polarità

giovedì 10 aprile 2014

La Piccola Fiammiferaia e la perdita del Sacro Fuoco Interiore

"Era la fine dell'anno faceva molto freddo.
Una povera bambina camminava a piedi nudi per le strade della città.

La mamma le aveva dato un paio di pantofole, ma erano troppo grandi e la povera piccola le aveva perdute attraversando la strada.
Un monello si era precipitato e aveva rubato una delle pantofole perdute.
Egli voleva farne una culla per la bambola della sorella.
La piccola portava nel suo vecchio grembiule una gran quantità di fiammiferi che doveva vendere. 
Sfortunatamente c'era in giro poca gente: infatti quasi tutti erano a casa impegnati nei preparativi della festa e la poverina non aveva guadagnato neanche un soldo. 
Tremante di freddo e spossata, la bambina si sedette nella neve: non osava tornare a casa, poiché sapeva che il padre l'avrebbe picchiata vedendola tornare con tutti i fiammiferi e senza la più piccola moneta.
Le mani della bambina erano quasi gelate.
Un pochino di calore avrebbe fatto loro bene! La piccola prese un fiammifero e lo sfregò contro il muro
Una fiammella si accese e nella dolce luce alla bambina parve di essere seduta davanti a una grande stufa!
Le mani e i piedi cominciavano a riscaldarsi, ma la fiamma durò poco e la stufa scomparve.

La piccola sfregò il secondo fiammifero e, attraverso il muro di una casa, vide una tavola riccamente preparata.
In un piatto fumava un'oca arrosto.... All'improvviso, il piatto con l'oca si mise a volare sopra la tavola e la bambina stupefatta, pensò che l'attendeva un delizioso pranzetto. 
Anche questa volta, il fiammifero si spense e non restò che il muro bianco e freddo.
La povera piccola accese un terzo fiammifero e all'istante si trovò seduta sotto un magnifico albero di Natale.
Mille candeline brillavano e immagini variopinte danzavano attorno all'abete.
Quando la piccola alzò le mani il fiammifero si spense.
Tutte le candele cominciarono a salire in alto verso il cielo e la piccola fiammiferaia si accorse che non erano che stelle.
Una di loro tracciò una scia luminosa nel cielo: era una stella cadente.
La bambina pensò alla nonna che le parlava delle stelle. 
La nonna era tanto buona! Peccato che non fosse più al mondo.
Quando la bambina sfregò un altro fiammifero sul muro, apparve una grande luce. In quel momento la piccola vide la nonna tanto dolce e gentile che le sorrideva.
-Nonna, - esclamò la bambina - portami con te! Quando il fiammifero si spegnerà, so che non sarai più là. Anche tu sparirai come la stufa, l'oca arrosto e l'albero di Natale!
E per far restare l'immagine della nonna, sfregò uno dopo l'altro i fiammiferi.
Mai come in quel momento la nonna era stata così bella. 
La vecchina prese la nipotina in braccio e tutte e due, trasportate da una grande luce, volarono in alto, così in alto dove non c'era fame, freddo né paura.
Erano con Dio." (H.C. Andersen)


Che cosa ci indica la storia della piccola fiammiferaia?
Qual è il paesaggio psichico che ci viene rappresentato?

La bambina si trova in un ambiente in cui non viene apprezzata e non vengono apprezzati i suoi talenti, i fiammiferi. Invece di scalciare, di lottare si rassegna, la sua forza istintuale si sta congelando internamente, così come esteriormente non trova amicizie vitali che la possano non confortare, ma sostenere nella sua opera di raggiungere il suo obiettivo: il calore.

Quando ci si trova fuori al freddo nella zona della rinuncia si tende a vivere di fantasia. Quando non riusciamo a concretizzare i nostri progetti o a far fruttare i nostri talenti ci inoculiamo un veleno che all'apparenza è dolce è qualcosa di buono, in fondo anche un piccolo fiammifero per un momento può scaldare; come la fantasia, un potente anestetico. - Lo farò...-
- Quando si presenterà l'occasione partirò...- e - Lui/lei cambierà... - ecc...

L'azione si congela. Il Sacro Fuoco Interiore, la pulsione vitale si spegne.

Addirittura la bambina svende i suoi talenti, svende il principio creativo, il fuoco, la saggezza, e lo brucia subito, si accontenta dell'effimero invece che mettersi alla ricerca di un focolare che le possa scaldare l'anima e la possa salvare.

 Non sfrutta i suoi doni, non riesce a vedere che da quei fiammiferi potrebbero nascere dei progetti concreti se incoraggiati e sostenuti da persone che le scaldano il cuore e la stimolino a realizzare il tutto. I progetti vanno alimentati, bisogna cercare il nutrimento senza rifugiarsi nelle fantasie letali.

 Cerca chi sostiene la tua opera e chi ti aiuta ad aprire gli occhi.
Tieni a distanza chi accarezza con te le tue fantasie anestetizzanti.

" Abbiamo bisogno dei colpetti d'ala di tutti gli angeli che riusciamo a trovare." (C.P. Estés) 

E la Estés incita a lasciare le amicizie e l'ambiente che non riconosce le proprie virtù, che uccide la creatività invece che nutrirla, che invita a rimanere con seducenti messaggi del tipo: - tanto non ce la fai...-, - Non sei capace... -  altrimenti come la bambina nella storia congeliamo. 

E anche la nonna interiore la trascina nella fantasia e nel rifugio della morte sperando ad una vita migliore, tanto in questo presente non c'è nulla che  possa cambiare. 

"Chiunque non sostenga la vostra arte, la vostra vita, non merita il vostro tempo. Duro ma vero. Altrimenti vi vestono gli stracci della Piccola Fiammiferaia e si è costretti a vivere una vita assai parziale che congela i pensieri, la speranza, i doni, lo scrivere, il suonare, il disegnare, il danzare."

(C. P. Estés)

lunedì 10 marzo 2014

Grandi Madri e Donne Sagge


"Forse sei giunta qui perché sei interessata a vivere in modo tale da essere benedetta dal miracolo, come lo definisco io, di essere giovane da vecchia e vecchia da giovane, ovvero essere ricolma di una graziosa varietà di paradossi in stabile equilibrio.
Ricordi che la parola paradosso significa un'idea contraria alle opinioni convenzionali? E' così per la Grand Mére, la più grande delle donne, la Grande Madre... perché abbina ciò che sembra illogico ma assolutamente utile con le grandi doti della psiche profonda.

Le grandi doti paradossali sono, principalmente, essere saggia e acquisire di continuo nuovi insegnamenti, essere ricolma di spontaneità e affidabilità; essere selvaggiamente creativa e risoluta; essere audace e accorta; proteggere la tradizione ed essere originale...

Spero tu ti accorga che queste caratteristiche ti appartengono tutte in una misura o nell'altra, come potenziali, realizzate a metà o formate pressoché del tutto.

Se sei interessata a queste divine contraddizioni, sei interessata anche all'archetipo misterioso e irresistibile della donna saggia di cui la Grande Madre è una rappresentazione simbolica.
L'archetipo della donna saggia appartiene a donne di tutte le età e si manifesta con forme e modalità uniche nella vita di ogni donna.

Parlare dell'imago profonda della Grande Madre come uno degli aspetti più importanti dell'archetipo della donna saggia non significa parlare di un'età cronologica o di una fase nella vita delle donne. Grande perspicacia, grande preveggenza, grande pace, espansività, sensualità, grande creatività, acume e audacia nell'apprendimento, ovvero essere sagge non è una condizione pienamente formata che arriva all'improvviso a una certa età e ricade sulle spalle di una donna come un mantello.
Grande chiarezza e percezione, grande amore di immensa magnitudine, grande consapevolezza di sé di enorme profondità e ampiezza, la crescita di una saggezza squisitamente applicata... sono tutte opere in divenire, non conta quanti anni abbia accumulato una donna.

Il fondamento della grandezza contrapposto alla mera ordinarietà è spesso conquistato attraverso crolli e ferite devastanti, slanci dello spirito, svolte sbagliate ed eccitanti nuove partenze in gioventù, nella mezza età o nella tarda età. Ciò che si raccoglie dopo un disastro o una fortuna inaspettata è plasmato e poi vissuto dalla donna e dal suo spirito, dal suo cuore, dalla sua mente, dal suo corpo e dalla sua anima...

Esistono molte grandi madri degne di venerazione. E' vero che essere letteralmente la grande madre -e la nonna- di un bambino è come innamorarsi, e la nascita dei bambini può essere fonte di incanto per una donna anziana. Inoltre, l'orgoglio e lo splendore di aver dato alla luce una figlia che a sua volta è diventata madre sprigiona e conferisce anche una sua intrinseca grandiosità. Ed esistono molti altri modi per essere consacrate nell'imago della grande madre, che esulano dalla progenie.

Esistono donne che sono grandi generatrici di generazioni di idee, processi, genealogie, creature, periodi della propria arte; che diventano sempre più sagge e ne sono l'espressione. Esistono mentori, grazie di conoscenza, che guidano studenti e allievi, piccole autrici e artiste in erba, ma anche mature, perché anche le donne mature hanno bisogno di calore e consigli per sbocciare stagione dopo stagione.

La grande madre ha un compito fondamentale che è sconfortante, audace, stimolante e gioioso. 
Il compito fondamentale della grande madre non è che questo, e tutto qui: 


                        Vivere la vita in tutta la sua pienezza. 

Non a metà. Non a tre quarti. Non un giorno da pecora e uno da leone. Ma piena di vita, ogni giorno. Non secondo la pienezza di un altro. Ma secondo la pienezza determinata dal proprio destino e dalla spontanea volontà che dona la vita e non la affievolisce.

E nel mito troviamo lo specchio di tale compito. Come quando Inanna la Grande Madre, la Grande Dea dei Sumeri descrive poteri che le sono stati dati:

Mi ha dato la verità.
Mi ha dato la discesa nel mondo sotterraneo.
Mi ha dato l'ascesa dal mondo sotterraneo.
...
Mi ha dato la veste nera.
Mi ha dato la veste colorata.
Mi ha dato lo sciogliere la chioma.
Mi ha dato il raccogliere la chioma.
...
Mi ha dato l'arte di far prosperare.
...
Mi ha dato l'arte del potere.
Mi ha dato l'arte del tradimento.
Mi ha dato l'arte della franchezza.
...
Mi ha dato l'elevare lamenti.
Mi ha dato l'esultanza del cuore.
Mi ha dato l'inganno.
Mi ha dato la terra ribelle.
Mi ha dato l'arte della gentilezza.
Mi ha dato il viaggio.
Mi ha dato la sicura dimora.
...
Mi ha dato l'orecchio percettivo.
Mi ha dato il potere dell'attenzione.
...
Mi ha dato il timore.
Mi ha dato la costernazione.
Mi ha dato lo sgomento.
...
Mi ha dato la procreazione.
Mi ha dato l'accensione della discordia.
Mi ha dato il consigliare.
Mi ha dato il confortare il cuore.
Mi ha dato il pronunciare giudizi.
Mi ha dato il prendere decisioni.
Quando una vive pienamente, così fanno anche gli altri."

(Clarissa Pinkola Estés, La danza delle grandi madri, 2006 Frassinelli)

 



martedì 25 febbraio 2014

Quanti di voi si sono sentiti costretti a fare i "Bravi bambini" ?

-Devi essere bravo/a...-
- Comportati bene...- 
- Non fare questo...non fare quello!-
- Devi essere forte e perfetto!-
- Non devi sbagliare... -

E giù a valanga espressioni di questo tipo ne conosciamo a iosa.
I nostri genitori, la cultura del perbenismo, la religione, molte sovrastrutture hanno condizionato l'educazione che ci è stata impartita, ma diversamente non poteva essere poiché si cresce in un contesto preciso e caratterizzato da determinate idee, tradizioni  e credo.

In ogni cultura e società le famiglie adottano un metodo che ritengono consapevolmente o inconsapevolmente adeguato per loro, ossia un metodo che credono sia migliore o più spicciativo di altri, nella misura in cui gli stessi genitori hanno elaborato i loro vissuti relativi la loro infanzia.

Nella mia storia, il rispetto delle regole riguardo i comportamenti, fare bene le cose che si fanno, scuola, faccende domestiche, essere gentili ed educati, rispettare i genitori (non rispondere) e le persone più anziane, rispettare le messe della domenica  e la pasta al forno a pranzo e il pollo la sera e così una lista lunga di comandi, non faceva altro che annullarmi e creare distanza tra il mondo esterno e ciò che c'era dentro di me. Per il grande sforzo che feci mi venne la scoliosi, io dovevo rigare dritta ma qualcosa si doveva storcere perché il conformarmi era contro la mia natura, non c'era molta libertà di espressione, la mia percezione dell'ambiente mi portava a chiudermi sempre di più in un  silenzio incompreso da me e dagli altri. 

Così si piange da soli, in un angolino,  la rabbia è repressa, parole non dette, emozioni inespresse e ingoiate duramente. La rabbia era sintomo di maleducazione, non essere bravi, e di non-rispetto verso i propri genitori mentre si alimentava una comunicazione non-autentica sempre più superficiale foriera di equivoci e di risentimenti che nel tempo possono anche divenire rimossi a tal punto  da non solo dimenticare le incomprensioni subite  ma anche a difendere i genitori stessi o le figure significative di riferimento.
  
Una delle finalità nell'essere bravi era quella di non-provocare problemi in famiglia. 
I genitori non sapevano gestire le loro emozioni non erano consapevoli dei propri moti interni, figuriamoci supportare un povero bambino che è lì che non attende altro che provare un po' di comprensione, sostegno e guida! 
Se il genitore è più fragile di suo figlio che cosa gli può dare di significativo e di valore che duri per sempre?
Si apprezza di aver avuto un tetto, dei panni e da mangiare, assolutamente si ringrazia sempre, ma... Questo "ma" pesa per tutta la vita e ti può rovinare la vita se non ti rimbocchi le maniche e ci vai a lavorare sodo!

Un'altra finalità era quella di non avere nemici e problemi.
 Essere bravi voleva dire - "dì sempre di si!"-, non contestare, non dire la tua, non dire ciò che pensi veramente... Devi piacere a tutti! ecco un altro pilastro che regge il gioco!

Devi piacere a tutti! che vuol dire? attenti bene!!!
Che se c'è qualcuno che poco poco ce l'ha con te, o ti fa un'osservazione o una critica, è la fine! Botta sullo stomaco, - Cosa avrò combinato?-, - Dove ho sbagliato?-
Allora cosa viene da fare in automatico? si scappa! Ci si nasconde come da piccoli! O si butta addosso all'altro tutta la rabbia del mondo ..ma ciò è più difficile! Viene meglio EVITARE.
E come si fa a non evitare? Se hai dovuto reprimere tutto ciò che provavi, se non ti sei sentito accolto né agevolato e legittimato ad ascoltare ciò che sentivi, come fai ad AFFRONTARE l'altro?

Ecco una delle conseguenze tremende del "bravo bambino": non aver imparato ad affrontare. Ma la prima cosa che si deve imparare ad affrontare sono le proprie emozioni. E questo l'adulto lo deve imparare bene se non vuole crescere ed incentivare altri bravi bambini e soprattutto se vuole vivere nella gioia autentica e in relazioni costruttive. 
Oltre ad affrontare le proprie emozioni è necessario dirsi: 
- Ma mica si può piacere a tutti?! 
- Chi lo dice che devo piacere a chiunque? - 

  Concepire che non a tutti possiamo piacere e assumere questo dato come un dato di realtà umana e naturale, produce un effetto di liberazione; - Ma per fortuna non si piace a tutti!- . 

Posso scegliere le persone con cui entrare in contatto, con le quali sentirmi libero di esprimermi e sono in grado di rispondere ad una critica a chi dissenta con ciò che penso e dico, anzi questo mi permettere di conoscermi maggiormente e di aumentare la mia autostima, di sperimentare la fedeltà verso ciò che penso e sperimentare la vulnerabilità nei momenti in cui è necessario fare un cambiamento. Sono capace di ribattere, di mostrare anche i miei denti un pochino, se è necessario; i giudizi degli altri non sono più dei pugni allo stomaco né la paura di essi perché ho smesso di giudicare me stesso dandomi il permesso di non essere perfetto e di sbagliare come ogni essere umano, confidando nella competenza di riparare qualsiasi errore.
Se non c'è ostacolo non c'è crescita. 

In questo post ho esposto alcune mie riflessioni, di spunti ce ne sono molti riguardo l'argomento, da trattare, ne ho sfiorati alcuni per me significativi. 
Come conclusione vi lascio un messaggio a mio avviso interessante che ho imparato da sola come molte cose nella mia vita, che il fatto di usare nelle relazioni atteggiamenti come la gentilezza, la dolcezza, l'ascolto, l'accoglienza, la fiducia e tante altre virtù, non lo si fa per rispettare un precetto esterno a sé, o perché fan tutti così, ma semplicemente perché il primo a beneficiarne sono io. 

Sarò gentile nel senso vero e autentico del termine perché ciò giova alla mia salute mentale e fisica, il mio sguardo è colmo di dolcezza perché è la dolce amorevolezza del mio cuore a guardare l'altro, pertanto ciò che avviene, avviene perché trova una corrispondenza all'interno di me, perché nasce da un onesto ascolto interiore, perché ho sviluppato una modalità comunicativa congruente... e siccome c'è congruenza ci sarà un momento in cui non riuscirò a manifestare il  mio essere gentile o dolce ed accogliente, ci sarà un momento in cui starò più ritirato, in cui avrò bisogno di stare da solo, di stare dentro, ma non per questo mancherò di rispetto a qualcuno, e non per questo cambierà il valore profondo ed eterno della mia Essenza! 







venerdì 10 gennaio 2014

Quali convinzioni mentali hanno condizionato la scelta del matrimonio

2.3  Quali convinzioni mentali hanno condizionato la scelta del matrimonio

Al di là dei rituali civili o religiosi che hanno caratterizzato la storia del matrimonio nel mondo e che interessano civiltà di ogni tempo e luogo, il matrimonio in sé inteso come unione di due poli opposti, trae origine dalla naturale inclinazione del numero due a divenire Uno. Cosa  intendo dire?  Intendo  appunto fare riferimento all’attrazione dei poli,  che  vuol dire propensione ad un completamento e ad una integrazione là 
dove viene percepita una mancanza. La realtà dell’unione del principio maschile con il principio femminile è riflessa in ogni cosa che appartiene a questo mondo e che viene percepito con i cinque sensi. Quindi si può semplicemente dedurre che è un evento naturale che nel tempo è stato rivestito o caricato, a favore e non, di molte sovrastrutture e portato a livelli sofisticati e distaccati dalla sua semplice realtà e ragion d’essere. La scelta di sposarsi a seconda della cultura e della religione d’appartenenza può essere quindi costruita e montata più da fattori sociali intrisi di forti tradizioni, che da mozioni e slanci autentici interni al proprio campo di coscienza.  E appunto per questo, dopo aver toccato in particolar modo la sfera emotiva nei paragrafi precedenti, è opportuno  andare ora a scovare nel proprio archivio mentale ogni pensiero che  è stato accolto o che in qualche modo è stato  introiettato/assimilato in modo inconsapevole dall’ambiente familiare a partire dalla propria  infanzia. Ciò che in questo momento torna utile è una piccola ricerca su tutte le idee che aleggiavano nel vostro contesto familiare d’origine e che sentite di avere assorbito e esservi in qualche modo aggrappati ad esse senza avere un desiderio maturo e autentico di sposarvi o di andare a convivere.  

Come fate a saperlo?  
Ripensate alle frasi comuni che si dicevano riguardo il matrimonio, allo sposarsi, al prendere moglie o al prendere marito. A tutto ciò che si diceva o che non si poteva dire,  sapendo che il contesto della famiglia 
d’origine era a sua volta inserito in un contesto culturale ancora più ampio  con le sue caratteristiche di 
apertura e chiusura nei confronti del nuovo e dei vari condizionamenti derivanti dai  diversi  ambiti sociali, 
politici e religiosi. Quindi assaporate bene il clima familiare in cui siete cresciuti per verificare se qualche idea sia entrata nel vostro sistema di convinzioni/valori e che in qualche modo vi abbia influenzato in maniera importante.  
Ecco alcune possibili convinzioni:  
1)  Il matrimonio è l’unico modo per vivere insieme alla persona che amo. 
2)  Ad una certa età bisogna sposarsi. 
3)  Essere donna vuol dire essere sposa e madre. 
4)  Essere uomo vuol dire essere sposo e padre. 
5)  Solo nel matrimonio si possono avere dei figli. 
6)  Sposarsi fa parte del rispetto delle regole e del rispetto della tradizione. 
7)  La convivenza va contro Dio e contro il buon costume. 
8)  Il matrimonio rinforza l’amore.  
9)  Nel matrimonio si è più responsabili. 
10)  Con il matrimonio metterà la testa a posto. 
11)  Il matrimonio ti cambia. 
12)  Senza matrimonio una coppia non è riconosciuta come tale.  
13) Matrimonio=maggiore sicurezza finanziaria,  che da soli.  
14) Matrimonio=libertà dal sistema familiare d’origine.  


Questa è una lista indicativa con delle frasi-stimolo per aiutarvi a scovare le vostre convinzioni più particolari. 
Siete riusciti a trovarla o a trovarle? 
Se sì, andiamo a vedere su quali basi si tengono in piedi.  Prendete sempre carta e penna e rispondete a que-
ste domande: 
-  Quali vantaggi vi ha permesso di ottenere tale convinzione? 
-  Da quali paure vi ha permesso di fuggire?  
-  Quali insicurezze si nascondevano dietro? 
-  Quali castelli in aria vi ha permesso di costruire? 
-  E senza questa convinzione come pensate si possa stare o si poteva stare?  
-  E  quale idea alternativa  potrebbe sostituire tale convinzione?  
Avete notato che la convinzione si ricollega con qualche paura o stato emotivo che avete scritto precedentemente?  
E sapete perché? Perché la funzione dei giudizi e delle convinzioni è quella di sedare le insicurezze e le 
paure legate al non-sapere,  dando così l’illusione di essere nel giusto!  
Andate a controllare!  
Una convinzione mentale per avere forza e produrre comportamenti ha bisogno del sostegno delle emozioni, del corpo, da sola sarebbe sterile e non foriera di cambiamenti. 

Può capitare che in un dato momento può essere più forte un’emozione come una paura o un dispiacere, mentre in un altro può essere più presente un pensiero  assillante,  ma nessuna di queste dimensioni si manifesta da sola; mentre si ha un pensiero c’è nello stesso momento un’emozione corrispondente,  tensioni muscolari corrispondenti con le proprie sensazioni e azioni corrispondenti.  
Come state ora? 
La nebbia si è diradata?  
Datevi del tempo e procediamo con il seguente argomento. "

Elisabetta Paparoni

(tratto dal libro "Per una sana relazione tra figli e genitori separti" BookSprintEdizioni  da pag49-52)

venerdì 20 dicembre 2013

Buone Festività!



Buone Feste a tutti voi!
un Felice Natale e un Buon Anno 2014
carico di buone intenzione, speranza e Fiducia in Ciò Che resta fuori dal nostro controllo.
La consapevolezza crescente che siamo sempre bambini da accudire, proteggere ed amare
e c'è Chi fa tutto questo solamente se abbiamo il coraggio di lasciarglielo fare.

Meritiamo la leggerezza dei bambini che sono presi per mano e guidati nel flusso della vita,
non più la nostra presunzione a guidare e a portare la vita,
ma farsi portare...
lasciarsi educare...
permettersi di essere pervasi dall'Amore Puro, l'unica veste degna di Ciò Che siamo!!!

giovedì 21 novembre 2013

Coppia come Crescita

Ben trovati!

Esporrò in modo sintetico il materiale  dell' ultima conferenza.

Cosa vuol dire la relazione di coppia come crescita personale?

Vuol dire, che ne dici di "utilizzare" l'esperienza col tuo partner per evolvere e sciogliere degli schemi che ti impediscono di crescere e di avere una visione più ampia della vita e di te stesso?

E' possibile definire l'amore di coppia?
A mio avviso il significato dell' "Amore" non si può racchiudere in contenitori come le parole, non si può descrivere l'infinito con il finito. L'Amore è un'esperienza collegata ad altri stati d'animo quali la pace, la gioia, la libertà.
L'amore di coppia lo possiamo definire con la parola scambio, relazione.
Quali sono le condizioni perché avvenga tale scambio?

- Equilibrio tra dare e ricevere: mentre uno da, l'altro ricevere, se il dare è autentico e non nasconde delle aspettative allora sarà nutriente per entrambi, e se entrambe i partner sono presi dal dare , a loro volta riceveranno allo stesso tempo. Non ci sarà nessuno sprovvisto. Se al contrario c'è un partner che offre troppe energie in qualche modo sostituisce le funzioni dell'altro rimanendo depauperato e svuotato. Entrambe le polarità devono essere visitate ed abitate da tutte e due le parti.

- Accettare la diversità che rappresenta l'altro e che non è come vorremmo
- Ci sono due sé individuati
- Rispetto dei confini
- Apertura al sociale
- Libertà di promuovere se stessi
- Disponibilità a rischiare, di accettare anche dei "no" ad una richiesta

Osho dice: " L'amore nella sua forma più pura è una condivisione di gioia. Non chiede nulla in cambio, non ci si aspetta nulla; come ci si potrebbe sentire feriti? "

Tutto questo ci permette di affermare che tale scambio non è:

- Fusione
- Annientarsi 
- Sacrificarsi per l'altro
- Predomino
- Possedere/ottenere
- Vincolo
- Relazione speciale

Una relazione ha inizio quando ci sono delle risonanze nel bene e nel male. Cosa vuol dire?
Qui la Natura è maestra e ci insegna che il simile va col simile, e cioè due persone si incontrano in quanto vengono agganciate dalla corrispondenza di convinzioni, valori, punti di vista, ed in particolare stati emotivi profondi di cui non necessariamente si è consapevoli. Ad esempio nel gioco della vittima e del colpevole, tra chi vuole dominare e tra chi si fa dominare ci può essere la condivisione di una paura in comune che può essere quella dell'abbandono o del sentirsi rifiutati, solamente che non si è consapevoli, finché naturalmente entrambe i partner non decidano di fare un percorso personale o di coppia.
In particolare come occasione di crescita, il conflitto può essere un'ottima esperienza, ove lì cozzano aspetti che in qualche modo si richiamano o si agganciano.

Le cause che possono influire su un conflitto riguardano sia temi strettamente personali, sia luoghi comuni che sono collettivamente condivisi, quali:

- Se è geloso/a vuol dire che mi ama
- Deve essere per tutta la vita
- Devi trovare la persona giusta/perfetta
- Compiacere l'altro in tutti i suoi bisogni
- La passione riguarda solo gli inizi di una storia d'amore
- Stabilità affettiva= assenza di conflitto o incapacità di separarsi

Tutto questo materiale può aggravare la gestione di un conflitto soprattutto quando nella comunicazione   cosa si fa?:

-  Cambiare discorso
- Accusare
- Giudicare
- Bisogno di avere ragione
- Aggredire
- Tornare su episodi passati
- Non ascoltare
- Avere la presunzione di conoscere in anticipo i comportamenti dell' altro
- Reprimere le emozioni
- Tenere nascosti pensieri e sentimenti
- Aspettative di essere compresi senza comunicarne il bisogno
- Usare termini generalizzanti (mai...sempre...nessuno...tutti...)

Mentre leggete questo può essere utile chiedersi:

  •  Come vivo il conflitto col mio partner? 
  • Sono soddisfatto come esprimo e gestisco la mia rabbia?
  • Cosa sono disposto a cambiare nella mia modalità comunicativa, sempre che sono aperto a riconoscere il bisogno di cambiare?
  • Sono disposto ad assumermi la responsabilità al 100% come se tutto dipendesse da me, e da ciò che ancora in me non ho modificato?
  • Come immagino un conflitto ideale? 
  • Posso pensare che ogni conflitto sarebbe un' occasione per imparare qualcosa di nuovo, non sull'altro ma su di me? 
  • Quanto il mio orgoglio e la mia presunzione mi bloccano in tutto questo da 0 a 10?

Come sarebbe possibile cominciare a gestire un conflitto in modo maturo?
Innanzitutto stabilire insieme in un momento di calma, cosa mi piace e cosa non mi piace che accadesse, cosa accetto e cosa non accetto di me e dell'altro?
Come vogliamo comunicare? 
Occhi negli occhi, ecco la modalità più consona come le scienze psicoterapiche affermano. Parlare di sé, di come ci si sente in quel preciso momento, assumersi la responsabilità di ciò che si prova, rimanere centrati nel presente nella situazione attuale, aspettare il proprio turno dopo che l'altro avrà terminato di parlare per lo stesso tempo in cui parlerà l'altro, evitare di parlare di situazioni passate o di spostare l'attenzione su terze persone non presenti.
Per concludere scambiarsi i feedback, le impressioni che riguardano la meta-comunicazione, e cioè come è stato gestire il conflitto in questo modo? Dove siamo cambiati?

Questa parte riguarda la gestione del conflitto, e se volessimo un attimo andare più in profondità?
In profondità significa decidere di lavora sulle proprie risonanze che hanno fatto scattare quella re-azione !
Quale corda dell'ego è stata toccata? Sappiate che è l'ego che si arrabbia, è lui che ha paura ed è insicuro e non la nostra vera Essenza fatta di solo Amore Puro.

 I più coraggiosi ed onesti con se stessi metteranno da parte l'ego e andranno a visitare i propri scantinati per trovare quale paura o convinzione è stata stuzzicata.

Se c'è un aspetto del partner che non sopporto e faccio fatica ad accettare, se fosse anche mio, se appartenesse anche a me e che rifiuto attraverso di lui?
Ci avete mai pensato? Basta fare una prova:
Quell'aspetto dell'altro mi fa rabbia, la rabbia o tristezza ecc. è una re-azione, una spia, un allarme che mi indica la strada per cui potrei aggiustare ciò che in me non fluisce e non funziona bene. Magari dentro di me c'è un aspetto contrario, o comunque qualcosa che faccio fatica a riconoscere e accettare e così lo rifiuto.

Più sono disposto a considerare l'altro come uno specchio, più entro in contatto profondo con me stesso, più mi conosco più mi amo, più mi conosco più sono in grado di amare l'altro.  
Rimanere in ascolto senza giudicare è già un grande salto di qualità, abbracciare questo approccio ogni volta si presentano le difficoltà vuol dire aver deciso di rendere la propria vita meravigliosa, vuol dire aver deciso di DONARE AMORE e non veleno, non solo per sé ma anche per il mondo!


















venerdì 27 settembre 2013

Più attacco, più mi difendo!





Come stiamo quando dentro avvertiamo un fuoco o un vulcano in eruzione?

Male... male.... malissimo!!!!

E pensare che molte persone ci convivono con questa rabbia esplosiva, mettendola in tutto quello che fanno e che dicono, oramai parte integrante della loro identità, inconsapevoli di poter arrestare questo fiume in tempesta dal quale si fanno trascinare.

Ebbene, sembra alquanto difficile gestirsi in quei momenti ove  sentiamo come se il nostro potere fosse completamente riposto nelle mani di un'emozione che ci porta a destra e a sinistra contro il nostro volere. 
Nel linguaggio della Gestalt si parla di sana aggressività intesa come forza vitale, energia, carburante del motore della vita.
Mentre spesse volte il termine aggressività assume l'accezione negativa di violenza, odio, attacco, qualcosa dalla quale è necessario difendersi.

Qui parleremo della dinamica attacco (rabbia)-difesa che in parte ho accennato in post precedenti, ma che sento la necessità di starci ancora come a rivederla in modo più approfondito poiché sperimentata diverse volte sul mio corpo.

Sembra un paradosso credere di attirarci tutte quelle situazioni in cui ci  sentiamo inadeguati, accusati, giudicati e derisi. Sembra impossibile non attaccare l'altro per quello ci ha combinato, e magari mentalmente gridargli addosso tutti gli insulti possibili e immaginabili... Si nella mente possiamo conciare per le feste tutti coloro che giudichiamo come nostri giudici o accusatori o rompi-scatole. 

Solo nella mente però.... si, sarebbe meglio così! Finché non ci si da il tempo per imparare ad essere assertivi...

E se una vocina interna ci dicesse: - Guarda che tutti quelli che non sopporti, sei sempre tu, sono tutti figuranti interni che metti in scena sul palcoscenico della tua vita!!!- hr...hr...hr...
che rabbia.... -No, non è vero!- Ribattiamo spesso...

Sembra così netto e grande il confine tra il mondo interno (mentale) e quello esterno!
 Invece un confine non c'è, in verità non c'è, ci piace crederlo per non assumerci al 100% tutte le nostre responsabilità. Tuttavia se veramente ci impegniamo a proseguire su questo sentiero noteremo che al cambio di un  pensiero e stato d'animo, cambia all'istante anche il "fuori" e non è perché lo dicono molti guru della crescita personale,  ma perché questa è esperienza!

Tutti i giudici e gli accusatori della mia vita mi confermano tutte le false idee che ho su me stesso e a cui presto ancora fedeltà.
Queste idee mi hanno insegnato ad attaccare, a riversare sugli altri le frustrazioni, a fare pensieri malevoli come a prevenire l'altro o comunque esaltare gli aspetti negativi dell'altro in modo che la mia difesa non fosse impreparata, talmente forte è la paura dell'attacco. 

Oppure sono bravo ad incassare colpi, a sacrificarmi, ad evitare il conflitto... ma devo sapere che se non attacco verbalmente l'altro, dando così un' immagine di passività nel modo di relazionarmi, andrò sicuramente a mia volta ad attaccare uno che credo sia più debole di me, o se non ci dovesse essere, attaccherò il mio corpo, un organo deputato a rappresentare il mio dramma interno.

E  questo perché magari questi fatti hanno la funzione di farmi sentire che sono forte? o tanto buono?  
Che vantaggi mi porta nella vita l'attaccare, sentirmi attaccato o difendermi?

Attacco e difesa; due facce della stessa medaglia, se c'è l'uno c'è l'altro, ma l'attacco in fondo è una difesa, perché si attacca solo nella paura, si attacca perché si ha paura che l'altro lo faccia per primo e ci si difende perché si crede nell'esistenza dell'attacco.... la cosa interessante è che come inizio a mettere il primo mattone del mio muro (interno) di difesa, dall'altra parte del muro si comincia a mettere insieme i primi pezzi dell'arma che sarà destinata a  colpirmi. Si costruiscono insieme, inizia uno perché inizia l'altro... si disfa uno, si disfa l'altro. 

Un'altra cosa meravigliosa è che quando avrò imparato ad essere assertivo, fermo ed autorevole, non mi capiteranno più quelle situazioni, perché da ogni poro della mia pelle trasuderà il pensiero... io mi amo...io sono di valore...vedo solo amore... Ovunque andrai porterai luce... e dove sarà allora l'oscurità?

A noi la scelta su che cosa fare!
Un detto orientale fa pressapoco così: - Tante mandate dai al tuo portone di casa, tanti ladri ti aspetti!-


Il funzionamento è questo.... è la mente che fa tutto questo, perché la mente crea... ma le vere creazioni sono solo fatte d'Amore, dunque come riportare Amore dove c'è guerra interiore?

Riconoscere che sono artefice di tutto ciò che si muove intorno e magari permettermi di  iniziare ad osservare un certo tipo di percorso come questi seguenti punti possono suggerire...:

1)Innanzitutto, Non fuggire la tua rabbia! (sfogala con degli esercizi )

2) Accettati come sei ora, consapevole di ciò che è ok, degli aspetti da migliorare, e ciò che non ti piace di te Ora!

3) Abbi il coraggio di affrontare ciò che non ti piace vedere e che hai fuggito da una vita!

4) Elabora quella paura, quel pensiero, che sta ancora più sotto di dove si trova la tua rabbia!

5) Stai con ciò che è emerso... semplicemente stai....Fai agire la consapevolezza...

6) Osserva bene i vantaggi che hai ricavati da quelle dinamiche di fondo, e le rinunce, ciò  che hai perso sposando quel tipo di comportamento e pensiero...

7)Lascia andare ciò che non ti appartiene più... 

8)Scegli di nuovo cosa vuoi veramente!

Anche se a volte ci accorgiamo che è meno faticoso continuare a stare male, e che siamo abituati a stare male, invece che  interrompere il processo disfunzionale dell'attacco-rabbia/difesa, il momento presente e l'occasione per guarire c'è sempre, fino all'ultimo respiro. 
L'Ora, l'Adesso c'è sempre, sempre la Vita ci da l'opportunità per ri-cominciare, ri-partire, ri-perdonare, ri-perdonarci di nuovo, sempre e comunque io mi senta in questo momento.