polarità

lunedì 2 febbraio 2015

La libertà nella coppia

 Ho avuto modo, in ambito professionale, di appurare che molte coppie non hanno chiaro il concetto di SPAZIO PERSONALE.

Cosa dà una coppia?

Un IO + un TU = NOI


Il NOI è l'incontro, è un altro spazio, il terzo spazio, importantissimo che si costruisce e si crea grazie all'interazione di due "sé".

Il NOI si mantiene nel tempo in merito al fatto che i due "sé" si mantengano differenziati, o meglio dire INDIVIDUATI nella CONDIVISIONE RECIPROCA D'AMORE.

Ma che cosa vuol dire custodire il proprio SPAZIO PERSONALE, che cos'è tale spazio?

Lo spazio personale è tutto il proprio mondo percettivo, di desideri, volizioni, aspirazioni, idee, valori, bisogni, interessi, hobby, amicizie... 
Tutto questo mondo va protetto, necessita delle proprie cure e attenzioni, e rappresenta il polo della DISTANZA dall'altro, di ciò che mi rende unico e diverso e grazie a questa diversità che può generare attrattiva, è possibile andare VERSO L'ALTRO, verso il polo della VICINANZA per generare il NOI.

Se non si mantiene questa danza, della giusta distanza e della giusta vicinanza, si vivono tutte quelle situazioni che portano alla collisione e alle naturali crisi che se affrontate in modo maturo e adeguato, aumentano la consapevolezza di sé e la possibilità di scegliersi ogni volta senza dare nulla per scontato.

Ognuno dei partner deve mantenere nel giusto equilibrio i propri interessi e amicizie personali, in una percentuale tale che non uccida il NOI, e che si respiri un clima di rispetto reciprocamente condiviso. Mantenere tale spazio implica piacevolmente la possibilità di ricaricarsi, di accudirsi e assumersi la responsabilità di ciò che si vive, come  quando ad esempio si avverte il bisogno di starsene per conto proprio nell'elaborare un'emozione, nel riflettere su una questione per poi magari condividerla.
Vuol dire mantenere la propria centratura senza percepire la necessità di modificare l'altro perché si esclude la possibilità di modificare se stessi.

Il  NOI rappresenterà appunto, un altro spazio che è condiviso, nelle amicizie, interessi, hobby, bisogni della coppia, e rappresenta il polo della VICINANZA, ove convogliano il desiderio di costruire, di fare progetti, di viversi la passionalità e l'intimità con l'altro.
Esso è mantenuto dalle stesse cure che si rivolgono a se stessi; se si ha il coraggio di guardare dentro di sé così si avrà il coraggio di affrontare tutte quelle situazioni che all'interno dello spazio di coppia accadono e producono personali risonanze che andranno esplicitate e manifestate con tutti i colori delle emozioni. Nella vicinanza si sperimenta la comprensione, l'empatia, l'ascolto, l'esserci per l'altro e l'accettazione ed il rispetto per come si è. 

La troppa vicinanza simbiotica può portare a sentire un certo senso del dovere verso l'altro, mangiare le stesse cose, andare sugli stessi posti, far scegliere spesse volte allo stesso partner, fare le stesse cose...con la risultante che quando uno dei due sceglie diversamente scattano i sensi di colpa per aver avuto la sensazione di aver commesso chissà che cosa.
In questa situazione c'è uno che è più propenso a cedere ed è quello che vive maggiormente nel senso di colpa se poi esce dallo schema disfunzionale, ed è la situazione che favorisce lo stato di dipendenza verso l'altro, ove viene tradito costantemente il proprio sentire ed il proprio SPAZIO PERSONALE.

La troppa distanza, probabilmente può nascondere la paura dell'impegno, di scendere nella profondità del sentire della coppia e di se stessi, si preferisce mantenere l'attaccamento ai personali interessi senza investire in modo passionale, intimo e costruttivo nel NOI. Si teme di perdere la propria libertà, di rimanere incastrati, di fondersi e annullarsi per l'altro (secondo la propria percezione), pertanto può accadere di vivere la coppia come se si fossero dei fratelli o degli amici, si incentiva la competizione e giochi di potere, in cui la comunicazione è ridotta magari alla sfera mentale, ad una condivisione intellettuale, senza mettere nel piatto ciò che si prova o si sente....oppure può essere uno scambio basato fortemente sulla sfera sessuale, o di compagnia per la paura della solitudine o altri moventi che comunque impediscono la costruzione di un rapporto autentico e profondo in cui sperimentare la condivisione.

In entrambe i casi ci troviamo di fronte ad uno scarso senso di SICUREZZA del legame d'amore che trae origine dallo stile d'attaccamento che si è avuto nella propria infanzia con le figure significative di accudimento. 

Imparare che innanzitutto ognuno è un mondo a sé, un individuo separato nel senso di Intero dotato della facoltà di scelta riguardo la conduzione del proprio stile di vita. Dall'altro, se si intende vivere nella coppia, è necessario mettere in campo esperienze, sensazioni, emozioni e aprire una comunicazione autentica e condivisa da un sentimento d'amore reciproco che mantiene l'esistenza del NOI.
Non temere di esprimere la volontà di proteggere il proprio spazio personale, sentirsi in diritto di esprimere e soddisfare i propri bisogni di uomo o di donna indipendenti dallo spazio della coppia senza temere di perdere l'altro, o di tradire o essere traditi, ma sperimentare che tutto ciò rafforza la coppia.
 Così non temere di perdere il proprio spazio se con l'altro mi permetto di avvicinarmi ed aprirmi un po' di più e di scoprire magari di avere altri interessi in comune o trovare il piacere di fare qualcosa di nuovo per entrambe.
 Il NOI non prevede la fusione o l'annullamento del sé, non è uno spazio asfittico in cui perdere completamente la propria identità, ma una dimensione in cui è possibile diventare persone migliori insieme all'altro nella condivisione di uno scopo comune.





lunedì 26 gennaio 2015

Non temere la tristezza!


« Buongiorno tristezza, amica della mia malinconia...
la strada la sai, facciamoci ancor oggi compagnia... »
(Giuseppe Fiorelli, Mario Ruccione, Buongiorno Tristezza)


La tristezza come la rabbia e altre emozioni primarie, è un'emozione funzionale alla nostra capacità di adattamento all'ambiente.

Il rapporto che si stabilisce con essa è strettamente soggettivo, è un rapporto che si è costruito nel tempo a partire dall'interazione con l'ambiente familiare, ma ciò che invece è oggettivo, è che tutti gli esseri umani la conoscono perché la sperimentano.
Per reazione spesse volte quando vediamo una persona triste o che piange, siamo tentati di andare a risolvere a consolare in qualche modo la sua situazione, e questo perché abbiamo già giudicato a priori che l'altro abbia dei problemi, ma peggio ancora perché crediamo che l'altro non debba attraversare quel momento.

Questo è un fattore anche culturale, noi occidentali votati all'inseguimento del successo dobbiamo essere sempre al top, nessun smarrimento, nessuna morte, nessuna tristezza possono occupare i tavolini di un bar.

Ma in qualche modo può anche essere naturale;  ma cosa è naturale?
Sia la tendenza alla gioia e quindi ad evitare ciò che ci da dolore, sia la tendenza alla tristezza (in quanto umani), e cioè quando viviamo l'assenza di gioia e amore.

In questo caso mi riferisco alla tristezza primaria adattiva che è "...caratterizzata da una sorta di resa momentanea o rinuncia ed è scevra di biasimo. [...] è uno stato attivo che conduce ad un cambiamento." (L.S. Greenberg - S.C. Paivio); ossia non stiamo parlando di depressione né di angoscia, quali esperienze più complesse, che possono essere collegate ad altre emozioni come la vergogna o la rabbia.

Quando giunge una consapevolezza, quando la mente si schiarisce e i conti cominciano a tornare, una situazione interna si sta risolvendo, un antico dolore si affaccia...e con esso un senso di tristezza che non solo potrebbe essere collegato ad una memoria, ma semplicemente al fatto che qualcosa di vecchio si sta lasciando andare per far posto alla gioia di una rinascita.


È un'emozione di facile evitamento, in particolare per gli uomini. Nel mio lavoro ho trovato spesse volte questa difficoltà nell'esprimere pienamente la tristezza soprattutto nel pianto visto come libera espressione oltre che a sentirla anche nel corpo.
 Possiamo anche forzarci per una vita ad assumere delle posture che evitino quelle tipiche della tristezza, spalle che calano, viso ombroso, le braccia penzoloni...e un passo stanco...l'evitamento può anche essere a questo livello nel trattenere tutti i segnali somatici che in qualche modo possono ricondurre all'espressione della tristezza.

In realtà se gli lasciamo la parola, invece che evitarla, ci invita a leggere la questione in questo modo: essa ci indica una via, un sentiero attraverso il quale poter affrontare ed elaborare un dolore rimasto lì inascoltato, ricordandoci che in tutto questo processo di presa di coscienza si è volti ad un cambiamento. Ecco che a tale scopo è funzionale nel lavoro di elaborazione di tutte quelle esperienze rimaste nella pancia, ad alcuni sullo stomaco ad altri nella gola, o in altre parti del corpo.

E allora, è opportuno prendersi del tempo per se stessi, delineare il proprio campo e proteggerlo nel senso di proteggere la propria vulnerabilità in quei momenti lì... Selezionare le confidenze, stare dentro il tempo necessario e agevolare il flusso dell'emozione attraverso la scrittura, ad esempio, l'arte, l'espressione di ogni tipo si tratti...purché si porti fuori e si condivida ciò che si sta provando in quel periodo specifico della propria vita.

E siccome  MadreNatura è l'insegnate in tutto questo, ci mostra come molta vegetazione sa prendersi del tempo per rendersi nuda e spoglia degli ornamenti che le sono propri, ma a tempo debito, quando tutto sembra fermo e quasi dimenticato o perduto, la Vita riprende il suo ciclo...bagliori di un'alba si vedono all'orizzonte....così dopo ogni tristezza c'è una gioia che attende di germogliare fra le crepe del cuore e rinverdire il giardino dell'anima.

Donarsi pazienza e una dolce accettazione rende tutto molto più vivibile, meno conturbante e affrontabile nel migliore dei modi, soprattutto nel modo migliore per sé.




domenica 21 dicembre 2014

Festeggia la Tua Nascita!







Un Sereno Natale
 una buona fine anno ed inizio 2015
l'esperienza della gioia nel cuore nasce dall'interno
 sia che tu sia solo, o in mezzo ai tuoi cari...
nel cuore risiede il trono dell'amore...
 anche i mondi invisibili, se invitati, ne sentono l'influsso e vogliono festeggiare con Te!
Festeggia la Tua nascita
ad una nuova visione del mondo
 e di Te stesso!










venerdì 28 novembre 2014

Counseling telefonico

Nel forte sviluppo ed espansione delle scuole di formazione al counseling, a partire dagli anni '80, è oggi più che mai possibile osservare i diversi campi di applicazione delle competenze di base del counseling, tra cui il counseling telefonico.

Ci sono molte realtà a riguardo che tutti noi conosciamo, in cui l'intervento telefonico è stato, e rappresenta, un primo sostegno e soccorso per fronteggiare esigenze diverse ad un utenza sempre più vasta ed eterogenea, quali telefono azzurro, telefono rosa, telefono amico e altri servizi che nel tempo hanno garantito l'efficienza del loro intervento.

Nella mia esperienza professionale mi sono confrontata e tutt'oggi mi confronto con questo tipo di servizio e di mezzo attraverso il quale accompagno le persone che per determinati e personali motivi preferiscono, in quel preciso momento della loro vita, utilizzare il counseling telefonico.

Ma è possibile allo stesso modo di un incontro vis a vis, costruire una relazione di counseling?

Certamente che la modalità comunicativa che offre un apparecchio telefonico, esclude dalla relazione molti dati che cadono sotto il lavoro osservativo del counselor, la postura, il respiro, tutta la comunicazione non-verbale (gestualità, prossemica..) e para-verbale (mimica facciale...) che costituisce il 97% del contenuto del messaggio che si intende inviare al mittente. Per non dire il contatto, la vista e tutti quei sensi che nella forma telefonica non sono coinvolti.
Quindi si comprende chiaramente la realtà limitata del campo d'azione entro il quale il counselor è chiamato ad offrire il suo intervento, ma non per questo meno efficace a soddisfare i bisogni della persona.

Anche il setting (lo studio, l'ambiente, l'accoglienza...) è limitato allo strumento della voce del professionista che dovrà essere in grado di creare comunque quel clima di accoglienza, di accettazione e contenimento entro il quale la persona può comunque benissimo percepirne la possibilità di apertura e fiducia.

L'ascolto, non solo del contenuto del messaggio, ma del suono, volume, timbro della voce dell'altro sarà notevolmente potenziato, quello uditivo sarà il canale, necessariamente privilegiato che permetterà di cogliere tutte le sfumature legate al flusso di emozioni che scorre nelle corde vocali e negli atti respiratori. Un'attenzione maggiore cadrà sul linguaggio e l'utilizzo delle parole che la persona usa nell'esprimere i propri vissuti ed esperienze. Non in secondo piano passeranno i momenti di silenzio anch'essi funzionali al processo di crescita, al lavoro di accompagnamento che il counselor compie nell'accogliere la richiesta del cliente.

I principi del counseling  rimangono comunque inalterati anche nell'incontro telefonico, in quanto il counseling è finalizzato all’attivazione, al potenziamento e alla riorganizzazione delle risorse personali e interpersonali dell’individuo sottostimate in quel momento storico che la persona sta attraversando.

Che funzioni può avere il counseling telefonico?
  • Tipo preventivo
  • Tipo supportivo
  • Tipo facilitativo
  • Tipo informativo

La macro-area di  cui il counseling si occupa è quella della Salutogenesi, pertanto l'approccio preventivo ala malattia e di orientamento è un peculiare aspetto che va al di là del mezzo utilizzato nell'offrire tale servizio. 
Chi si rivolge al mezzo telefonico, può avere richieste in merito ad  informazioni che possono riguardare le aree educativa, socio-sanitaria, sessuologica, esistenziale e altre ancora per cui già da tempo molti enti si sono adoperati.
Chi si rivolge al counseling telefonico è comunque una persona che ha una buona capacità di auto-gestire le proprie emozioni, o comunque una forte motivazione, che non vive situazioni particolarmente problematiche o che per diversi motivi, anche economici, è impossibilitata a rivolgersi fisicamente in uno studio da un professionista adeguato.

Il Bisogno di supporto è presente ogni qual volta si vive un periodo di transizione, di stress e di crisi pertanto gli incontro telefonici di counseling possono risultare utili per ricevere quel giusto stimolo e sostegno nel contattare delle emozioni e nell'accompagnare la persona in questo processo di auto-svelamento e conoscimento ulteriore delle proprie risorse. 

Una richiesta può anche esprimere un estremo bisogno di essere semplicemente ascoltati, e di non andare necessariamente a modificare particolari situazioni della propria vita.

La fase iniziale dell'analisi della domanda, sarà una fase particolarmente importante per far sì che ad entrambe le parti sia chiaro l'ambito in cui costruire la relazione ed avviare un percorso di crescita, e l'obiettivo condiviso da raggiungere. Ciò non toglie che il continuo sguardo supervisore del professionista guidi ed orienti la persona a rivolgersi a professionisti più adeguati in caso la situazione assuma forme diverse da quelle contrattate.

Quindi in risposta alla domanda iniziale, è possibile stabilire una relazione, un contatto di aiuto che possa in qualche modo svolgere le diverse funzioni sopracitate, con tutti i dubbi e le riserve a riguardo.
A volte possiamo sperimentare anche attraverso un libro (senso della vista) quel supporto o ricevere quello spunto di riflessione che soddisfi quel bisogno di un momento critico; così il counselor, attraverso il counseling telefonico, può assolvere quel ruolo di accompagnatore, facilitatore per coloro che si sentono spinti ad utilizzare tale strumento.







domenica 2 novembre 2014

A tutte le mamme del mondo (2° parte)

Benvenute nella seconda parte del post A tutte le mamme del mondo.... ce l'ho fatta!!!

Naturalmente non posso che parlare di me, della mia esperienza, ma nonostante le personali considerazioni, le scienze psicologiche nel tempo hanno trovato una base comune grazie alla quale poter attingere dei riferimenti e importare delle indicazioni utili per migliorare le proprie modalità espressivo/comunicative.

Tuttavia nel fare questo, ognuno di noi dovrà confrontarsi con le rispettive risonanze e conseguenze legate al fatto di volersi sperimentare da nuovi punti di vista.

Quali sono per una madre le tematiche più impegnative relative la gestioni dei figli?

Il lavoro è quello di agevolare il flusso di energia psichica del proprio mondo personale e di quello dei ragazzi in modo tale da costruire una relazione sana, autentica e armoniosa senza rigettare (il genitore) nella relazione le tensioni che derivano da altri rapporti. Sicuramente non sempre si riesce ma il punto non è tanto questo, quanto quello di manifestare i propri sentimenti riguardo a ciò. Ai miei figli faccio presente il fatto, cioè quando mi capita di contaminare la nostra relazione con moti emotivi che derivano da altro, che le emozioni che provo in quell'istante non dipendono da loro, ma dipende da una mia cattiva gestione. 

Nel mondo personale troviamo:
  •  impegni lavorativi che vanno dal lavoro domestico ad un lavoro retribuito
  •  tempo con il proprio partner
  • le relazioni amicali 
  • i momenti di solitudine per stare con se stesse
  • interessi personali (lettura, studio, ascoltare musica, cucito, ecc...)
  • svago (non dover far nulla, ad esempio..)
  • sport
  • attività sociali
  • altro....


I figli sono altri da noi ai quali è necessario insegnare come tutti quegli ambiti di vita appena scritti devono essere gestiti e vissuti. E noi oltre ad organizzare i nostri spazi dobbiamo organizzare anche i loro in base naturalmente alla loro età.

Ma quali possono essere degli indicatori utili da tener presente che ci possono aiutare nel nostro ruolo di madri e donne, ai fini di una maggiore qualità della relazione?

  • Comunicazione chiara, autentica, aperta
  • Il rispetto degli spazi personali
  • Ascolto delle Emozioni
  • La negoziazione
  • Regole familiari chiare e condivise

Bene!

Punto 1°: premetto che questi punti sono tutti collegati e ad essi è possibile associare più una forma circolare che retta/lineare come quella di una lista...
Per una comunicazione chiara, autentica e aperta è necessario il contatto con se stesse. Dal momento che migliorerà la comunicazione intra-personale, una comunicazione tra le proprie luci e le proprie ombre, migliorerà anche il rapporto e la comunicazione con gli altri.
Esprimersi liberamente vuol dire che in famiglia si respira un clima privo di giudizio, in cui è possibile mostrare i propri errori e mancanze e tutti i colori delle emozioni senza la paura di una minaccia o punizione. Vuol dire, per i figli ad esempio, non soccombere alle aspettative o alle interpretazioni che i genitori hanno e fanno sul loro comportamento e sulla loro vita. Vuol dire sentire la libertà di mostrarsi così come si è, di manifestare le gioie e dolori, ciò non implica che i nostri figli debbano essere a conoscenza di fatti personali, ma semplicemente che non debba maschera troppo lo stato d'animo che provo in quel momento....

I limiti da rispettare per noi madri è quello di non rendere i nostri figli genitori di noi stesse, quindi le nostre lacrime, ad esempio le mostriamo a qualche amica o le conserviamo nel nostro intimo e appena possibile ri-aprirle nella propria stanza... Pertanto comunicazione aperta non vuol dire, comunicare tutto, da parte del genitore, bensì dare la libertà di esprimersi completamente ai propri figli, si!

Punto 2°:

Gli spazi personali. Cosa si intende? Sapete che molte persone non sanno di avere uno spazio personale, talmente identificate con quelli degli altri?

Lo spazio personale è il proprio mondo percettivo fatto di sensazioni fisiche, emozioni, pensieri e convinzioni/valori. Uno spazio fatto di personali punti di vista, stile di vita, scelte, passioni, interessi, aspirazioni, desideri... Anche un bambino ha di questo spazio, naturalmente di dimensioni pari alla sua maturità, ma di base c'è, e lo possiede già da appena nato. L'insegnamento del rispetto che un adulto dovrebbe passare ad un bambino, si basa proprio sulla percezione che il bambino è un mondo a sé, è un'anima individuata che gode di importanti e fondamentali diritti come quello di scelta e di desiderio.
Nella misura in cui l'adulto coltiva il proprio spazio, il bambino lo imparerà. Avere consapevolezza delle regole del proprio territorio psichico, di come intendiamo rispettarci sulla base di quello che ci piace o non ci piace nell'interazione con l'altro, consente un'adeguata abilità di mediazione con il mondo esterno.
Se la consapevolezza è scarsa si rischierà di confondere i campi di coscienza  con quelli dei propri figli i quali hanno bisogno di sentirsi al sicuro dalle ingerenze genitoriali. Ai ragazzi non vanno raccontati fatti troppo personali del genitore né tanto meno del rapporto di coppia. Essi vanno salvaguardati da tutte quelle problematiche interne relative agli antichi vissuti, ad esempio, dei loro genitori.
Ogni volta che siamo troppo autoritarie o imponiamo qualcosa ai figli ciò è un violare il loro campo...e ogni volta che i figli tentano di prendersi cura di noi o di sapere troppo sul nostro conto, vuol dire che abbiamo ceduto loro parte delle nostre responsabilità e quindi invaso il loro campo.


Ascolto delle Emozioni:

Quando abbiamo fretta, o siamo troppo stanche non riusciamo a tenere comportamenti adeguati alle situazioni in corso. Spesse volte è più facile dire: - Fai questo!....o stai zitto!....smetti di fare quello!...- ecc... Senza giudicarci, osserviamo semplicemente quando ci accade di evitare l'ascolto dell'altro e soprattutto di noi stesse, per poi ritornare sull'argomento e rivelare il proprio stato d'animo che ha permesso di tenere quel tipo di comportamento. Sarebbe di una utilità preziosa inserire nelle frasi di repertorio familiare: - Cosa provi in questo momento?- o - Come ti fa sentire quello che ha detto/fatto (mamma o altri), ora?-
Aprire uno spazio di riconoscimento, espressione e ascolto delle emozioni di tutti i componenti familiari vuol dire aprirsi alla meraviglia di ciò che siamo, aprirsi alla profonda umanità che tutti rivestiamo per sentirci uguali e non speciali. Ma ancora di più, creare questo spazio sacro vuol dire legittimare tutte le emozioni senza possibilità di censura, perché le emozioni non vanno giudicate come brutte o cattive, ma vanno accolte, ascoltate ed espresse così come sono, altrimenti sarà come ingoiare bocconi amari che prima o poi inquineranno tutto il corpo.  L'Ascolto implica assumersi la responsabilità di ciò che provo in quel preciso momento senza rischiare di accusare l'altro per questo, ma imparo, e così i figli, la stabilità, la centratura su di sé e a conoscermi meglio.

Punto 3°:

L'arte di negoziare. Cosa significa negoziare?
Negoziare vuol dire che al raggiungimento di un accordo condiviso, entrambe le parti ne escono vincenti. Nessuno sacrifica nulla come nel compromesso, ma condivise le proprie posizioni e valutate le alternative nuove al problema da risolvere, si sceglie ciò che soddisfa le condizioni delle esigenze di tutti. Quando assumiamo un tono duro e autoritario i nostri figli si oppongono, e ciò è sano e naturale, e al loro posto faremmo la stessa identica cosa., in quanto sentono minacciato il loro territorio. Quando non percepiscono rispetto c'è una mancata riformulazione del messaggio che l'adulto intende mandare, ecco dunque l'importanza di presentare il proprio punto di vista con emozioni annesse e le proprie proposte lasciando sempre un'apertura di messa in discussione e cercare creativamente un nuovo adattamento alla situazione, in quanto anche noi dobbiamo conoscere il loro punto di vista.

Se ad esempio i bambini vogliono guardare la tv mentre si mangia in contrasto con l'opinione del genitore, quest'ultimo si accorgerà che può evitare di fare scelta drastiche e mantenere posizioni ferree e che può andare incontro alle richieste dei figli sempre nel rispetto di certi limiti che l'adulto saggiamente considererà e farà rispettare. Così i bambini potranno guardare la tv nei giorni che avranno scelto loro, ma con una frequenza che detterà il genitore. Ecco la congiunzione di differenti richieste.


Punto 4°:

Le regole familiari; le conoscete le vostre?
Vero è che le regole passano implicitamente, ossia in base al nostro stile di vita, alle nostre convinzioni mentali e alla nostra modalità comunicativa, quindi all'esempio che diamo, passano queste regole, e i figli le assorbono e le fanno proprie, e nello stesso tempo costituiscono inconsapevolmente i loro sistemi di difesa ad esse, per quelle che percepiscono come minacciose.
Meglio sarebbe esplicitare, da parte di tutti, cosa piace e cosa non piace, riguardo la convivenza nello stesso luogo, come gestire gli spazi della propria casa, come rispettare le responsabilità di tutti senza che noi mamme, in particolare, ci sostituiamo in tutto e per tutto ai nostri figli.
Tali regole, che vanno appunto da questioni pratiche, come mettere a posto i giochi, a questioni relazionali/comunicative, vanno condivise, ossia anche i bambini devono prendere parte nella costruzione e nella gestione dello spazio-famiglia, in modo tale da incentivare non solo il senso di responsabilità ma anche quel senso di appartenenza ad un nucleo accogliente che genera sentimenti di rispetto, e sensazioni di sostegno e sicurezza.

Questi punti possono essere dei riferimenti per imparare a gestire la soddisfazione dei propri bisogni di noi mamme e dei nostri figli. Mettere coraggio nell'ascoltare il proprio bisogno, onestà con se stesse, separare i propri bisogni da quelli dei figli... senso di responsabilità nel sapersi accudire ed espressione e condivisione della gioia nel riuscire a fare tutto ciò....a stare nel processo di crescita!


Nella mia esperienza più che mai osservo quotidianamente l'importanza del mio equilibrio interiore e la ripercussione che questo sui miei figli comporta.
 Il flusso di energia che il nostro stato d'animo emette agisce sia che ne siamo consapevoli che non, il lavoro infatti, è un lavoro profondo, di coraggio nell'accogliere quelle consapevolezze che a volte sono scomode, ma procedendo nel percorso di crescita ci accorgiamo che ne vale sempre la pena.

Sarà doloroso ammettere  a se stesse delle verità, ma è quel dolore che porta a livelli più elevati di coscienza, ognuna nel rispetto dei propri sacri tempi di maturazione e trasformazione....nulla si può forzare! Ecco allora la Fiducia nella Vita, nello Spirito di Saggezza che agisce e lavora dal momento che lo facciamo entrare nel nostro Cuore affidandogli la cura delle sue ferite.

Integrare la proprie ombre è il lavoro di una vita e questo è a mio avviso, uno dei più grandi insegnamenti che possiamo trasmettere ai nostri ragazzi, sciogliere i nodi e i blocchi che impediscono ai raggi dell'Amore dentro di noi di irradiarsi nel mondo.

Questo è l'augurio che faccio ad ognuna di voi!
ellis





mercoledì 3 settembre 2014

A tutte le mamme del mondo!!! (1°parte)

Oggi mi voglio dedicare a quell'aspetto di noi donne che si manifesta nella nostra vita, sia che abbiamo partorito che non.

Ma in particolare intendo condividere la mia esperienza di madre di due meravigliosi gemelli di 12 anni!
Dopo i miei 25 anni circa si fece più forte l'istinto di maternità, ma mai avrei pensato di ricevere questa sorpresa che di primo acchito è stata piuttosto effetto "bomba"...poi piano piano, anzi dopo poco mi sono subito sintonizzata con le due animelle cui davo ospitalità.

Avere 2 gemelli non è la stessa cosa che aver due figli di poca differenza d'età, perché il rapporto che viene a crearsi tra di loro, talmente l'affinità, è come se generassero una terza forza che viene ben percepita quando decidono di coalizzarsi contro...

Ma al di là del numero dei figli, le dinamiche riguardo la gestione del nostro tempo e del loro, direi che più o meno sono le stesse per tutte. Nel tempo mi sono accorta che dietro la mia smania di avere figli era nascosto un tentativo di fuga da me stessa e dalla mia interiorità. Quando ho avuto i ragazzi ancora non ero in me, non mi vedevo, non percepivo il mio corpo, e solo dopo un evento traumatico (la morte del mio terzo figlio) mi sono risvegliata ad una nuova consapevolezza.

Avevo partorito me stessa!

Ricominciavo a prendere contatto con me, con i miei bisogni, ad ascoltare il corpo, le mie idee, ad osservare le mie paure, insicurezze e tutto un lavoro di ricostruzione del mio quadro familiare dal quale ho ricevuto un certo tipo di educazione. Cominciavo a mettere radici.

C'è voluto del tempo prima di riuscire ad integrare i bisogni dei miei figli e quelli della mia bambina interiore che avevo dimenticato, della mia adolescente e della donna che sono. Il lavoro ancora continua, ma la presenza è diversa, maturata nel tempo, e i miei figli me ne danno testimonianza.

Loro sono uno specchio speciale per noi, grazie ai loro comportamenti ed umori possiamo ricollegarci al nostro stato umorale per averne maggiore consapevolezza ed osservare che "ciò che è dentro è come ciò che è fuori". Agli inizi quando loro erano piccoli sentivo la fatica di accudirli, perché la cura di me che avevo intrapreso con un percorso di psicoterapia mi succhiava molte energie e venivo anche giudicata male per questo dalle persone cui mi aspettavo sostegno. Ma non potevo fare diversamente, proprio come i miei figli cominciavano ad esplorare la realtà esterna a loro, io stavo imparando a scoprire il mio spazio vitale, e ad esplorare le mie profondità.

Questo tempo non è durato molto a lungo perché poi mi son dovuta concentrare veramente soprattutto quando ai loro tre anni e mezzo, mi sono separata e siamo andati tutti e 3 in una nuova casa.
Sempre di più sperimentavo che la mia salute era la loro, la mia serenità conquistata passo dopo passo era anche la loro e il tempo mi ha fino ad ora confermato tutto ciò.
Così quando vivo momenti di rabbia, anche loro si arrabbiano... sono le mie sentinelle, e proprio in questi momenti sono chiamata a misurarmi con la mia umanità, fatta di sbalzi, di cicli e ritorni, loro conoscono già la mia luna nera, fanno esperienza dei cicli femminili coloriti e vivaci di cui è fatta la donna.

Hanno trovato una strategia di supporto a questo, quando sentono la mia voce alterata fanno opera di "placcaggio", come la chiamano loro; mi stringono dolcemente ma con fermezza, fra le loro braccia finché non mi calmo sussurrandomi dolci parole con la loro vocina che ancora hanno!

...e non possono che riuscire nel loro intento!!!

E così, nei momenti critici cerco di ritirarmi e  di gestire le mie emozioni, non sempre è facile, spesso ti devi trattenere, non è opportuno piangere davanti ai figli, purtroppo non sempre i nostri tempi di cura coincidono con i nostri doveri materni... sono momenti anche intensi...ma hanno il loro tempo e poi svaniscono. Ciò non elude una comunicazione autentica con i ragazzi quando alcuni miei comportamenti non sono troppo idonei alla situazione.

La nostra abilità sta infatti, nel cercare di gestire al meglio i tempi per accudire noi stesse, per rispondere a tutti i nostri bisogni, e gestire al meglio le emozioni più disparate che possiamo provare nella nostra ciclicità lunare/mestruale. 

Soprattutto la nostra bambina interiore è quella che vuole più cure e a cui dobbiamo fare attenzione perché potrebbe essere così invadente da togliere le considerazioni necessarie per i nostri figli... e se non ci impegniamo a gestirla, viviamo con doppie identità, viviamo facendo finta di essere delle donne mature che mascherano semplicemente una bambina ancora capricciosa; perché se siamo noi ad avere un tremendo bisogno di apprezzamenti non possiamo dare le giuste cure ai nostri figli, e per questo pagheremo delle conseguenze piuttosto importanti nel tempo.

La qualità del rapporto con i nostri cuccioli è determinata anche dalla qualità del rapporto che abbiamo con nostra madre e quindi come viviamo il ruolo di figlie.
Naturalmente sono aspetti collegati in quanto il modo di essere madre è fortemente influenzato da come abbiamo vissuto il ruolo di figlie, ricollegandomi così alla natura della relazione con la nostra bambina.

Ciò che mi supporta è il senso di responsabilità che provo nel pensare all'importanza di crescere ed educare due anime, un'opera d'importanza sociale  che dobbiamo compiere nonostante le difficoltà che siamo chiamate a vivere spesse volte anche  nella nostra solitudine.
Ma nella condivisione, nel supporto reciproco tra noi, ed anche con supporti mirati, è possibile vivere la meraviglia che l'essere madre comporta, la meraviglia di esprimere il potere creativo a tutto tondo di cui ogni donna ne è testimone.

Gratitudine!
Elisabetta

mercoledì 30 luglio 2014

Il mito del Principe Azzurro

A tutte le Principesse!!!

Questo post è dedicato in particolar modo alle femminucce.

Vi ricordate fin da quale tenera età avete sentito parlare del Principe Azzurro?

Io credo presto, molto presto ci è stato proposto questo stereotipo di uomo perfetto, bello come il sole, educato, gentiluomo e con tanti altri attributi.


Quindi abbiamo ascoltato storie e  favole in cui la principessa o la dama protagonista, non aspettava altro che l'arrivo del suo salvifico Principe Azzurro.
 Il gioco dell'identificazione con i personaggi è immediato, i bambini in una certa fase di età procedono per imitazione, e a quale bambina non sarebbe piaciuto o non avrebbe sognato di sentirsi come una principessa e vivere in un meraviglioso castello protetta e sicura dal suo salvatore?

Così dall'adolescenza in poi, incomincia l'affannosa ricerca del partner ideale, del ragazzo perfetto di colui che non c'è ma che da qualche parte prima o poi spunterà fuori, anche se nel frattempo ha una identità fantastica, nascosta, inventata, come quando si immagina la macchina dei propri sogni o la casa o altri giocattoli.
 Comincia la costruzione dei castelli in aria fatti di progetti incantati forbiti di brillanti valori e sfavillanti obiettivi e magiche idee, tutto custodito nella mente di chi ha dimenticato di fare i conti con la realtà non solo esterna a sé, ma con quella realtà interna. Il fascino della magia di questo fatidico incontro è proprio irresistibile, ogni nuova proposta viene rivestita di tutte le fantastiche aspettative che come un pacco regalo viene scartata e scoperta per cercar di trovare ciò che da tempo si fantastica.

L'immagine di  salvatore di cui è investito il nostro Principe Azzurro, è un'immagine allettante che sgrava la giovane fanciulla da tante responsabilità e compiti evolutivi cui è chiamata dalla vita stessa a svolgere. 

-Con lui al mio fianco avrò trovato la felicità, risolto ogni problema ogni mia tristezza raggiunto ogni obiettivo, non dovrò preoccuparmi di nulla. Mi salva ogni volta che provo delusione negli incontri che non rispondono alle mie aspettative precise, dunque ritorno a giocare con la fantasia quando la realtà non corrisponde ad essa. -  

Ci sono donne invece che hanno scelto una morte più veloce, oltre a non aver trovato il partner adeguato, si sono accontentate, rassegnate e hanno rinunciato per sempre al sogno, alla fantasia, si sono precluse ogni  via di fuga, il rospo questa volta, invece di baciarlo, lo hanno ingoiato.

Tuttavia  chi sogna, porta l'attenzione completamente all'esterno di sé, la soluzione è fuori e si confonde nel tempo, sembra quasi si trattasse di una lunga e dolce attesa, alimentata dalla speranza consolatoria di vedere arrivare un giorno questo bel giovane forte e virile.
Ma questa principessa nella sua quotidianità vive un forte senso di solitudine e di frustrazione che preferisce confondere con questa idea anestetizzante di colui che non c'è. La concretezza delle emozioni spaventa, la terra chiama un contatto profondo chiaro e netto, l'insoddisfazione per il senso di vuoto è quasi insopportabile, le relazioni diventano sfuggevoli e se provano ad essere più profonde c'è il timore che non corrispondano all'ideale agognato, allora forse meglio fermarsi prima sulla soglia di quiescenza  per non affrontare  ulteriormente  una realtà spaventosa.
Allora la fantasia risulta più rassicurante, le bruciature non arrivano, la delusione è un'estranea o è tollerabile  finché dura il gioco dell'attesa. Questo non sapere come sarà il proprio futuro e questa curiosità per l'ignoto stimola la sete di ricerca della novità lasciandosi per strada le vere occasioni che la vita offre, lasciando inosservati dei gesti regali di persone che realmente tentano un contatto sano e un confronto aperto con la sognante.

Non c'è nulla di male nel desiderare o cercare situazioni migliori per se stessi.
 Il punto è come si cerca di farlo?

Chi sogna troppo e relega tutta la propria felicità ad una fantasia salvifica ed evanescente, rischia fortemente di perdersi di vista, di disconoscere il proprio potere di modificare la realtà. I piedi sono staccati da terra, le questioni si eludono, ci si accontenta di quello che capita o si diventa troppo esigenti e sole senza  portare dei cambiamenti funzionali e mirati per raggiungere il grado di benessere desiderato.

Prima del Principe Azzurro, viene la principessa, vengo io, ci sono io con me!
Ecco la grande trappola che viene insegnata sin da piccole. 
Finché non si apprende l'importanza dell'ascolto profondo di se stesse, finché non si impara a percepire e gestire le proprie emozioni, si perderà una vita a stare dietro ai sogni dimenticandosi di svegliarsi.

Prima di tutto ci sono io ed il mio equilibrio.
Mi sperimento nelle relazioni di coppia assumendomi le responsabilità di tutto ciò che intimamente si sviluppa, si muove, si blocca o si trasforma. L'altro è semplicemente un'ottima occasione per lavorare sui propri schemi o nodi, e scioglierli, anche se sento profondamente che non è il partner adeguato per me, ma accettando comunque che un legame c'è, la storia può procedere per questa direzione arrivando sicuramente ad un punto di svolta in cui chiudere il rapporto perché il compito e lo scopo dello scambio è terminato, o in cui tutto si è trasformato e non vedo più l'altro come il rospo che non voglio baciare, o l'idea dell'uomo, bensì il principe carne ed ossa adeguato per me.

La mia gioia profonda non può dipendere dal partner, non posso attendere un incontro per essere veramente felice, non mi amo se percepisco il mio cuore monco a metà, a brandelli, e chi potrò attirare con questo cuore? Semplicemente un altro come me, disperato e bisognoso! Allora lì sicuramente non sarò più la sua principessa ma la sua serva ed infermiera. 

Ma quando mi centro su ciò che mi rende completa e ciò è solo l'Amore, e decido di affidarmi al flusso della Vita impegnandomi nel mio lavoro interiore quotidiano dimenticando il Principe Azzurro, allora solo dopo accadranno delle belle sorprese... ma non saranno queste ad essere il motore della gioia poiché già ne sono impregnata, già sgorga nel mio cuore e sarà questa la condizione che permetterà ad altre gioie di raggiungermi, di vivere relazioni autentiche, di richiamare al mio cuore il mio Re perché è la Vita che lo conduce al mio Regno che nel tempo ho saputo costruire e custodire come una Regina.