polarità

lunedì 30 giugno 2014

La leggerezza nella coppia: il lato comico del conflitto

Ciao a tutti cari lettori!

Se in questo momento, a caldo, vi dicessi di misurare il grado di leggerezza nella comunicazione con il vostro partner, da 0 a 10, quanto sarebbe?

Quanto vi pesa un conflitto?

Quanto durano i musi nei giorni a seguire?
Quanta fatica immaginate ci sia in un chiarimento adulto e giocoso, invece di far finta di nulla e ritornare su vecchi binari?


Certamente che le situazioni di conflitto, attrito, incomprensione, ci toglie molte energie, certamente che a nessuno di noi piace trovarsi in situazioni in cui sappiamo già prima di cominciare, come andranno a finire, e che la fine rappresenta spesse volte una rimessa in discussione totalizzante, o una negazione e rimozione generale.

Penso che una delle maggiori circostanze routinarie nella coppia, sia propria quella del litigio.
Provate anche voi a ripensare un momento alle solite situazioni in cui vi scontrate! Da quanto tempo durano e vanno avanti allo stesso modo? 

Ebbene, ci avete mai pensato che da un conflitto possa nascere tanto divertimento che permette, come ben sappiamo, di scaricare la tensione in risate a squarcia gola? 
Che si inizia con il broncio e si finisce abbracciati e col sorriso nel cuore?
Ma credete che sia possibile?

Cosa fate quando vi punta l'indice contro e con quel tono alto di voce solito vi dice: - Sei sempre disordinato/a, siccome non metti in ordine, non trovo quello che mi serve!!!!- o - Mi tratti sempre allo stesso modo, mi metti in ridicolo di fronte agli altri... ti devi per forza mettere al centro dell'attenzione... sempre col tuo modo di pretendere invece che di chiedere con gentilezza...-. Ecco, di fronte a queste accuse...cosa rispondete, se rispondete?
 Che ne dite, mentre il vostro partner si trova con la coda rigonfia come i gatti e il pelo tutto arruffato, se lo prendete per mano ed iniziate a fare un valzer...e via per la cucina, la sala, le stanze da letto... e girate ed intanto lo fate parlare....???
Oppure mentre tutto concentrato a dirvele di cotte e di crude esordite con: - Sai che il cornetto con la crema mi piace molto!?-
Spostare subito l'attenzione e saltare di palo in frasca è una tecnica pronto soccorso per spezzare il clima elettrico e dare una piega diversa dal solito. Da qualche parte bisognerà pure iniziare?

Quali possono essere le condizioni perché ciò accada?

Leggete bene e lentamente queste condizioni che conducono ad una seria trasformazione e che richiedono un po' più tempo del giro di valzer:

Bisogna essere disposti a....


  • Ammorbidire le proprie posizioni: rinunciare al bisogno di avere ragione!
  • Considerare e accordarsi già in partenza che il conflitto è una occasione di crescita. Confermare l'accordo su questo punto nei momenti di tranquillità, e ripeterlo ogni volta che vi dimenticate!
  • Mentre l'altro vi punta il dito contro, non affrettatevi a difendervi. Ascoltate seriamente se almeno un 10% di ciò che dice a malo modo vi può corrispondere, perché se vi fa tanto arrabbiare quel dito puntato, allora vuol dire che qualcosa corrisponde.
  • Apertura all'ascolto; l'altro, come voi, ha il diritto di dire la sua, anche se voi la giudicate sbagliata.
  • Sappiate e ditevelo vicendevolmente, che l'uno è lo specchio dell'altro. Se state insieme ci sarà una ragione (non volevo dire perché, per non rifare Cocciante :-D), questo legame se c'è, si avverte, è limpido, e rappresenta una chiara comunicazione, che con l'altro si ha ancora della strada da fare!
Bene! Se riuscirete a rispettare questi cinque punti che sembrano a primo acchito, forse un po' scialbi, (e che bel coraggio ad affermare ciò?)  allora scoprirete delle meraviglie e degli aspetti di voi non immaginati.

Questi presupposti sono piuttosto impegnativi quanto possibili e attuabili, il punto è: 
- Come volete che sia la vostra relazione di coppia?-
Se scegliete di crescere insieme all'altro, e vi assicuro che per la mia esperienza è veramente una bella avventura, questi sono i passi che potrete sin da subito mettere in atto, e osservare che con poco tempo riuscirete a non-prendervi-troppo-sul-serio!

SDRAMMATIZZARE, ecco l'obiettivo da raggiungere, la LEGGEREZZA, la SPENSIERATEZZA dell'essere consapevoli che tutto è un gioco da giocare.

Questi doni arrivano solo in una condizione di apertura di mente e di cuore. Quando si è veramente disposti a lavorare su di sé, a mettersi in discussione, ad osservare i propri pensieri e comportamenti, accadono dei veri miracoli. 
Poi naturalmente, si ritornerà sull'argomento per chiarire ed esprimersi ancora di più con la calma morbida e una serena tranquillità.
Il fuoco non appena acceso, divampa grazie al potere del sorriso del cuore, è il cuore che parte per primo della mente, se non lo giudichiamo più, se gli permettiamo di esprimere qualsiasi sentimento porta; così si sentirà più leggero, si sgraverà di tanti pesi rancorosi che bloccavano il suo respiro, ogni risata sarà una purificazione, un'esplosione di gioia e la risposta al disagio, al conflitto, sarà chiara alla vostra vista, spunterà come un fiore nel giardino della vostra Dimora Interiore.

E quando tutto ciò accadrà ve ne accorgerete con molta chiarezza, quando voltando un po' lo sguardo indietro nel tempo, osserverete le differenze ed il cambiamento di rotta... -Tutta un'altra storia...!!!-, direte.

Bene, vi auguro seriamente di sperimentare il lato comico del litigio e di farne occasione di divertimento.
Siamo come i bambini, anche noi grandi preferiamo imparare dal gioco!


martedì 27 maggio 2014

Testimonianze Percorsi di crescita

Qui di seguito troverete alcune testimonianze di persone che hanno svolto insieme a me un percorso di crescita; testimonianze legate alla utilità che hanno trovato nel Counseling.

  • Avevo perso la strada mi incamminavo su sentieri sterrati e più cadevo più mi allontanavo.La via maestra era piena di ostacoli e di insidie ed ero lì impaurito, ferito,solo e tremante.In quel paesaggio pieno di nuvole scrutai un raggio di sole bello e luminoso, caldo e accogliente.Mi prese per mano, mi curò le ferite, mi diede fiducia e io lo seguì, mi nutrì, mi coprì con un cappotto per superare periodo più freddi, ed io a poco a poco ritrovai la calma, la fiducia in me stesso e negli altri, la consapevolezza, la riconoscenza e il perdono.Un raggio di sole di nome Elisabetta. Grazie

  • Il counseling mi ha aiutata ad entrare in contatto con il mio disagio e ciò mi ha portato a un livello di consapevolezza tale da affermare "io funziono così". Mi ha dato la possibilità di conoscere approfonditamente la relazione con i miei e grazie al perdono ora sto meglio in famiglia. Infine grazie al counseling e grazie alla relazione instaurata con Elisabetta sono riuscita a soddisfare alcuni bisogni che stavano gridando da tempo.  Lucy 28 anni.


  • Il percorso di counseling è stata la cosa più speciale che io abbia mai fatto,da parecchi anni faccio percorsi o corsi per conoscere un po' meglio me ed un po' di verità, ma in questo  sono riuscita ad abbinare entrambe le cose.
    In questo percorso è come se si riallacciasse una relazione con  una parte di se  stessi troppo spesso dimenticata, è andarsi dentro, è conoscersi veramente oltre tutti gli schemi e le maschere che indossiamo anche a nostra insaputa, è vedere i propri limiti, saperli riconoscere e lavorarci per andare oltre e prendere decisioni coraggiose.
    E' riuscire a prendere finalmente la strada verso casa, verso la nostra casa interiore.
    Silvia.

  • Appena ho visto la foto di Elisabetta ho subito pensato che lei avrebbe potuto aiutarmi a conoscermi un po' di più!  Avendo già fatto diversi anni di psicoterapia e quindi avendo già lavorato sul "grosso", sentivo il bisogno di fare un percorso diverso, di un  approccio differente nell'affrontare alcuni momenti in cui cadevo nella confusione. Così intuì non solo la sorprendente capacità di  empatia di Elisabetta ma che l'approccio che utilizza un counselor poteva fare per me in quel momento. Così sono riuscito oltre a prestare maggiore ascolto alle mie emozioni, anche ad accogliere  nuove vedute prima non considerate specie nell'ambito spirituale dal quale ho ricevuto risposte inaspettate con un generale livello di benessere. Grazie di tutto Elis.   Claudio (45)

  • Con il counseling sono riuscita a comprendere l'importanza di ascoltare le emozioni e come è difficile starci. La cosa più semplice è quella di fuggire utilizzando anche altri metodi dicasi per la crescita ma che ti portano fuori da te. Grazie alla profonda sensibilità di Elisabetta mi sono sentita accompagnata in questo viaggio verso il mio Centro, senza giudizio e senza forzature, ma con dolcezza e delicatezza nel rispetto dei miei tempi, come solito mi diceva Elis. Che dire, suggerisco a tutti di farsi un percorso perchè i risultati sono davvero stupefacenti pur non essendo terapia nè cura di alcun genere!!! Francesca 38 anni

  • Dopo un lungo intenso e difficile periodo della mia vita, ho attraversato un momento di confusione in cui sembrava che ogni cosa che dovevo fare era diventata difficile da affrontare. Ero affaticata dai miei pensieri. Non riuscivo più a capire cosa volevo io nel profondo, quindi arrancavo nel caos dei miei pensieri che mi urlavano contro. Grazie al counseling e alla spiccata sensibilità di Elisabetta, sono riuscita ad ascoltare questi brutti pensieri, a contrastarli e addirittura a smentirli. Ho accettato me stessa per come sono ascoltandomi nel profondo ed ho imparato finalmente ad amarmi veramente. Ho imparato così ad essere io un'amica VERA di me stessa e a prendermi cura dal profondo delle mie emozioni, ascoltandole e osservando cosa mi dicono senza giudizio. Ogni volta che mi ascolto trovo la strada giusta per me!!! GRAZIE DI CUORE!!!!  (cliente)


  • Nel percorso che ho svolto con Elisabetta ho ricevuto il giusto sostegno che cercavo in quel momento della mia vita in cui il dolore per la perdita di mia madre era piuttosto importante. Ho preso maggiore contatto con le mie emozioni soprattutto con quella della rabbia che ho imparato a gestire e trasformare tanto che le stesse situazioni non provocavano più in me le solite reazioni. E oltre tutto questo, anzi unitamente a tutto ciò, ho ripristinato, recuperato la mia spinta ad amare la Vita e vedere il bicchiere mezzo pieno. (Luciano)

martedì 29 aprile 2014

La mutilazione del compromesso

"Un uomo andò da uno szabò, un sarto, e provò un abito. Stando davanti allo specchio vide che l'orlo era irregolare.
- Oh!- disse il sarto, -non si preoccupi. Tenga giù la parte più corta con la sinistra, e nessuno se ne accorgerà.-
Mentre il cliente seguiva il consiglio, osservò che il risvolto della giacca si arrotolava invece di restare piatto.
-Questo?- disse il sarto. -Ma non è niente. Giri un po' la testa e tenga giù il mento.-
Il cliente accondiscese, ma intanto osservò che il cavallo dei pantaloni era un po' corto e stringeva un po'.
-Oh, non si preoccupi di questo-, disse il sarto. -Tenga giù il cavallo con la destra, e sarà perfetto.-
 Il cliente accettò e acquistò l'abito.
Il giorno dopo indossò il nuovo vestito con tutte le alterazioni portate da mani e mento. Mentre passava per il parco con il mento che teneva giù il risvolto, una mano che tirava giù la giacca e l'altra il calzone, due vecchi smisero di giocare a scacchi per guardarlo mentre passava.
-M'Isten, Dio mio!- disse il primo. -Guarda quel povero storpio!-
L'altro rifletté un momento e poi sussurrò: - Igen, si, è davvero storpio, ma... dove avrà trovato un vestito così bello?-
(Donne che corrono coi lupi, pag.266)

Ed ecco ancora un'altra storia per raccontare dei nostri modi bizzarri di adeguarci ad una cultura che fondamentalmente violenta gli animi.
Spesse volte per mostrare all'esterno che è tutto ok, che nella nostra vita funziona tutto, ci mostriamo con le nostre storpiature... - Mi racconta delle bugie ogni tanto...ma ha una voce così suadente!-, o -E' un po' rude nei modi quando siamo soli... ma è stimato da tutti e ha successo!- 
Insomma, conosciamo benissimo questo tipo di situazioni in cui si sceglie di rimanere bloccati e far passare questo come una cosa normale, mentre la nostra natura più genuina e autentica viene tradita.

La superficie e l'apparenza, il non-vedere i propri bisogni porta a pagare un prezzo altissimo per la nostra anima. Il sarto della storia è la cultura che invita ad accontentarsi, a non chiedere, a seguire i modelli ad assecondare le brame senza cercare a scapito della propria dignità ed integrità. Ha un bel vestito il signore, forse uno dei più belli ed eleganti, ma per stare alle condizioni del vestito deve mostrarsi come uno storpio anche se in fondo non lo è. 

Certe volte creiamo proprio delle situazioni in cui apparire bigotti o frustrati per essere più apprezzabili alla vista degli altri, imbavagliando le voci che dal profondo gridano per la violenza subita perché non sono state ascoltate, loro dicono la verità e indicano la vera via per ritornare a casa, ad essere se stessi, ma qualcosa ha impedito e distolto da tutto ciò, qualche canto di sirena, o qualche gingillo che sembrava luccicare più dell'oro.

Imparare a dire di no! Imparare a fiutare e ri-fiutare ciò che non ci appartiene, che non ci corrisponde... E da subito si è capaci di vedere questo...da subito capisci quando le cose non sono per te...ma basta un attimo che ci ricami sopra ed il gioco è fatto! La trappola è stata attivata.

Mostrarsi per ciò che non si è, o accettare una relazione, un lavoro, una situazione barattando pezzi di anima, alla fine è stremante, inaridente, è come avere un serbatoio bucato che mentre si fa strada e si procede avanti, dietro, quasi all'insaputa, si perde energia, si disperde tempo, calore, concentrazione, talenti... e tutto per non scegliere di fermarsi e riparare il danno, il bisogno, per non guardare quella paura o riflettere su quella convinzione.

 Fermarsi e riparare il danno, ecco cosa la cultura odierna  vieta subdolamente di fare.
Ecco i nostri ritmi frenetici dove ci portano... 

Riparare il danno è il dono più prezioso che una persona si possa fare. 
Dapprima sembra difficile buttare il vestito nuovo dopo che ci siamo accorti che non era per noi. E diciamo, - Ma l'ho pagato molti soldi!-, o - Ho studiato una vita per...!- , o - C'ho speso tempo ed energie per realizzarlo!- Ed ecco un'ulteriore trappola perché pensi che ciò che non ti appartiene sia ancora utile, o pensi di buttare o chiudere qualcosa che abbia ancora valore per te! 

Ma se non ti serve e ne comprendi la vanità, quale spreco ci può essere? Cosa di tuo butterai o taglierai insieme a quella situazione se non è per te? Togli la proiezione, togli l'inganno dalla tua vista e rinasci alla nuova visione di te e di ciò che realmente vuoi! Se non si fanno questi tagli, sarà la  tua anima a camminare zoppa e mutilata per aver preferito il compromesso.

Benedetta è l'accettazione di non essere perfetti, di aver mal percepito essersi sbagliati ma felici perché la Vita offre continuamente la possibilità di sistemare il tiro, di rivedere i propri progetti, di rivedere l'immagine che ci si costruisce, e soprattutto offre la scelta quotidiana di camminare al fianco del proprio cuore e della propria anima, di osservarne le richieste, ascoltarne i sussurri, i canti e i lamenti per poter intraprendere una strada adeguata ai loro passi, rispondente a ciò che autenticamente essi chiedono.

Ma ci vuole veramente coraggio per essere stessi?
Deve diventare un'impresa eroica o può ritornare ad essere la cosa più naturale al mondo?









venerdì 18 aprile 2014

Felice Pasqua!


Lumanoaconfronto ringrazia della presenza e della partecipazione alla lettura e alla visita del blog
per una maggior disponibilità alla riflessione e all'apertura per raggiungere il Ben-Essere con il fine di  fluire nel ciclo di Vita/Morte/Vita a cui siamo chiamati!


Una felice Pasqua a tutti Voi!

giovedì 10 aprile 2014

La Piccola Fiammiferaia e la perdita del Sacro Fuoco Interiore

"Era la fine dell'anno faceva molto freddo.
Una povera bambina camminava a piedi nudi per le strade della città.

La mamma le aveva dato un paio di pantofole, ma erano troppo grandi e la povera piccola le aveva perdute attraversando la strada.
Un monello si era precipitato e aveva rubato una delle pantofole perdute.
Egli voleva farne una culla per la bambola della sorella.
La piccola portava nel suo vecchio grembiule una gran quantità di fiammiferi che doveva vendere. 
Sfortunatamente c'era in giro poca gente: infatti quasi tutti erano a casa impegnati nei preparativi della festa e la poverina non aveva guadagnato neanche un soldo. 
Tremante di freddo e spossata, la bambina si sedette nella neve: non osava tornare a casa, poiché sapeva che il padre l'avrebbe picchiata vedendola tornare con tutti i fiammiferi e senza la più piccola moneta.
Le mani della bambina erano quasi gelate.
Un pochino di calore avrebbe fatto loro bene! La piccola prese un fiammifero e lo sfregò contro il muro
Una fiammella si accese e nella dolce luce alla bambina parve di essere seduta davanti a una grande stufa!
Le mani e i piedi cominciavano a riscaldarsi, ma la fiamma durò poco e la stufa scomparve.

La piccola sfregò il secondo fiammifero e, attraverso il muro di una casa, vide una tavola riccamente preparata.
In un piatto fumava un'oca arrosto.... All'improvviso, il piatto con l'oca si mise a volare sopra la tavola e la bambina stupefatta, pensò che l'attendeva un delizioso pranzetto. 
Anche questa volta, il fiammifero si spense e non restò che il muro bianco e freddo.
La povera piccola accese un terzo fiammifero e all'istante si trovò seduta sotto un magnifico albero di Natale.
Mille candeline brillavano e immagini variopinte danzavano attorno all'abete.
Quando la piccola alzò le mani il fiammifero si spense.
Tutte le candele cominciarono a salire in alto verso il cielo e la piccola fiammiferaia si accorse che non erano che stelle.
Una di loro tracciò una scia luminosa nel cielo: era una stella cadente.
La bambina pensò alla nonna che le parlava delle stelle. 
La nonna era tanto buona! Peccato che non fosse più al mondo.
Quando la bambina sfregò un altro fiammifero sul muro, apparve una grande luce. In quel momento la piccola vide la nonna tanto dolce e gentile che le sorrideva.
-Nonna, - esclamò la bambina - portami con te! Quando il fiammifero si spegnerà, so che non sarai più là. Anche tu sparirai come la stufa, l'oca arrosto e l'albero di Natale!
E per far restare l'immagine della nonna, sfregò uno dopo l'altro i fiammiferi.
Mai come in quel momento la nonna era stata così bella. 
La vecchina prese la nipotina in braccio e tutte e due, trasportate da una grande luce, volarono in alto, così in alto dove non c'era fame, freddo né paura.
Erano con Dio." (H.C. Andersen)


Che cosa ci indica la storia della piccola fiammiferaia?
Qual è il paesaggio psichico che ci viene rappresentato?

La bambina si trova in un ambiente in cui non viene apprezzata e non vengono apprezzati i suoi talenti, i fiammiferi. Invece di scalciare, di lottare si rassegna, la sua forza istintuale si sta congelando internamente, così come esteriormente non trova amicizie vitali che la possano non confortare, ma sostenere nella sua opera di raggiungere il suo obiettivo: il calore.

Quando ci si trova fuori al freddo nella zona della rinuncia si tende a vivere di fantasia. Quando non riusciamo a concretizzare i nostri progetti o a far fruttare i nostri talenti ci inoculiamo un veleno che all'apparenza è dolce è qualcosa di buono, in fondo anche un piccolo fiammifero per un momento può scaldare; come la fantasia, un potente anestetico. - Lo farò...-
- Quando si presenterà l'occasione partirò...- e - Lui/lei cambierà... - ecc...

L'azione si congela. Il Sacro Fuoco Interiore, la pulsione vitale si spegne.

Addirittura la bambina svende i suoi talenti, svende il principio creativo, il fuoco, la saggezza, e lo brucia subito, si accontenta dell'effimero invece che mettersi alla ricerca di un focolare che le possa scaldare l'anima e la possa salvare.

 Non sfrutta i suoi doni, non riesce a vedere che da quei fiammiferi potrebbero nascere dei progetti concreti se incoraggiati e sostenuti da persone che le scaldano il cuore e la stimolino a realizzare il tutto. I progetti vanno alimentati, bisogna cercare il nutrimento senza rifugiarsi nelle fantasie letali.

 Cerca chi sostiene la tua opera e chi ti aiuta ad aprire gli occhi.
Tieni a distanza chi accarezza con te le tue fantasie anestetizzanti.

" Abbiamo bisogno dei colpetti d'ala di tutti gli angeli che riusciamo a trovare." (C.P. Estés) 

E la Estés incita a lasciare le amicizie e l'ambiente che non riconosce le proprie virtù, che uccide la creatività invece che nutrirla, che invita a rimanere con seducenti messaggi del tipo: - tanto non ce la fai...-, - Non sei capace... -  altrimenti come la bambina nella storia congeliamo. 

E anche la nonna interiore la trascina nella fantasia e nel rifugio della morte sperando ad una vita migliore, tanto in questo presente non c'è nulla che  possa cambiare. 

"Chiunque non sostenga la vostra arte, la vostra vita, non merita il vostro tempo. Duro ma vero. Altrimenti vi vestono gli stracci della Piccola Fiammiferaia e si è costretti a vivere una vita assai parziale che congela i pensieri, la speranza, i doni, lo scrivere, il suonare, il disegnare, il danzare."

(C. P. Estés)

lunedì 10 marzo 2014

Grandi Madri e Donne Sagge


"Forse sei giunta qui perché sei interessata a vivere in modo tale da essere benedetta dal miracolo, come lo definisco io, di essere giovane da vecchia e vecchia da giovane, ovvero essere ricolma di una graziosa varietà di paradossi in stabile equilibrio.
Ricordi che la parola paradosso significa un'idea contraria alle opinioni convenzionali? E' così per la Grand Mére, la più grande delle donne, la Grande Madre... perché abbina ciò che sembra illogico ma assolutamente utile con le grandi doti della psiche profonda.

Le grandi doti paradossali sono, principalmente, essere saggia e acquisire di continuo nuovi insegnamenti, essere ricolma di spontaneità e affidabilità; essere selvaggiamente creativa e risoluta; essere audace e accorta; proteggere la tradizione ed essere originale...

Spero tu ti accorga che queste caratteristiche ti appartengono tutte in una misura o nell'altra, come potenziali, realizzate a metà o formate pressoché del tutto.

Se sei interessata a queste divine contraddizioni, sei interessata anche all'archetipo misterioso e irresistibile della donna saggia di cui la Grande Madre è una rappresentazione simbolica.
L'archetipo della donna saggia appartiene a donne di tutte le età e si manifesta con forme e modalità uniche nella vita di ogni donna.

Parlare dell'imago profonda della Grande Madre come uno degli aspetti più importanti dell'archetipo della donna saggia non significa parlare di un'età cronologica o di una fase nella vita delle donne. Grande perspicacia, grande preveggenza, grande pace, espansività, sensualità, grande creatività, acume e audacia nell'apprendimento, ovvero essere sagge non è una condizione pienamente formata che arriva all'improvviso a una certa età e ricade sulle spalle di una donna come un mantello.
Grande chiarezza e percezione, grande amore di immensa magnitudine, grande consapevolezza di sé di enorme profondità e ampiezza, la crescita di una saggezza squisitamente applicata... sono tutte opere in divenire, non conta quanti anni abbia accumulato una donna.

Il fondamento della grandezza contrapposto alla mera ordinarietà è spesso conquistato attraverso crolli e ferite devastanti, slanci dello spirito, svolte sbagliate ed eccitanti nuove partenze in gioventù, nella mezza età o nella tarda età. Ciò che si raccoglie dopo un disastro o una fortuna inaspettata è plasmato e poi vissuto dalla donna e dal suo spirito, dal suo cuore, dalla sua mente, dal suo corpo e dalla sua anima...

Esistono molte grandi madri degne di venerazione. E' vero che essere letteralmente la grande madre -e la nonna- di un bambino è come innamorarsi, e la nascita dei bambini può essere fonte di incanto per una donna anziana. Inoltre, l'orgoglio e lo splendore di aver dato alla luce una figlia che a sua volta è diventata madre sprigiona e conferisce anche una sua intrinseca grandiosità. Ed esistono molti altri modi per essere consacrate nell'imago della grande madre, che esulano dalla progenie.

Esistono donne che sono grandi generatrici di generazioni di idee, processi, genealogie, creature, periodi della propria arte; che diventano sempre più sagge e ne sono l'espressione. Esistono mentori, grazie di conoscenza, che guidano studenti e allievi, piccole autrici e artiste in erba, ma anche mature, perché anche le donne mature hanno bisogno di calore e consigli per sbocciare stagione dopo stagione.

La grande madre ha un compito fondamentale che è sconfortante, audace, stimolante e gioioso. 
Il compito fondamentale della grande madre non è che questo, e tutto qui: 


                        Vivere la vita in tutta la sua pienezza. 

Non a metà. Non a tre quarti. Non un giorno da pecora e uno da leone. Ma piena di vita, ogni giorno. Non secondo la pienezza di un altro. Ma secondo la pienezza determinata dal proprio destino e dalla spontanea volontà che dona la vita e non la affievolisce.

E nel mito troviamo lo specchio di tale compito. Come quando Inanna la Grande Madre, la Grande Dea dei Sumeri descrive poteri che le sono stati dati:

Mi ha dato la verità.
Mi ha dato la discesa nel mondo sotterraneo.
Mi ha dato l'ascesa dal mondo sotterraneo.
...
Mi ha dato la veste nera.
Mi ha dato la veste colorata.
Mi ha dato lo sciogliere la chioma.
Mi ha dato il raccogliere la chioma.
...
Mi ha dato l'arte di far prosperare.
...
Mi ha dato l'arte del potere.
Mi ha dato l'arte del tradimento.
Mi ha dato l'arte della franchezza.
...
Mi ha dato l'elevare lamenti.
Mi ha dato l'esultanza del cuore.
Mi ha dato l'inganno.
Mi ha dato la terra ribelle.
Mi ha dato l'arte della gentilezza.
Mi ha dato il viaggio.
Mi ha dato la sicura dimora.
...
Mi ha dato l'orecchio percettivo.
Mi ha dato il potere dell'attenzione.
...
Mi ha dato il timore.
Mi ha dato la costernazione.
Mi ha dato lo sgomento.
...
Mi ha dato la procreazione.
Mi ha dato l'accensione della discordia.
Mi ha dato il consigliare.
Mi ha dato il confortare il cuore.
Mi ha dato il pronunciare giudizi.
Mi ha dato il prendere decisioni.
Quando una vive pienamente, così fanno anche gli altri."

(Clarissa Pinkola Estés, La danza delle grandi madri, 2006 Frassinelli)

 



martedì 25 febbraio 2014

Quanti di voi si sono sentiti costretti a fare i "Bravi bambini" ?

-Devi essere bravo/a...-
- Comportati bene...- 
- Non fare questo...non fare quello!-
- Devi essere forte e perfetto!-
- Non devi sbagliare... -

E giù a valanga espressioni di questo tipo ne conosciamo a iosa.
I nostri genitori, la cultura del perbenismo, la religione, molte sovrastrutture hanno condizionato l'educazione che ci è stata impartita, ma diversamente non poteva essere poiché si cresce in un contesto preciso e caratterizzato da determinate idee, tradizioni  e credo.

In ogni cultura e società le famiglie adottano un metodo che ritengono consapevolmente o inconsapevolmente adeguato per loro, ossia un metodo che credono sia migliore o più spicciativo di altri, nella misura in cui gli stessi genitori hanno elaborato i loro vissuti relativi la loro infanzia.

Nella mia storia, il rispetto delle regole riguardo i comportamenti, fare bene le cose che si fanno, scuola, faccende domestiche, essere gentili ed educati, rispettare i genitori (non rispondere) e le persone più anziane, rispettare le messe della domenica  e la pasta al forno a pranzo e il pollo la sera e così una lista lunga di comandi, non faceva altro che annullarmi e creare distanza tra il mondo esterno e ciò che c'era dentro di me. Per il grande sforzo che feci mi venne la scoliosi, io dovevo rigare dritta ma qualcosa si doveva storcere perché il conformarmi era contro la mia natura, non c'era molta libertà di espressione, la mia percezione dell'ambiente mi portava a chiudermi sempre di più in un  silenzio incompreso da me e dagli altri. 

Così si piange da soli, in un angolino,  la rabbia è repressa, parole non dette, emozioni inespresse e ingoiate duramente. La rabbia era sintomo di maleducazione, non essere bravi, e di non-rispetto verso i propri genitori mentre si alimentava una comunicazione non-autentica sempre più superficiale foriera di equivoci e di risentimenti che nel tempo possono anche divenire rimossi a tal punto  da non solo dimenticare le incomprensioni subite  ma anche a difendere i genitori stessi o le figure significative di riferimento.
  
Una delle finalità nell'essere bravi era quella di non-provocare problemi in famiglia. 
I genitori non sapevano gestire le loro emozioni non erano consapevoli dei propri moti interni, figuriamoci supportare un povero bambino che è lì che non attende altro che provare un po' di comprensione, sostegno e guida! 
Se il genitore è più fragile di suo figlio che cosa gli può dare di significativo e di valore che duri per sempre?
Si apprezza di aver avuto un tetto, dei panni e da mangiare, assolutamente si ringrazia sempre, ma... Questo "ma" pesa per tutta la vita e ti può rovinare la vita se non ti rimbocchi le maniche e ci vai a lavorare sodo!

Un'altra finalità era quella di non avere nemici e problemi.
 Essere bravi voleva dire - "dì sempre di si!"-, non contestare, non dire la tua, non dire ciò che pensi veramente... Devi piacere a tutti! ecco un altro pilastro che regge il gioco!

Devi piacere a tutti! che vuol dire? attenti bene!!!
Che se c'è qualcuno che poco poco ce l'ha con te, o ti fa un'osservazione o una critica, è la fine! Botta sullo stomaco, - Cosa avrò combinato?-, - Dove ho sbagliato?-
Allora cosa viene da fare in automatico? si scappa! Ci si nasconde come da piccoli! O si butta addosso all'altro tutta la rabbia del mondo ..ma ciò è più difficile! Viene meglio EVITARE.
E come si fa a non evitare? Se hai dovuto reprimere tutto ciò che provavi, se non ti sei sentito accolto né agevolato e legittimato ad ascoltare ciò che sentivi, come fai ad AFFRONTARE l'altro?

Ecco una delle conseguenze tremende del "bravo bambino": non aver imparato ad affrontare. Ma la prima cosa che si deve imparare ad affrontare sono le proprie emozioni. E questo l'adulto lo deve imparare bene se non vuole crescere ed incentivare altri bravi bambini e soprattutto se vuole vivere nella gioia autentica e in relazioni costruttive. 
Oltre ad affrontare le proprie emozioni è necessario dirsi: 
- Ma mica si può piacere a tutti?! 
- Chi lo dice che devo piacere a chiunque? - 

  Concepire che non a tutti possiamo piacere e assumere questo dato come un dato di realtà umana e naturale, produce un effetto di liberazione; - Ma per fortuna non si piace a tutti!- . 

Posso scegliere le persone con cui entrare in contatto, con le quali sentirmi libero di esprimermi e sono in grado di rispondere ad una critica a chi dissenta con ciò che penso e dico, anzi questo mi permettere di conoscermi maggiormente e di aumentare la mia autostima, di sperimentare la fedeltà verso ciò che penso e sperimentare la vulnerabilità nei momenti in cui è necessario fare un cambiamento. Sono capace di ribattere, di mostrare anche i miei denti un pochino, se è necessario; i giudizi degli altri non sono più dei pugni allo stomaco né la paura di essi perché ho smesso di giudicare me stesso dandomi il permesso di non essere perfetto e di sbagliare come ogni essere umano, confidando nella competenza di riparare qualsiasi errore.
Se non c'è ostacolo non c'è crescita. 

In questo post ho esposto alcune mie riflessioni, di spunti ce ne sono molti riguardo l'argomento, da trattare, ne ho sfiorati alcuni per me significativi. 
Come conclusione vi lascio un messaggio a mio avviso interessante che ho imparato da sola come molte cose nella mia vita, che il fatto di usare nelle relazioni atteggiamenti come la gentilezza, la dolcezza, l'ascolto, l'accoglienza, la fiducia e tante altre virtù, non lo si fa per rispettare un precetto esterno a sé, o perché fan tutti così, ma semplicemente perché il primo a beneficiarne sono io. 

Sarò gentile nel senso vero e autentico del termine perché ciò giova alla mia salute mentale e fisica, il mio sguardo è colmo di dolcezza perché è la dolce amorevolezza del mio cuore a guardare l'altro, pertanto ciò che avviene, avviene perché trova una corrispondenza all'interno di me, perché nasce da un onesto ascolto interiore, perché ho sviluppato una modalità comunicativa congruente... e siccome c'è congruenza ci sarà un momento in cui non riuscirò a manifestare il  mio essere gentile o dolce ed accogliente, ci sarà un momento in cui starò più ritirato, in cui avrò bisogno di stare da solo, di stare dentro, ma non per questo mancherò di rispetto a qualcuno, e non per questo cambierà il valore profondo ed eterno della mia Essenza!