINANZA per generare il NOI.

Se non si mantiene questa danza, della giusta distanza e della giusta vicinanza, si vivono tutte quelle situazioni che portano alla collisione e alle naturali crisi che se affrontate in modo maturo e adeguato, aumentano la consapevolezza di sé e la possibilità di scegliersi ogni volta senza dare nulla per scontato.

Ognuno dei partner deve mantenere nel giusto equilibrio i propri interessi e amicizie personali, in una percentuale tale che non uccida il NOI, e che si respiri un clima di rispetto reciprocamente condiviso. Mantenere tale spazio implica piacevolmente la possibilità di ricaricarsi, di accudirsi e assumersi la responsabilità di ciò che si vive, come  quando ad esempio si avverte il bisogno di starsene per conto proprio nell'elaborare un'emozione, nel riflettere su una questione per poi magari condividerla.
Vuol dire mantenere la propria centratura senza percepire la necessità di modificare l'altro perché si esclude la possibilità di modificare se stessi.

Il  NOI rappresenterà appunto, un altro spazio che è condiviso, nelle amicizie, interessi, hobby, bisogni della coppia, e rappresenta il polo della VICINANZA, ove convogliano il desiderio di costruire, di fare progetti, di viversi la passionalità e l'intimità con l'altro.
Esso è mantenuto dalle stesse cure che si rivolgono a se stessi; se si ha il coraggio di guardare dentro di sé così si avrà il coraggio di affrontare tutte quelle situazioni che all'interno dello spazio di coppia accadono e producono personali risonanze che andranno esplicitate e manifestate con tutti i colori delle emozioni. Nella vicinanza si sperimenta la comprensione, l'empatia, l'ascolto, l'esserci per l'altro e l'accettazione ed il rispetto per come si è. 

La troppa vicinanza simbiotica può portare a sentire un certo senso del dovere verso l'altro, mangiare le stesse cose, andare sugli stessi posti, far scegliere spesse volte allo stesso partner, fare le stesse cose...con la risultante che quando uno dei due sceglie diversamente scattano i sensi di colpa per aver avuto la sensazione di aver commesso chissà che cosa.
In questa situazione c'è uno che è più propenso a cedere ed è quello che vive maggiormente nel senso di colpa se poi esce dallo schema disfunzionale, ed è la situazione che favorisce lo stato di dipendenza verso l'altro, ove viene tradito costantemente il proprio sentire ed il proprio SPAZIO PERSONALE.

La troppa distanza, probabilmente può nascondere la paura dell'impegno, di scendere nella profondità del sentire della coppia e di se stessi, si preferisce mantenere l'attaccamento ai personali interessi senza investire in modo passionale, intimo e costruttivo nel NOI. Si teme di perdere la propria libertà, di rimanere incastrati, di fondersi e annullarsi per l'altro (secondo la propria percezione), pertanto può accadere di vivere la coppia come se si fossero dei fratelli o degli amici, si incentiva la competizione e giochi di potere, in cui la comunicazione è ridotta magari alla sfera mentale, ad una condivisione intellettuale, senza mettere nel piatto ciò che si prova o si sente....oppure può essere uno scambio basato fortemente sulla sfera sessuale, o di compagnia per la paura della solitudine o altri moventi che comunque impediscono la costruzione di un rapporto autentico e profondo in cui sperimentare la condivisione.

In entrambe i casi ci troviamo di fronte ad uno scarso senso di SICUREZZA del legame d'amore che trae origine dallo stile d'attaccamento che si è avuto nella propria infanzia con le figure significative di accudimento. 

Imparare che innanzitutto ognuno è un mondo a sé, un individuo separato nel senso di Intero dotato della facoltà di scelta riguardo la conduzione del proprio stile di vita. Dall'altro, se si intende vivere nella coppia, è necessario mettere in campo esperienze, sensazioni, emozioni e aprire una comunicazione autentica e condivisa da un sentimento d'amore reciproco che mantiene l'esistenza del NOI.
Non temere di esprimere la volontà di proteggere il proprio spazio personale, sentirsi in diritto di esprimere e soddisfare i propri bisogni di uomo o di donna indipendenti dallo spazio della coppia senza temere di perdere l'altro, o di tradire o essere traditi, ma sperimentare che tutto ciò rafforza la coppia.
 Così non temere di perdere il proprio spazio se con l'altro mi permetto di avvicinarmi ed aprirmi un po' di più e di scoprire magari di avere altri interessi in comune o trovare il piacere di fare qualcosa di nuovo per entrambe.
 Il NOI non prevede la fusione o l'annullamento del sé, non è uno spazio asfittico in cui perdere completamente la propria identità, ma una dimensione in cui è possibile diventare persone migliori insieme all'altro nella condivisione di uno scopo comune.





lunedì 26 gennaio 2015

Non temere la tristezza!


« Buongiorno tristezza, amica della mia malinconia...
la strada la sai, facciamoci ancor oggi compagnia... »
(Giuseppe Fiorelli, Mario Ruccione, Buongiorno Tristezza)


La tristezza come la rabbia e altre emozioni primarie, è un'emozione funzionale alla nostra capacità di adattamento all'ambiente.

Il rapporto che si stabilisce con essa è strettamente soggettivo, è un rapporto che si è costruito nel tempo a partire dall'interazione con l'ambiente familiare, ma ciò che invece è oggettivo, è che tutti gli esseri umani la conoscono perché la sperimentano.
Per reazione spesse volte quando vediamo una persona triste o che piange, siamo tentati di andare a risolvere a consolare in qualche modo la sua situazione, e questo perché abbiamo già giudicato a priori che l'altro abbia dei problemi, ma peggio ancora perché crediamo che l'altro non debba attraversare quel momento.

Questo è un fattore anche culturale, noi occidentali votati all'inseguimento del successo dobbiamo essere sempre al top, nessun smarrimento, nessuna morte, nessuna tristezza possono occupare i tavolini di un bar.

Ma in qualche modo può anche essere naturale;  ma cosa è naturale?
Sia la tendenza alla gioia e quindi ad evitare ciò che ci da dolore, sia la tendenza alla tristezza (in quanto umani), e cioè quando viviamo l'assenza di gioia e amore.

In questo caso mi riferisco alla tristezza primaria adattiva che è "...caratterizzata da una sorta di resa momentanea o rinuncia ed è scevra di biasimo. [...] è uno stato attivo che conduce ad un cambiamento." (L.S. Greenberg - S.C. Paivio); ossia non stiamo parlando di depressione né di angoscia, quali esperienze più complesse, che possono essere collegate ad altre emozioni come la vergogna o la rabbia.

Quando giunge una consapevolezza, quando la mente si schiarisce e i conti cominciano a tornare, una situazione interna si sta risolvendo, un antico dolore si affaccia...e con esso un senso di tristezza che non solo potrebbe essere collegato ad una memoria, ma semplicemente al fatto che qualcosa di vecchio si sta lasciando andare per far posto alla gioia di una rinascita.


È un'emozione di facile evitamento, in particolare per gli uomini. Nel mio lavoro ho trovato spesse volte questa difficoltà nell'esprimere pienamente la tristezza soprattutto nel pianto visto come libera espressione oltre che a sentirla anche nel corpo.
 Possiamo anche forzarci per una vita ad assumere delle posture che evitino quelle tipiche della tristezza, spalle che calano, viso ombroso, le braccia penzoloni...e un passo stanco...l'evitamento può anche essere a questo livello nel trattenere tutti i segnali somatici che in qualche modo possono ricondurre all'espressione della tristezza.

In realtà se gli lasciamo la parola, invece che evitarla, ci invita a leggere la questione in questo modo: essa ci indica una via, un sentiero attraverso il quale poter affrontare ed elaborare un dolore rimasto lì inascoltato, ricordandoci che in tutto questo processo di presa di coscienza si è volti ad un cambiamento. Ecco che a tale scopo è funzionale nel lavoro di elaborazione di tutte quelle esperienze rimaste nella pancia, ad alcuni sullo stomaco ad altri nella gola, o in altre parti del corpo.

E allora, è opportuno prendersi del tempo per se stessi, delineare il proprio campo e proteggerlo nel senso di proteggere la propria vulnerabilità in quei momenti lì... Selezionare le confidenze, stare dentro il tempo necessario e agevolare il flusso dell'emozione attraverso la scrittura, ad esempio, l'arte, l'espressione di ogni tipo si tratti...purché si porti fuori e si condivida ciò che si sta provando in quel periodo specifico della propria vita.

E siccome  MadreNatura è l'insegnate in tutto questo, ci mostra come molta vegetazione sa prendersi del tempo per rendersi nuda e spoglia degli ornamenti che le sono propri, ma a tempo debito, quando tutto sembra fermo e quasi dimenticato o perduto, la Vita riprende il suo ciclo...bagliori di un'alba si vedono all'orizzonte....così dopo ogni tristezza c'è una gioia che attende di germogliare fra le crepe del cuore e rinverdire il giardino dell'anima.

Donarsi pazienza e una dolce accettazione rende tutto molto più vivibile, meno conturbante e affrontabile nel migliore dei modi, soprattutto nel modo migliore per sé.




domenica 21 dicembre 2014

Festeggia la Tua Nascita!







Un Sereno Natale
 una buona fine anno ed inizio 2015
l'esperienza della gioia nel cuore nasce dall'interno
 sia che tu sia solo, o in mezzo ai tuoi cari...
nel cuore risiede il trono dell'amore...
 anche i mondi invisibili, se invitati, ne sentono l'influsso e vogliono festeggiare con Te!
Festeggia la Tua nascita
ad una nuova visione del mondo
 e di Te stesso!










venerdì 28 novembre 2014

Counseling telefonico

Nel forte sviluppo ed espansione delle scuole di formazione al counseling, a partire dagli anni '80, è oggi più che mai possibile osservare i diversi campi di applicazione delle competenze di base del counseling, tra cui il counseling telefonico.

Ci sono molte realtà a riguardo che tutti noi conosciamo, in cui l'intervento telefonico è stato, e rappresenta, un primo sostegno e soccorso per fronteggiare esigenze diverse ad un utenza sempre più vasta ed eterogenea, quali telefono azzurro, telefono rosa, telefono amico e altri servizi che nel tempo hanno garantito l'efficienza del loro intervento.

Nella mia esperienza professionale mi sono confrontata e tutt'oggi mi confronto con questo tipo di servizio e di mezzo attraverso il quale accompagno le persone che per determinati e personali motivi preferiscono, in quel preciso momento della loro vita, utilizzare il counseling telefonico.

Ma è possibile allo stesso modo di un incontro vis a vis, costruire una relazione di counseling?

Certamente che la modalità comunicativa che offre un apparecchio telefonico, esclude dalla relazione molti dati che cadono sotto il lavoro osservativo del counselor, la postura, il respiro, tutta la comunicazione non-verbale (gestualità, prossemica..) e para-verbale (mimica facciale...) che costituisce il 97% del contenuto del messaggio che si intende inviare al mittente. Per non dire il contatto, la vista e tutti quei sensi che nella forma telefonica non sono coinvolti.
Quindi si comprende chiaramente la realtà limitata del campo d'azione entro il quale il counselor è chiamato ad offrire il suo intervento, ma non per questo meno efficace a soddisfare i bisogni della persona.

Anche il setting (lo studio, l'ambiente, l'accoglienza...) è limitato allo strumento della voce del professionista che dovrà essere in grado di creare comunque quel clima di accoglienza, di accettazione e contenimento entro il quale la persona può comunque benissimo percepirne la possibilità di apertura e fiducia.

L'ascolto, non solo del contenuto del messaggio, ma del suono, volume, timbro della voce dell'altro sarà notevolmente potenziato, quello uditivo sarà il canale, necessariamente privilegiato che permetterà di cogliere tutte le sfumature legate al flusso di emozioni che scorre nelle corde vocali e negli atti respiratori. Un'attenzione maggiore cadrà sul linguaggio e l'utilizzo delle parole che la persona usa nell'esprimere i propri vissuti ed esperienze. Non in secondo piano passeranno i momenti di silenzio anch'essi funzionali al processo di crescita, al lavoro di accompagnamento che il counselor compie nell'accogliere la richiesta del cliente.

I principi del counseling  rimangono comunque inalterati anche nell'incontro telefonico, in quanto il counseling è finalizzato all’attivazione, al potenziamento e alla riorganizzazione delle risorse personali e interpersonali dell’individuo sottostimate in quel momento storico che la persona sta attraversando.

Che funzioni può avere il counseling telefonico?
  • Tipo preventivo
  • Tipo supportivo
  • Tipo facilitativo
  • Tipo informativo

La macro-area di  cui il counseling si occupa è quella della Salutogenesi, pertanto l'approccio preventivo ala malattia e di orientamento è un peculiare aspetto che va al di là del mezzo utilizzato nell'offrire tale servizio. 
Chi si rivolge al mezzo telefonico, può avere richieste in merito ad  informazioni che possono riguardare le aree educativa, socio-sanitaria, sessuologica, esistenziale e altre ancora per cui già da tempo molti enti si sono adoperati.
Chi si rivolge al counseling telefonico è comunque una persona che ha una buona capacità di auto-gestire le proprie emozioni, o comunque una forte motivazione, che non vive situazioni particolarmente problematiche o che per diversi motivi, anche economici, è impossibilitata a rivolgersi fisicamente in uno studio da un professionista adeguato.

Il Bisogno di supporto è presente ogni qual volta si vive un periodo di transizione, di stress e di crisi pertanto gli incontro telefonici di counseling possono risultare utili per ricevere quel giusto stimolo e sostegno nel contattare delle emozioni e nell'accompagnare la persona in questo processo di auto-svelamento e conoscimento ulteriore delle proprie risorse. 

Una richiesta può anche esprimere un estremo bisogno di essere semplicemente ascoltati, e di non andare necessariamente a modificare particolari situazioni della propria vita.

La fase iniziale dell'analisi della domanda, sarà una fase particolarmente importante per far sì che ad entrambe le parti sia chiaro l'ambito in cui costruire la relazione ed avviare un percorso di crescita, e l'obiettivo condiviso da raggiungere. Ciò non toglie che il continuo sguardo supervisore del professionista guidi ed orienti la persona a rivolgersi a professionisti più adeguati in caso la situazione assuma forme diverse da quelle contrattate.

Quindi in risposta alla domanda iniziale, è possibile stabilire una relazione, un contatto di aiuto che possa in qualche modo svolgere le diverse funzioni sopracitate, con tutti i dubbi e le riserve a riguardo.
A volte possiamo sperimentare anche attraverso un libro (senso della vista) quel supporto o ricevere quello spunto di riflessione che soddisfi quel bisogno di un momento critico; così il counselor, attraverso il counseling telefonico, può assolvere quel ruolo di accompagnatore, facilitatore per coloro che si sentono spinti ad utilizzare tale strumento.







domenica 2 novembre 2014

A tutte le mamme del mondo (2° parte)

Benvenute nella seconda parte del post A tutte le mamme del mondo.... ce l'ho fatta!!!

Naturalmente non posso che parlare di me, della mia esperienza, ma nonostante le personali considerazioni, le scienze psicologiche nel tempo hanno trovato una base comune grazie alla quale poter attingere dei riferimenti e importare delle indicazioni utili per migliorare le proprie modalità espressivo/comunicative.

Tuttavia nel fare questo, ognuno di noi dovrà confrontarsi con le rispettive risonanze e conseguenze legate al fatto di volersi sperimentare da nuovi punti di vista.

Quali sono per una madre le tematiche più impegnative relative la gestioni dei figli?

Il lavoro è quello di agevolare il flusso di energia psichica del proprio mondo personale e di quello dei ragazzi in modo tale da costruire una relazione sana, autentica e armoniosa senza rigettare (il genitore) nella relazione le tensioni che derivano da altri rapporti. Sicuramente non sempre si riesce ma il punto non è tanto questo, quanto quello di manifestare i propri sentimenti riguardo a ciò. Ai miei figli faccio presente il fatto, cioè quando mi capita di contaminare la nostra relazione con moti emotivi che derivano da altro, che le emozioni che provo in quell'istante non dipendono da loro, ma dipende da una mia cattiva gestione. 

Nel mondo personale troviamo:
  •  impegni lavorativi che vanno dal lavoro domestico ad un lavoro retribuito
  •  tempo con il proprio partner
  • le relazioni amicali 
  • i momenti di solitudine per stare con se stesse
  • interessi personali (lettura, studio, ascoltare musica, cucito, ecc...)
  • svago (non dover far nulla, ad esempio..)
  • sport
  • attività sociali
  • altro....


I figli sono altri da noi ai quali è necessario insegnare come tutti quegli ambiti di vita appena scritti devono essere gestiti e vissuti. E noi oltre ad organizzare i nostri spazi dobbiamo organizzare anche i loro in base naturalmente alla loro età.

Ma quali possono essere degli indicatori utili da tener presente che ci possono aiutare nel nostro ruolo di madri e donne, ai fini di una maggiore qualità della relazione?

  • Comunicazione chiara, autentica, aperta
  • Il rispetto degli spazi personali
  • Ascolto delle Emozioni
  • La negoziazione
  • Regole familiari chiare e condivise

Bene!

Punto 1°: premetto che questi punti sono tutti collegati e ad essi è possibile associare più una forma circolare che retta/lineare come quella di una lista...
Per una comunicazione chiara, autentica e aperta è necessario il contatto con se stesse. Dal momento che migliorerà la comunicazione intra-personale, una comunicazione tra le proprie luci e le proprie ombre, migliorerà anche il rapporto e la comunicazione con gli altri.
Esprimersi liberamente vuol dire che in famiglia si respira un clima privo di giudizio, in cui è possibile mostrare i propri errori e mancanze e tutti i colori delle emozioni senza la paura di una minaccia o punizione. Vuol dire, per i figli ad esempio, non soccombere alle aspettative o alle interpretazioni che i genitori hanno e fanno sul loro comportamento e sulla loro vita. Vuol dire sentire la libertà di mostrarsi così come si è, di manifestare le gioie e dolori, ciò non implica che i nostri figli debbano essere a conoscenza di fatti personali, ma semplicemente che non debba maschera troppo lo stato d'animo che provo in quel momento....

I limiti da rispettare per noi madri è quello di non rendere i nostri figli genitori di noi stesse, quindi le nostre lacrime, ad esempio le mostriamo a qualche amica o le conserviamo nel nostro intimo e appena possibile ri-aprirle nella propria stanza... Pertanto comunicazione aperta non vuol dire, comunicare tutto, da parte del genitore, bensì dare la libertà di esprimersi completamente ai propri figli, si!

Punto 2°:

Gli spazi personali. Cosa si intende? Sapete che molte persone non sanno di avere uno spazio personale, talmente identificate con quelli degli altri?

Lo spazio personale è il proprio mondo percettivo fatto di sensazioni fisiche, emozioni, pensieri e convinzioni/valori. Uno spazio fatto di personali punti di vista, stile di vita, scelte, passioni, interessi, aspirazioni, desideri... Anche un bambino ha di questo spazio, naturalmente di dimensioni pari alla sua maturità, ma di base c'è, e lo possiede già da appena nato. L'insegnamento del rispetto che un adulto dovrebbe passare ad un bambino, si basa proprio sulla percezione che il bambino è un mondo a sé, è un'anima individuata che gode di importanti e fondamentali diritti come quello di scelta e di desiderio.
Nella misura in cui l'adulto coltiva il proprio spazio, il bambino lo imparerà. Avere consapevolezza delle regole del proprio territorio psichico, di come intendiamo rispettarci sulla base di quello che ci piace o non ci piace nell'interazione con l'altro, consente un'adeguata abilità di mediazione con il mondo esterno.
Se la consapevolezza è scarsa si rischierà di confondere i campi di coscienza  con quelli dei propri figli i quali hanno bisogno di sentirsi al sicuro dalle ingerenze genitoriali. Ai ragazzi non vanno raccontati fatti troppo personali del genitore né tanto meno del rapporto di coppia. Essi vanno salvaguardati da tutte quelle problematiche interne relative agli antichi vissuti, ad esempio, dei loro genitori.
Ogni volta che siamo troppo autoritarie o imponiamo qualcosa ai figli ciò è un violare il loro campo...e ogni volta che i figli tentano di prendersi cura di noi o di sapere troppo sul nostro conto, vuol dire che abbiamo ceduto loro parte delle nostre responsabilità e quindi invaso il loro campo.


Ascolto delle Emozioni:

Quando abbiamo fretta, o siamo troppo stanche non riusciamo a tenere comportamenti adeguati alle situazioni in corso. Spesse volte è più facile dire: - Fai questo!....o stai zitto!....smetti di fare quello!...- ecc... Senza giudicarci, osserviamo semplicemente quando ci accade di evitare l'ascolto dell'altro e soprattutto di noi stesse, per poi ritornare sull'argomento e rivelare il proprio stato d'animo che ha permesso di tenere quel tipo di comportamento. Sarebbe di una utilità preziosa inserire nelle frasi di repertorio familiare: - Cosa provi in questo momento?- o - Come ti fa sentire quello che ha detto/fatto (mamma o altri), ora?-
Aprire uno spazio di riconoscimento, espressione e ascolto delle emozioni di tutti i componenti familiari vuol dire aprirsi alla meraviglia di ciò che siamo, aprirsi alla profonda umanità che tutti rivestiamo per sentirci uguali e non speciali. Ma ancora di più, creare questo spazio sacro vuol dire legittimare tutte le emozioni senza possibilità di censura, perché le emozioni non vanno giudicate come brutte o cattive, ma vanno accolte, ascoltate ed espresse così come sono, altrimenti sarà come ingoiare bocconi amari che prima o poi inquineranno tutto il corpo.  L'Ascolto implica assumersi la responsabilità di ciò che provo in quel preciso momento senza rischiare di accusare l'altro per questo, ma imparo, e così i figli, la stabilità, la centratura su di sé e a conoscermi meglio.

Punto 3°:

L'arte di negoziare. Cosa significa negoziare?
Negoziare vuol dire che al raggiungimento di un accordo condiviso, entrambe le parti ne escono vincenti. Nessuno sacrifica nulla come nel compromesso, ma condivise le proprie posizioni e valutate le alternative nuove al problema da risolvere, si sceglie ciò che soddisfa le condizioni delle esigenze di tutti. Quando assumiamo un tono duro e autoritario i nostri figli si oppongono, e ciò è sano e naturale, e al loro posto faremmo la stessa identica cosa., in quanto sentono minacciato il loro territorio. Quando non percepiscono rispetto c'è una mancata riformulazione del messaggio che l'adulto intende mandare, ecco dunque l'importanza di presentare il proprio punto di vista con emozioni annesse e le proprie proposte lasciando sempre un'apertura di messa in discussione e cercare creativamente un nuovo adattamento alla situazione, in quanto anche noi dobbiamo conoscere il loro punto di vista.

Se ad esempio i bambini vogliono guardare la tv mentre si mangia in contrasto con l'opinione del genitore, quest'ultimo si accorgerà che può evitare di fare scelta drastiche e mantenere posizioni ferree e che può andare incontro alle richieste dei figli sempre nel rispetto di certi limiti che l'adulto saggiamente considererà e farà rispettare. Così i bambini potranno guardare la tv nei giorni che avranno scelto loro, ma con una frequenza che detterà il genitore. Ecco la congiunzione di differenti richieste.


Punto 4°:

Le regole familiari; le conoscete le vostre?
Vero è che le regole passano implicitamente, ossia in base al nostro stile di vita, alle nostre convinzioni mentali e alla nostra modalità comunicativa, quindi all'esempio che diamo, passano queste regole, e i figli le assorbono e le fanno proprie, e nello stesso tempo costituiscono inconsapevolmente i loro sistemi di difesa ad esse, per quelle che percepiscono come minacciose.
Meglio sarebbe esplicitare, da parte di tutti, cosa piace e cosa non piace, riguardo la convivenza nello stesso luogo, come gestire gli spazi della propria casa, come rispettare le responsabilità di tutti senza che noi mamme, in particolare, ci sostituiamo in tutto e per tutto ai nostri figli.
Tali regole, che vanno appunto da questioni pratiche, come mettere a posto i giochi, a questioni relazionali/comunicative, vanno condivise, ossia anche i bambini devono prendere parte nella costruzione e nella gestione dello spazio-famiglia, in modo tale da incentivare non solo il senso di responsabilità ma anche quel senso di appartenenza ad un nucleo accogliente che genera sentimenti di rispetto, e sensazioni di sostegno e sicurezza.

Questi punti possono essere dei riferimenti per imparare a gestire la soddisfazione dei propri bisogni di noi mamme e dei nostri figli. Mettere coraggio nell'ascoltare il proprio bisogno, onestà con se stesse, separare i propri bisogni da quelli dei figli... senso di responsabilità nel sapersi accudire ed espressione e condivisione della gioia nel riuscire a fare tutto ciò....a stare nel processo di crescita!


Nella mia esperienza più che mai osservo quotidianamente l'importanza del mio equilibrio interiore e la ripercussione che questo sui miei figli comporta.
 Il flusso di energia che il nostro stato d'animo emette agisce sia che ne siamo consapevoli che non, il lavoro infatti, è un lavoro profondo, di coraggio nell'accogliere quelle consapevolezze che a volte sono scomode, ma procedendo nel percorso di crescita ci accorgiamo che ne vale sempre la pena.

Sarà doloroso ammettere  a se stesse delle verità, ma è quel dolore che porta a livelli più elevati di coscienza, ognuna nel rispetto dei propri sacri tempi di maturazione e trasformazione....nulla si può forzare! Ecco allora la Fiducia nella Vita, nello Spirito di Saggezza che agisce e lavora dal momento che lo facciamo entrare nel nostro Cuore affidandogli la cura delle sue ferite.

Integrare la proprie ombre è il lavoro di una vita e questo è a mio avviso, uno dei più grandi insegnamenti che possiamo trasmettere ai nostri ragazzi, sciogliere i nodi e i blocchi che impediscono ai raggi dell'Amore dentro di noi di irradiarsi nel mondo.

Questo è l'augurio che faccio ad ognuna di voi!
ellis